MoneyFarm, opinioni 2016 con recensioni e commenti sulla mia esperienza di investimento e risparmiatore in ETF

Quello che segue è il rendiconto della mia esperienza con MoneyFarm dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016…
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Cliente MoneyFarm da metà 2015, leggi qui la mia esperienza, continuo a riproporre il percorso storico del rendimento del mio portafoglio anche per il 2016, con informazioni, grafici e le mie impressioni unite ai commenti di coloro che mi leggono per curiosità, di utenti che desiderano affidarsi a MoneyFarm per i loro investimenti e di chi è già cliente e trova interessante condividere il rendimento del proprio portafoglio.

Sono entrato in MoneyFarm il 13 giugno 2015 investendo una limitata somma di denaro per testare la validità del servizio e sperare in dei rendimenti superiori a quelli bassi, ma parzialmente sicuri, di conti deposito oppure buoni postali.

Mi sono dato un arco temporale di 5 anni decorso il quale sarò in grado di tirare le somme e verificare se, in effetti, l’investimento sia stato redditizio oppure no.

Ma che cos’è MoneyFarm?
Se lo sai già salta queste poche righe, se invece non sai di che cosa stiamo parlando ti consiglio di leggere l’introduzione al mio articolo del 2015 su MoneyFarm dove, oltre a fornire i dettagli sullo storico dei rendimenti, a riportare le principali comunicazioni dell’azienda e ribilanciamenti del portafoglio, descrivo in maniera molto sintetica i servizi da questa offerti.

Vuoi diventare cliente e ridurre i costi di commissione a MoneyFarm?
Se vuoi scoprire, senza impegno iniziale, come funziona Moneyfarm e accedere al pannello di controllo per creare un conto demo, leggi subito il mio articolo per effettuare la registrazione passo per passo.
Se vuoi procedere alla sottoscrizione del servizio Moneyfarm, dopo esserti iscritto e aver finalizzato la procedura, e risparmiare il costo del servizio approfitta del Codice Amico che puoi trovare con tutte le informazioni in questo articolo.

Il 2015 si è chiuso, per me, con una perdita del 5,0% e 3 ribilanciamenti da parte di MoneyFarm per tamponare le difficoltà dovute a variazioni significative delle condizioni di mercato e principalmente per gestire meglio il rischio e cogliere opportunità di lungo periodo.

Il 2016 non si è aperto, ahimè, nel modo sperato con un altro ulteriore ribasso dovuto al crollo delle borse cinesi a causa della nuova conferma della frenata dell’economia del Dragone e dai timori sullo scenario mediorientale per le tensioni Iran-Arabia Saudita.

L’asset allocation del mio portafoglio è così composto:
MoneyFarm2016-01-04 Asset Allocation

MoneyFarm2016-01-04 Composizione

STRUMENTI e CODICI ISIN
Bond Governativi 1-3 Anni in Euro LU0290356871
Bond Governativi Italiani 1-3 Anni FR0011313741
Bond Governativi 3-5 Anni in Euro LU0290356954
Bond Societari in Euro con Copertura Rischio di Tasso IE00B6X2VY59
Bond Governativi Paesi Emergenti in Valuta Locale IE00B5M4WH52
Bond Societari High Yield in Dollari Statunitensi IE00BCRY6003
Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro LU0290358224
Azionario Europa (MSCI Europe) FR0010261198
Azionario Giappone (Topix) FR0010245514
Azionario Globale (S&P Global Dividend) IE00B9CQXS71
Azionario USA (S&P 500) IE00B5BMR087
Azionario Paesi Emergenti (MSCI Emerging Markets) LU0292107645
Materie Prime Globali con Copertura Tasso di Cambio IE00B58HMN42

RAPPORTO RENDIMENTO PORTAFOGLIO
2016-01-05 -5,8%
L’analisi è nella premessa al nuovo post, ovvero la situazione in Cina, le tensioni in Medio Oriente, il petrolio che continua la sua discesa…

2016-01-12 -7,1%
… discesa che continua e che mi porta a toccare il nuovo record negativo da quando sono diventato cliente MoneyFarm ed ho iniziato a monitorare i rendimenti ottenuti.

2016-01-18 -8,2%
Nella mia risposta di ieri all’intervento di Lorenzo sul “mantenere la calma” in una situazione di alta volatilità come quella attuale, facevo riferimento all’intenzione di contattare MoneyFarm per avere un commento da parte loro in merito a questo progressivo deterioramento dello scenario economico.
Nel pomeriggio, come per magia, l’Asset Allocation Team mi ha scritto al fine di aggiornare sulla nostra strategia di investimento e sulle modifiche di ribilanciamento varate dal Comitato di Investimento che verranno comunicate il 20 gennaio.
Sintetizzando, MoneyFarm consiglia i propri clienti di concentrarsi sull’obiettivo prefissato e considerare, dove possibile, la corrente volatilità di mercato come un’opportunità per incrementare cautamente l’esposizione in un piano d’investimento a medio termine.
Il concetto è corretto, altre volte ho sfruttato le turbolenze del mercato per incrementare le posizioni e prendere il vantaggio nei periodi di rialzo.
Per MoneyFarm, così come in alcune comunicazioni passate, l’attuale volatilità è in controtendenza con la situazione dell’economia reale e l’attuale fase di mercato è da identificare come un trend di breve periodo causato dalle tensioni geopolitiche, dal difficile equilibrio tra domanda e offerta nel mercato delle materie prime e dal nervosismo dei mercati riguardo la divergenza delle politiche monetarie delle banche centrali.

2016-01-20 -8,6%
Le turbolenze continuano ad investire tutte le borse, il rendimento è sempre più negativo e, come promesso, MoneyFarm mi invita a seguire la nuova strategia per il portafoglio.

2016-01-20-ribilanciamentoMF

Il ribilanciamento di inizio anno consiste nella riduzione delle obbligazioni governative europee a breve e l’acquisto di obbligazioni dello Stato italiano a più lunga scadenza per maggior rendimento e grazie al supporto della banca centrale europea. Inoltre eliminiamo l’esposizione alla parte obbligazionaria legata ai Mercati Emergenti, date le non positive prospettive legate a quell’area geografica, sia dal punto di vista valutario sia obbligazionario. Abbiamo invece aumentato l’allocazione in bond ad alto rendimento sulla base di valutazioni fondamentali interessanti. In ultimo si è deciso di eliminare il rischio di cambio euro/yen nell’investimento azionario nipponico per decisione tattica. Abbiamo comprato gli ETF “Bond Governativi Italiani 10 Anni” e “Bond Societari High Yield Globale”. Abbiamo finanziato gli acquisiti vendendo gli ETF “Bond Governativi 3-5 Anni Euro” e “Bond Governativi Paesi Emergenti in Valuta Locale”. Inoltre abbiamo eliminato il rischio cambio euro/yen nell’investimento azionario comprando l’ETF “Azionario Giappone (Topix) con Copertura Tasso di Cambio” e vendendo l’ETF “Azionario Giappone (Topix)”.

Concordo con l’analisi di MoneyFarm ed approvo il ribilanciamento.
2016-01-20-ribilanciamentoMF-inviato

2016-02-09 -8,9%
Di nuovo al minimo storico con i mercati che non reggono.L’azionariato, in particolare, tocca punte di quasi il -30% con DB X-TRACKERS MSCI EMERG MKTS UCITS ETF (Isin: LU0292107645) per i paesi emergenti e con UBS CMCI COMP SF UCITS ETF EUR HED A-ACC (Isin: IE00B58HMN42) per le materie prime ed il real estate.

2016-02-24 -7,7%
2 settimane altalenanti con valori non troppo distanti dai minimi.
Le cause sono sempre le stesse, le banche ed il petrolio con l’Iran che sembra definitivamente non essere attratto dal patto di Doha sul congelamento dell’offerta di petrolio, da parte dei principali produttori mondiali di greggio (Arabia Saudita, Russia, Qatar e Venezuela), per sostenere i prezzi dell’oro nero arrestandone il crollo.

2016-03-04 -5,9%
Recuperati due punti percentuali in 9 gg ed una situazione che “sembra” iniziare a stabilizzarsi anche se rimangono all’orizzonte le solite nuvole (banche, recessione, petrolio, mercati emergenti che non sono più tanto emergenti) oltre al Brexit e le incognite che ci accompagneranno fino al voto del prossimo giugno.

2016-03-23 -5,5%
Situazione poco mossa, recuperato un altro 0,4% anche se immaginavo che il rimbalzo potesse essere più cospicuo. Due settimane caratterizzate dalla “ripresa” del petrolio, le incertezze sulle banche e sui matrimoni da compiere e, purtroppo, dall’attentato terroristico di ieri a Bruxelles che non sembra avere impattato più di tanto i mercati.

2016-03-30 -5,8%
Secondo ribilanciamento del 2016 dettato dalla fiducia dovuta al rinnovato supporto ai mercati da parte delle varie Banche Centrali (prima fra tutte, la Banca Centrale Europea) porta MoneyFarm ad aumentare l’aggressività della componente obbligazionaria del portafoglio.
2016-01-20-ribilanciamentoMF
Vengono nuovamente acquistate obbligazioni ad alto rendimenti (High Yield) dell’area Euro, riducendo leggermente la parte del portafoglio investita nelle obbligazioni dello Stato Italiano a breve scadenza. L’asset class High Yield è una delle asset class che si è meglio comportata nella fase d’incertezza dei primi mesi dell’anno, e pertanto sembra il modo migliore per ottenere rendimenti maggiori. Inoltre il sostegno della Banca Centrale Europea alle obbligazioni societarie dell’Eurozona offre ulteriore supporto a questa asset class. In ultimo non aumentiamo ancora l’esposizione all’azionario che rimane volatile e di difficile lettura. Abbiamo quindi ridotto l’ETF “Bond Governativi Italiani 1-3 Anni” per incrementare una posizione nell’ETF “Bond Societari High Yield Euro”.
2016-01-20-ribilanciamentoMF-inviato
Si passa, quindi, dal 15,65% al 13,33% dei Bond Governativi Italiani 1-3 Anni mentre si acquistano Bond Societari High Yield Euro per un 2,38% del portafoglio.

2016-04-30 -5,6%
Ho volontariamente allungato i tempi di aggiornamento del post per avere, in maniera più chiara, un’idea di rendimento mensile.
Nell’occasione riporto i dati salienti sul portafoglio P4-C2 nel primo trimestre del 2016, un portafoglio intermedio in termini di rendimento-rischio costruito con una diversificazione globale che prevede l’investimento su tutte le aree geografiche e su 8 asset class di mercato. Il portafoglio è costruito con un’esposizione misurata all’azionario sia sviluppato sia emergente ed un’esposizione obbligazionaria importante che comprende emittenti governativi e
societari. Il portafoglio può prevedere anche un investimento moderato in materie prime
.

L’analisi di MoneyFarm è che durante il primo trimestre del 2016 i mercati finanziari si sono mossi in territorio negativo e con grande volatilità. Protagoniste, ancora una volta, le Banche Centrali, le quali anche in questo trimestre sono state particolarmente attive nell’allentare ulteriormente le politiche monetarie.
La prima è stata la Bank Of Japan che, a fine gennaio, ha fatto molto scalpore
annunciando per la prima volta tassi d’interesse negativi. A seguire la Public Bank of
China ha tagliato per la quinta volta in un anno il coefficiente di riserva obbligatoria
e infine a marzo, la Banca Centrale Europea ha ampliato notevolmente il programma
di allentamento quantitativo. La Federal Reserve ha invece ulteriormente ritardato
la normalizzazione dei tassi d’interesse e, col meeting di marzo, dopo aver rivisto le
stime, ha confermato solo 2 dei 4 rialzi programmati per il 2016. Non sorprende quindi
come tassi sempre più bassi abbiano favorito i bond governativi delle aree sviluppate.
Anche lato obbligazioni societarie, la performance è stata positiva, sia per i bond
con rating più alto che quelli con merito creditizio più basso (high yield), che si sono
rivelati un asset class relativamente stabile se paragonati ad altri asset rischiosi come
le azioni.
Come nell’ultima parte dell’anno scorso, il driver fondamentale per i mercati azionari
è stato il prezzo del petrolio, che per la prima parte del trimestre ha continuato a scendere fin sotto i 27 dollari al barile, il livello più basso da settembre 2003. Un
prezzo molto competitivo e voci circa un possibile accordo tra i Paesi produttori
di petrolio ha poi aiutato a risollevare l’andamento della materia prima, che nella
seconda metà del trimestre ha fatto registrare una performance del 45%, chiudendo
il 31 marzo a 38 dollari al barile, in positivo rispetto all’inizio dell’anno.
Stessa storia per i mercati azionari. Dopo il peggior inizio di anno di sempre, con
tutti i principali indici in profondo rosso (l’S&P500 era arrivato a segnare -10% da
inizio anno, lo Stoxx Europe 600 -16% e il Topix -20%), insieme col rimbalzo del
petrolio anche i listini azionari hanno ripreso a correre. Se l’azionario USA è riuscito
a recuperare le perdite, non si può dire lo stesso per Europa e Giappone, che
chiudono il trimestre rispettivamente a -5% e -10% da inizio anno, sfavorite anche dal
rafforzamento dei tassi di cambio. Interessante notare che, contrariamente all’anno
scorso e fatta eccezione per la Cina, i mercati azionari emergenti stiano continuando
a registrare performance positive.
Anche sul tasso di cambio i movimenti sono stati molto marcati. La sterlina continua a
subire la pressione di un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea sempre
più vicino mentre il dollaro, anche a causa di una prospettiva di tassi alti sempre più
lontana, continua a deprezzarsi pian piano.
Dall’altra parte osserviamo un euro e uno yen che continuano invece ad apprezzarsi,
nonostante politiche monetarie estremamente accomodanti, il che fa sospettare che
gli interventi della Banca Centrale non sortiscano più effetto.
Il portafoglio nel corso del trimestre ha registrato performances leggermente
negative, principalmente per via dell’esposizione azionaria e valutaria.

Nel corso del primo trimestre è stata modificata l’asset allocation per avvicinarsi
ai nuovi Portafogli Strategici. A gennaio l’esposizione ai bond governativi dei
mercati emergenti è stata azzerata, per aumentare l’esposizione ai titoli societari
ad alto rendimento in dollari statunitensi. Parte della posizione in titoli governativi
dell’Eurozona è stata venduta per fare spazio ai titoli di stato italiani a 10 anni,
allungando così la duration del portafoglio. La posizione nel Topix è stata venduta per
comprare l’ETF sempre sul Topix ma con copertura dal tasso di cambio.
A marzo, è stata ridotta la posizione nei titoli di stato italiani a breve, per acquistare
titoli societari ad alto rendimento denominati in Euro.
Attualmente il portafoglio rimane prevalentemente esposto sull’area Euro e detiene
posizioni in valuta estera tramite i bond societari high yield in dollari statunitensi e i
vari ETF sull’azionario dei Paesi sviluppati (S&P500 e S&P Global Dividend) e azionari
dei Paesi emergenti (MSCI Emerging Markets) per un peso complessivo di circa il 24%.
L’ETF sulle materie prime che pesa all’incirca il 2.5% del portafoglio, seppur faccia
riferimento a un indice in dollari, incorpora anche una protezione dai movimenti del
tasso di cambio, pertanto non contribuisce ad aumentare l’esposizione valutaria.
Analogo ragionamento per l’ETF sul Topix, coperto dal rischio legato al tasso di
cambio.

2016-04-31 -4,5%
Un punticino guadagnato dopo le sofferenze degli scorsi mesi…

2016-05-31 -5,2%
Il referendum sulla Brexit si avvicina, i mercati sono nervosi e si accumulano nuove perdite dovute alle tensioni ed ai sondaggi…
MoneyFarm - 2016-06-14- Ordini in attesa
MoneyFarm reputa che l’andamento dei mercati negli ultimi due mesi ha mostrato una forte stabilità rispetto all’eccessivo nervosismo d’inizio anno. Questo si è tradotto in una riduzione della volatilità su tutti i mercati (sia azionari che obbligazionari) che permette oggi di incrementare le posizioni più aggressive dei portafogli, per ritornare ai livelli strategici di allocazione. Nell’attuale contesto di tassi zero, uno dei temi predominanti tra gli investitori rimane la ricerca di rendimento, che sta premiando le azioni con i dividendi più alti e le obbligazioni ad alto rendimento. La tematica del “dividendo” (sia obbligazionario che azionario), per MoneyFarm, è destinata a rimanere un tema cruciale anche per i prossimi mesi viste le fonti di incertezza attuali (Brexit, rialzo tasso FED, materie prime volatili). Abbiamo quindi venduto per intero l’ETF “Bond Governativi 3-5 Anni in Euro” per aumentare la posizione nell’ETF “Azionario Globale (S&P Global Dividend)”, specializzato in società ad alto dividendo.

MoneyFarm - 2016-06-14 - Ribilanciamento dettagli

Aderisco al ribilanciamento proposto!

2016-06-30 – 4,6%
Dall’inferno delle banche e del Brexit ad un cauto ed ottimistico ritorno alla realtà; non ci siamo di sicuro annoiati a (fine) giugno con il voto a sorpresa che ha sancito l’uscita dalla UE del Regno Unito con il conseguente crollo di tutte le borse mondiali fino alla piccola ripresa finale anche grazie al via libera della Ue allo scudo per le banche italiane da 150 miliardi che sembra poter dare un po’ di tranquillità al sistema…

2016-07-14 – 2,4%
Aggiornamento di metà luglio per fare il punto della situazione sul l’andamento del portafoglio nel secondo trimestre dell’anno.
Dopo gli scossoni di inizio anno, il secondo trimestre del 2016 è stato caratterizzato da una volatilità molto contenuta. Per la maggior parte del periodo (almeno fino alla seconda settimana di giugno quando i sondaggi hanno iniziato a dare per favorita l’eventualità di un’uscita della Gran Bretagna dall’Eurozona), i principali indici azionari hanno scambiato in un intervallo limitato di valori.
Analogamente il VIX, l’indice che misura la volatilità implicita delle borse USA, ha mostrato un andamento sottotono per tutto il trimestre, per poi tornare ai livelli di febbraio in
concomitanza del referendum.
Questa prima fase di “calma piatta” è attribuibile soprattutto all’azione delle Banche Centrali.
La FED, dopo aver rimandato il rialzo a marzo, è rimasta ferma anche a giugno. Il corso degli eventi è stato però diverso da quanto prospettato dai policy maker statunitensi; dati sul mercato del lavoro non brillanti hanno infatti abbassato di molto le probabilità di un rialzo per tutto l’anno in corso.
Normalizzazione rimandata.
La BCE, invece, ha iniziato a implementare il programma di acquisto dei titoli societari, senza però riuscire ad abbassare il rendimento a scadenza delle obbligazioni corporate, visto che ormai anch’esso rasenta lo zero.
Con l’avvicinarsi del referendum sulla Brexit l’avversione al rischio è tornata a salire e con essa la volatilità.
Da febbraio, quando il referendum è stato annunciato, a parte brevi periodi, i mercati hanno sempre prezzato una probabilità di Brexit molto bassa. Solo con l’inizio di giugno ci si è resi conto del fatto che i risultati dei sondaggi suggerivano il contrario.
L’umore è poi cambiato nuovamente ad una settimana del referendum, in seguito all’omicidio per motivi politici della parlamentare Labourista Jo Cox, forte sostenitrice della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea. Sull’onda di quotazioni sempre più alte, i mercati hanno iniziato a scommettere fortemente contro uno scenario Brexit. Per poi realizzare, la mattina del 24 giugno, di aver sbagliato.
Per quanto riguarda gli indici, lo S&P 500 chiude il trimestre in positivo, così come il FTSE 100 che, aiutato da una sterlina che in pochi giorni ha perso il 10%, in valuta locale chiude
il semestre a +6.55% (+1% in euro).
Le sofferenze maggiori sono state riservate al Giappone (-7.4%) e all’Eurozona (-2.00%), il primo a causa dello Yen e del suo status di valuta rifugio e la seconda per i timori di contagio economico e politico.
Anche i mercati emergenti hanno sofferto. Dopo un primo rialzo hanno iniziato a perdere terreno, soprattutto a causa dei movimenti valutari. Il petrolio, fattore guida principale per quei mercati, ha superato i 50$/barile, toccando i livelli più alti dal luglio del 2015.
Il 3 giugno si è svolto il meeting dell’OPEC (l’associazione che riunisce i maggiori paesi esportatori di petrolio) che ha ribadito come l’offerta sia ancora lontana dallo stabilizzarsi.
Due le tematiche vincenti di questo trimestre. I cosiddetti porti sicuri, vale a dire oro, Bund tedeschi e Treasury Bills, che hanno continuato a guadagnare sulla scia di tassi d’interesse sempre più bassi e dell’incertezza derivante dal Brexit. Sul fronte delle asset class, continuano invece a tenere quegli strumenti in grado di garantire un reddito più elevato, come le obbligazioni ad alto rendimento e le società con i dividendi più alti.
Il portafoglio ha registrato nel secondo trimestre una performance positiva, che ha permesso di ritornare in positivo anche dall’inizio dell’anno. Nonostante la Brexit e il peggior inizio anno della storia dei mercati finanziari, una buona diversificazione a livello geografico, di asset class e di valute ha permesso di attutire i diversi shock e accrescere il capitale.

2016-07-31 – 2,6%
Rendimenti poco mossi dal precedente aggiornamento…

2016-08-31 – 2,5%
Leggere sopra…

2016-09-12 – 2,6%
Arriva il nuovo ribilanciamento in previsione del susseguirsi, nei prossimi mesi, di diversi eventi di rilievo, in particolare per l’Eurozona. Il Referendum costituzionale italiano rappresenta, a nostro avviso, uno dei maggiori rischi politici da tenere in considerazione. Nell’attuale contesto di incertezza, infatti, se i cittadini italiani non dovessero approvare la riforma costituzionale, potremmo avere una fase di instabilità sulla scena politica e, di conseguenza, economica in Italia.
Per queste ragioni, con questo ribilanciamento è stato preferito diversificare maggiormente a livello geografico l’esposizione nel comparto obbligazionario pur mantenendo un profilo di rischio rendimento pressoché invariato.
Per cercare quindi di ridurre il più possibile il rischio specifico legato alle sorti politiche italiane, in questo ribilanciamento è stato venduto l’ETF “Bond Governativi Italiani 1-3 Anni” per comprare l’ETF “Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers)”. Inoltre, l’ETF “Bond Governativi Italiani 10 Anni” è stato venduto per comprare “Bond Governativi Globali con Copertura Tasso di Cambio”. L’esposizione valutaria, la scadenza media ponderata e il rendimento a scadenza dei portafogli rimangono pressoché invariati, ma l’esposizione geografica risulta più diversificata.

Concordo, purtroppo, con l’analisi di MoneyFarm ed approvo il ribilanciamento…

Si vendono:
Bond Governativi Italiani 1-3 Anni
Bond Governativi Italiani 10 Anni

Si comprano:
Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers)
Bond Governativi Globali con Copertura Tasso di Cambio

2016-09-30 – 2,6%
Che dire, da metà luglio l’oscillazione del rendimento non è salita/diminuita di un punto percentuale…

2016-10-19 – 2,1%
Nuovo sito e nuovo logo per MoneyFarm e nuovo report trimestrale (3°-2016) nel quale si evidenzia la breve volatilità osservata sui mercati finanziari nelle prime giornate del mese di luglio dopo la vittoria della Brexit ed i successivi due mesi di sostanziale calma piatta sui mercati.
Le Banche Centrali hanno segnalato di non voler ampliare i programmi di Quantitative Easing né di spingere ancora più in basso i tassi d’interesse, così a settembre è tornata a farsi sentire la volatilità.
Gli investitori attivi si erano posizionati in modo particolarmente aggressivo, ricorrendo
anche alla leva finanziaria ed è bastato quindi un piccolo incremento della volatilità per
generare le oscillazioni che stiamo vedendo ora.
In termini di performance, l’azionario globale (MSCI World) è salito del 5% nel terzo
trimestre. Europa (MSCI Europe) e Giappone (MSCI Japan) rispettivamente del 7.25% e del
4.23%, in valuta locale; l’S&P 500 del 3.85%.
Negli ultimi tre mesi i mercati emergenti (MSCI Emerging Markets) hanno continuato a
fare bene (+9.15% nel terzo trimestre) così come anche il mercato obbligazionario, con
i bond governativi globali (Bloomberg Barclays Global Sovereign) cresciuti del 2.2% e le
obbligazioni societarie (Bloomberg Barclays Global Corporate) dell’1.9%. Sostanzialmente
invariato invece il petrolio.
I prossimi mesi rimangono un’incognita.
A settembre la Bank of Japan ha cambiato leggermente il paradigma della politica monetaria, spostando il focus più sul controllo della curva dei tassi d’interesse, rimanendo comunque estremamente dedita al raggiungimento del target d’inflazione. La Federal Reserve ha posticipato ulteriormente il rialzo, anche se il comitato esecutivo è stato più diviso del solito.
Il referendum italiano si avvicina e il premier britannico ha annunciato che probabilmente alla fine del prossimo trimestre avvierà ufficialmente i negoziati per portare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea; a novembre avremo anche le elezioni presidenziali USA.
Quello di cui possiamo essere sicuri è che la bassa volatilità di luglio e agosto è stata
un’anomalia temporanea, e nei prossimi mesi sarà importante mantenere una buona
diversificazione ed essere pronti a fronteggiare le eventuali situazioni di debolezza per
comprare…

2016-10-28 – 2,16%
Ho ricevuto da Adriano, nei commenti, la notizia che Moneyfarm non lavora più con Banca Sella per la nuova clientela.
Volendo investigare ho scritto a MF questa email:

Buonasera,
mi sono giunte voci che avete cessato il rapporto con Banca Sella e che il denaro per gli investimenti affluisce in un fondo direttamente intestato a Money Farm.
Vorrei sapere se tali informazioni corrispondano al vero e, se confermato, che cosa cambia per i clienti attuali che hanno un deposito con Banca Sella?
Cordiali saluti,
Lorenzo Tomada

La risposta di MoneyFarm

Buongiorno,
premetto che per i clienti in essere ad oggi non cambierà nulla, continueranno ad avere un servizio in regime amministrato con conto titoli in Banca Sella.
I nuovi clienti depositano la liquidità presso una banca depositaria in Regno Unito su un conto intestato a MFM Investment Ltd. Sarà poi MFM ad allocare la liquidità corrispettiva a ciascun cliente. Il cliente quindi effettua i bonifici verso un conto transitorio intestato a Moneyfarm (presso Banca Sella- depositaria del conto), il cliente poi sarà sempre beneficiario finale.
I vecchi clienti avranno la possibilità di trasferire la posizione da Banca Sella alla nuova banca.
Infine, per ora MFM offre solo i servizi di RTO e consulenza in regime amministrato, a breve sarà disponibile anche il servizio di gestione patrimoniale
.

2016-11-09 – 2,94%
Giornata shock per i mercati con l’elezione di Trump a 45° Presidente USA.
Crollano le borse asiatiche, le europee in terreno ampiamente negativo e tra meno di un mese abbiamo il referendum costituzionale; è palese che il NO non sarà ben visto dai mercati e che la mancata approvazione della riforma potrebbe aprirci ulteriori scenari negativi… o almeno è quello che percepisco io.
Anche Moneyfarm non è insensibile alla situazione, inaspettata, che si è delineata questa mattina.
Alle 12:30 mi scrive quanto segue:
Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America dopo un’incredibile battaglia elettorale.
L’esito inaspettato ha sorpreso la maggior parte degli operatori di mercato, causando una significativa volatilità su tutti i listini mondiali, del tutto prevedibile in questi casi.
I portafogli Moneyfarm sono ben posizionati per gestire la volatilità che potrebbe aumentare a seguito dell’esito delle elezioni. La nostra filosofia d’investimento si basa sul costruire dei portafogli in grado di sopportare periodi di incertezza e specifici eventi per massimizzare le probabilità di crescita nel lungo periodo.
L’asset allocation del Portafoglio inoltre, è relativamente conservativa, con un significativa riduzione della componente azionaria rispetto all’asset allocation strategica.
Nonostante il monitoraggio dei mercati finanziari e dei portafogli sia costante e continuo, manteniamo comunque un’attenzione particolare sullo sviluppo della politica americana per valutare possibili ribilanciamenti o opportunità tattiche per i portafogli nei prossimi mesi.

2016-11-10 – 2,73%
Lo shock Trump sembra essere già stato assorbito dai mercati che al termine della giornata di ieri, e fino alle 14:00, hanno mostrato importanti e poderosi segni di ripresa.

2016-11-30 – 1,82%
Consueto aggiornamento mensile prima del Referendum del 4 dicembre, mi auguro che il ribilanciamento del 12 settembre possa avermi messo un po’ al riparo dalle turbolenze che una vittoria del NO sembra, in base al sentiment comune, portarci.
Da una parte e dall’altre vedo troppi catastrofismi, questa riforma me la sono letta tutta ed ho cercato di capire le ragioni del Sì e quelle del No.
La riforma non è quella che avrei desiderato (per me il Senato sarebbe dovuto sparire), può produrre un uomo forte e solo al comando (il motivo del NO dell’Economist) e visto quali sono le alternative populiste, ed incapaci di governare, al momento in Italia non c’è da stare tranquilli…
Pur con il pericolo di cui sopra, voglio avere fiducia e voterò Sì anche perché lo Stato si possa riprendere deleghe di competenze territoriali che creano disparità e tanta burocrazia.
Una riforma che poteva essere migliore, nata dal compromesso Renzi-Berlusconi, ma che è l’unica che può migliorare il nostro apparato statale (… o almeno io la penso così).
In ogni caso, come ha detto Obama dopo l’elezione di Trump:
“Ricordate: non importa che cosa accadrà, il sole domattina sorgerà e l’America sarà ancora il più grande Paese al mondo”.
Tralasciando la grandezza dell’Italia, il 5 dicembre il sole dovrebbe sorgere comunque…

2016-12-31 – 0,46%
Un mese intenso con il referedum che ha visto la vittoria del No con quello che si è voluto far diventare, da entrambe le parti ma principalmente da una…, come un Referendum su Renzi che ha pagato la sconfitta dimettendosi dalla carica rivestita. L’esito, in ogni caso, era scontato e non inatteso come le vittorie della Brexit e di Trump permettendo di non avere scossoni di rilievo anche grazie al ribilanciamento del 12 settembre 2016 quando sono stati venduti tutti i BTP italiani…

L’anno si conclude in recupero dopo essere partiti male ed aver proseguito ancora peggio fino alla metà di febbraio con il crollo degli indici, dal – 5,0% ad un – 0,46% con guadagni molto elevati per coloro che sono entrati all’inizio della ripresa.

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  1. Signori, dopo questi bei crolli immagino che anche il portafoglio moneyfarm faccia un bel salto all’indietro. Qui non si tratta di sparare consulenze alla c…..è che purtroppo i mercati non si prevedono, i fondi che andranno meglio si conoscono solo alla fine, che mago Merlino non esiste….ma soprattutto i costi sono certi, nero su bianco ed i tassi rasenti allo 0. Per questo vi hanno creato gli ETF, i conti deposito ed i titoli di Stato. In base al vostro tempo di permanenza ed alla vostra paura, aggiusterete il tiro fra questi 3 assett, ma poi non mettetevi a fare passaggi forsennati da una parte all’altra, se qualcuno vi dice che vi farà vendere sui massimi e comprare sui minimi beh auguri…:)
    Se vi dicono che hanno il fondo giusto perchè ne hanno 4000 beh la probabilità alta è che vi arriverà uno degli altri 3900 che vanno male…è statistica. Pure Mediobanca lo ha dovuto ammettere. E se proprio avete il terrore, ci sono i buoni postali fruttiferi, da vere formichine…ma sempre validi per i più timorosi. Esempio: 3 anni fa i 3×4 davano intorno al 1.9% annuo netto x 12 anni, potendo togliere i soldi in qualsiasi momento in caso di bisogno ed interessi capitalizzati ogni 3 anni. Poco o molto ma sempre meglio di tanta aria fritta che c’è in giro. Poi un po’ di sano studio, sui forum si imparano tante cose….e non avrete bisogno di nessun private Banker o robot. In my opinion.

  2. “E’ una piaga che ci affligge a causa di decenni di pensioni garantite, “mattone che sale”, rendimenti garantiti, sanità garantita… tutto garantito da uno Stato che alla fine si è scoperto che non ce la poteva fare a garantire tutto indebitandosi all’infinito (ed in bolla immobiliare scoppiata dopo 40 anni).”

    Non c’è la può fare quando le chiavi di casa vengono strappate di mano dai robber barons

  3. Onestamente quello che penso è che MoneyFarm sia da una parte “l’evoluzione dei tempi” e dall’altra una regressione in termini di cultura finanziaria, mi spiego.
    se da un lato l’intuizione del team di MoneyFarm si è dimostrata intelligente e al passo coi tempi, l’utente medio ha visto in questo una sorta di delega alla gestione dei propri risparmi.
    complice un’interfaccia che strizza l’occhio ad applicazioni quali Angry Birds et similia, il pensionato di turno si sente subito al sicuro ad affidare il sudato gruzzoletto alla linea di investimento che meglio si sposa ai suoi obiettivi.
    il problema è uno soltanto…si tratta di portafogli in ETF signori, fondi passivi che replicano l’andamento di un sottostante…non di fondi monetari o PCT…hanno una buona dose di rischio e non vanno presi alla leggera.
    ho seri dubbi riguardo la consapevolezza dell’utente medio nell’affrontare questo tipo di scelte.

    Un saluto, un consulente finanziario.

  4. salve a tutti e complimenti per il lavoro fatto, io sono cliente di MF da oltre 3 anni e mi sono trovato molto bene, con performance finale aggregata oltre il 25% (anche se non posso piu’ controllarla perchè il vecchio contratto è stato chiuso…) . Ho sempre tenuto soldi e titoli sul mio conto/deposito personale, pagavo abbonamento e facevo io le operazioni . Come ho già letto è stato scritto sopra ora in MF hanno cambiato strategia ed è stato già spiegato dove vanno a finire soldi e titoli una volta passati nelle loro mani. I miei dubbi sono gli stessi di Fausto, li ho anche fatti presente agli operatori di MF che mi chiamano per “evolvere” il rapporto in questa nuova forma, loro rassicurano dicendo che investiti in Etf i soldi sono inattaccabili anche in fase di fallimento….ma il dubbio è ovviamente che mi dice che a corto di liquidità o in presenza di problemi non vengano disinvestiti a mia insaputa e poi chi sa dove vanno a finire ??? Dall’altro lato io ho il conto online con Iwbank e dall’anno scorso offrono servizio di consulenza gratuito con un loro consulente personale (che ovviamente andrebbe valutato e serve tempo x questo) e sarei tentato di tenere quanto di buono fatto fin’ora da MF (il portafoglio da loro creato in ETF) e di proseguire a gestirlo con l’aiuto del consulente….che ne dite? grazie e saluti Luca

  5. Ciao Lorenzo e grazie per questo spazio
    Io sono cliente MF soddisfatto. Ho investito a ottobre, con il vecchi sistema di banca sella e mi sebra molto buono, peccato che abbiano intrapreso una nuova strada. Per quanto soddisfatto ho deciso di non mettere li più di un trzo dei miei soldi. Non penso di potermi permettere un consulente privato e indipendente. Nel cercare ho trovato adviseonly.com . Danno consulenza in cambio di un canone di 49 euro annui, operi sul tuo conto le loro indicazioni. Qualcuno li conosce? Li ha provati? o sa di blog su di loro…
    Grazie

  6. sul sito Moneyfarm tra le domande frequenti:
    i miei titoli e la liquidità sono depositati in Italia?
    risposta:
    Gli strumenti finanziari e la liquidità sono depositati in una Banca UE, che risponde alla normativa vigente Markets in Financial Instruments Directive (MiFID) della direttiva del Consiglio Europeo No 2004/39/EC. I titoli sono depositati su Saxo Capital Markets UK Limited, società di investimento britannica, regolata dalla FCA, mentre la liquidità è depositata in Italia su Banca Sella.
    Che garanzia ha l’investitore che l’acquisto e il il deposito siano effettivamente avvenuti? C’è possibilità di verificare?
    D’accordo che c’è Moneyfarm che te lo dice e ti fa l’elenco dei titoli acquistati, ed ha un’ottima reputazione, però si sono verificati diversi casi, anche eclatanti di consulenti finanziari che………………….

  7. Sono d’accordo con Carlo: diffidare sempre da chi afferma di avere la verità in tasca e da chi pensa di essere in grado di prevedere l’andamento di mercato/etf/fondi.

    Circa l’indipendenza, esistono “banche che spingono i propri prodotti” e banche che lasciano scegliere al consulente. Io ho lavorato per una banca del primo tipo ed ora lavoro con una che ha logica diametralmente opposta. Non perché io sia un buon samaritano ma perché il mondo è cambiato ed una banca come quella del primo tipo ha semplicemente i giorni contati.

    Prendiamo ad esempio la classifica del risparmio gestito più distribuiti in Italia
    https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypLU5mV3hwc1lpckk

    Vediamo ora la classifica “di chi è andato meglio:
    https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypNm5TRXItMzBoRXc

    Come può essere che fondi cosi (in media) meno performanti siano così ben venduti? É quello che mi chiedo anche io: É un problema di conflitto di interesse https://www.facebook.com/667281540081392/posts/819471601529051

    Forse la risposta ce l’hanno i venditori citati da Carlo ed i loro clienti, che questi prodotti li comprano 😉

    Tornando aMoneyfarm, questo è un valido servizio di consulenza finanziaria a distanza ma non adatto a chi non conosce il mondo degli investimenti.

    La liquidità invece può essere parcheggiata anche in qualche conto deposito, perché no.

    La liquidità però. Quanto denaro è consigliabile tenere liquido? La risposta corretta è diversa per ciascuno di noi. Con il tempo, troppo denaro liquido genera un rendimento inferiore a quello investito: il mancato guadagno (se eccessivo) è comunque una perdita.

    Un consulente dedicato ha modo di formare e guidare “l’investitore inesperto” lungo un percorso che durerà anni. Chiaro, è fondamentale che quel consulente sia in buona fede, competente e più indipendente possibile nelle sue scelte.

    Sareste tranquilli se le diagnosi e le medicine da prendere vi apparissero su di uno schermo? Tra 10/20 anni molto probabilmente si, o forse già oggi se foste in qualche modo esperti di medicina.

    Ma se il farmaco, prima di risolvere il problema, creasse forti effetti collaterali a voi inspiegabili? Tutti tranquilli? Tutti online?

    Secondo me in panico al telefono a parlare con il medico 😉

  8. Inizio col fare i complimenti a Lorenzo per il lavoro che fa, non è una “sviolinata” ma obiettivamente ha fatto un lavoro notevole…
    La verità è un po’ cruda, ovviamente nessuno ce l’ha in tasca ma esistono alcuni dati oggettivi.
    La consulenza finanziaria fatta dal dipendente di banca, promotore finanziario o private “banquer” (scritto male apposta) è piena di conflitti d’interesse. Dire piena è riduttivo.
    Sono tutti venditori. Inutile venire a dire che fino a quando si è dipendenti si è venditori poi quando si passa con la partita iva, ma sempre sotto il tetto di una società mandante, si diventa improvvisamente “liberi”. Non è vero.
    Ci sono fondi che pagano x ed altri che pagano 2x, altri fondi che pagno 0x….secondo voi cosa vado a consigliare al cliente? Per quanto bravo io sia alla fine del mese devo mangiare.
    Altra storia assurda è il fatto di poter prevedere quali saranno alla fine del periodo i fondi migliori, i famosi 5 stelle…altro mito da sfatare. Ovviamente i promotori finanziari, ora chiamati consulenti ma che sono in realtà venditori, diranno sempre che grazie a corsi di aggiornamento fantastici, sono in grado di sapere in anticipo i migliori e peggiori…altra burla che si va raccontando. Ci tengo a dirlo, credo nella onestà interiore, ma ciò non toglie che venditori alla stregua dei dipendenti rimangono. Tante analisi indipendenti, fatte in ogni parte del mondo, lo dicono: non si puo’ sapere in anticipo quali fondi saranno migliori, per cui l’utilizzo di ETF e fondi passivi va benissimo. Come fanno le società per ovviare a questo problema e far passare il messaggio d’indipendenza dei loro “venditori”? Creano delle belle scatole assicurative, dicendo che ci mettono i fondi migliori ecc ecc…e poi ti mettono un bel costo di gestione che non è mai meno del 2, qualcosa per cento annuale! Con tassi allo 0% ragazzi c’è poco da fare, conti di deposito e via andare…
    MF ha buone intenzioni ma purtroppo non mi pare efficiente alla lunga, solo gli ETF come detto da qualcuno non raggiungono l’obiettivo di battere con costanza i conti deposito. Secondo me vale la pena, se non altro, puntare sull’accoppiata MF+conto deposito per la parte meno rischiosa. Inutile avere degli ETF che comprano titoli obbligazionari che sotto a 10y sono tutti a rendimento negativo. Meglio prendere un conto deposito ed al limite MF col portafoglio più aggressivo per la parte più speculativa. Comunque a mio parere sempre meglio affidarsi a MF che ad un consulente finanziario con conflitto d’interessi. Al limite cercatene uno disinteressato, indipendente…per il resto rimane sempre valida la regola studiate. Esistono fondi, etf obbligazioni ecc…diversificate bene, ma dubitate da chi pensa di avere la verità in tasca e soprattutto da chi non vi dice esattamente quanto e come guadagna sulla vostra pelle 🙂

  9. Eh eh, dici bene Aldo: ai quei tempi il mercato della consulenza finanziaria era molto giovane, quasi pioneristico: era tutto da inventare. Le stesse persone che vi operavano mi raccontano che non avevano piena consapevolezza di alcuni meccanismi sottostanti: molti consulenti over 50 che oggi incontro mi raccontano che in confronto ad oggi quelli erano tempi “selvaggi”, artigianali. E non dimentichiamoci che non esisteva internet…

    Le grandi trasformazioni ed evoluzioni del settore in questi 20 anni sono le conseguenze 1) delle enormi dimensioni del mercato di gestione del risparmio ed al contempo 2) dei massicci e continui investimenti volti a innovare e professionalizzare il settore

    Ed è così che 20 anni dopo noi professionisti abbiamo a disposizione migliaia di strategie ed analisi… forse anche troppe: è tra i nostri compiti selezionare quelle valide ed essere preparati ed aggiornati per sapere come utilizzarle correttamente. Internet è poi una risorsa fondamentale che io, consulente del 3° millennio, ho a disposizione e che mi permette di sviscerare ed approfondire la materia. E’ indispensabile per confrontarmi con le “best practices” utilizzate in tutto il mondo e migliorare/adattare le mie al mercato che ormai ogni mese cambia pelle.

    Per quanto riguarda la gestione degli switch, incontro i clienti per fare il punto della situazione e presentare lo switch, poi nella maggior parte dei casi invio la proposta con “firma a distanza”. Il mio cliente entra nel suo home banking e, così come dispone un bonifico o effettua una ricarica telefonica, firma lo switch autorizzandolo con “la classica” procedura di autenticazione. La firma a distanza insieme all’utilizzo di Skype mi consente di seguire anche i clienti che non posso incontrare fisicamente. Questo oggi è già realtà per qualche banca e sarà comunque il futuro prossimo per tutte le altre.

    Per quanto riguarda il recupero delle minusvalenze, generalmente utilizzo i certificates poichè sono considerati redditi diversi. Si tratta però quasi sempre di minusvalenze pregresse generate da improvvidi “fai da te”, situazioni nelle quali cerco di aiutare il cliente a recuperare qualcosa, non sempre ci riesco.

    Ad oggi le minusvalenze (preciso per tutti: le minusvalenze si creano quando VENDO fondi o etf che in quel momento sono in perdita. Fino a che un fondo o etf non viene VENDUTO non si tratta di minusvalenza) ammontano a pochissimi euro poichè concettualmente vendo un fondo in perdita quando capisco che “non ha speranza” di recuperare/per errori di gestione. Fortunatamente questa situazione non mi capita praticamente mai (non perchè sia bravo io ma perchè la gestioni che scelgo sono di comprovata qualità che ripetono nel tempo).

    Qui finisce la mia risposta al gentilissimo Aldo 🙂 Ora parto a ruota libera per dare una “chiusura finale” ai miei interventi e lasciare spazio al corso naturale del blog, mi rendo conto di aver monopolizzato l’attenzione.

    In conclusione: MONEYFARM E’ UN SERVIZIO VALIDO E SERIO, lo dico e ripeto sempre a beneficio di chi passa qui da Lorenzo per cercare di capirne di più e cercare rassicurazioni a riguardo. Ma non è per tutti….ed il discorso è molto più ampio di quanto sembri.

    Per poter “vivere al meglio Monefarm” bisognerebbe disporre di maggiore cultura finanziaria (che Moneyfarm tenta di diffondere con webinar e newsletter fatti molto bene), ma il nostro Paese è superato da Botswana e Bhutan nella classifica mondiale di cultura finanziaria. http://citywire.it/news/educazione-finanziaria-italia-maglia-nera-tra-i-paesi-sviluppati/a861920
    E’ una piaga che ci affligge a causa di decenni di pensioni garantite, “mattone che sale”, rendimenti garantiti, sanità garantita… tutto garantito da uno Stato che alla fine si è scoperto che non ce la poteva fare a garantire tutto indebitandosi all’infinito (ed in bolla immobiliare scoppiata dopo 40 anni).
    Quindi decenni di garantismo e “saggezza popolare” hanno formato diverse generazioni di individui finanziariamente inconsapevoli: tanto è garantito, perchè devo capire che tassi, mutui ed inflazione sono “facce della stessa medaglia”? Scelgo il tasso più alto!!! E le banche sono garantite (garantito da chi? con quali soldi?)
    Perchè devo capire grossomodo come un capitale si trasforma in rendita? Tanto lo stato mi garantisce la pensione (con quali soldi può garantire se i soldi non ci sono?) …e ancora “il mutuo appena si può lo si estingue” “quando compro casa prendo il tfr” e tantissime altre “strategie tramandate” che hanno origine negli anni ’60/’70! COMPLETAMENTE INADEGUATE AL 2016.
    Se combiniamo questa cronica impreparazione con le pubblicità di Moneyfarm che trovo online ottieni schiere di UTENTI SPIAZZATI.
    “MIGLIOR PORTAFOGLIO 2016: +5,60%”. Capite bene che il pasticcio di trovarsi spiazzati e incazzati a -8% è pronto dietro l’angolo 🙂
    Una PROPOSTA DI CONSULENZA SERIA non vende rendimenti, vende la professionalità/esperienza/capacità/competenze per guidarti nel mondo della finanza e ti forma su investimenti, mutui, fondi pensione in modo che non si tratta di “firma qui” ma “capisco cosa sto facendo e grossomodo come funziona”.
    Proporre correttamente un servizio di consulenza finanziaria è complesso e richiede molto tempo (soprattutto in un Paese come l’Italia come sopra accennato).

    Io ci metto 2/3 incontri da 2 ore l’uno per riuscire a far capire PRIMA ad un mio potenziale cliente come funziona questo mondo ma poi DOPO il telefono non suona 😉
    Per Moneyfarm (visto che è un consulente online) è molto più veloce e semplice fare PRIMA la pubblicità “5% nel 2016” e trovarsi DOPO a cavalcare dei cavalli imbizzarriti e incazzàti 😀 😀
    E’ un servizio serio, sicuramente meno completo e diversificato rispetto a ciò che può offrire un consulente umano e proposto in maniera molto semplificata e commerciale. Forse dovrei “propormi facile” anche io e mettermi in ufficio un toro meccanico a 10 velocità per fare pratica 😉
    Sono scelte. Strategiche di Moneyplan, inconsapevoli di molti 😉
    Poi esistono anche consulenti incompetenti o banche furbe che fanno danni 😀 Ma se incontri un consulente appassionato e competente svolti 😀

    Buon 2017 a tutti!

    Luca

  10. Grazie ancora Luca.
    Anni fa avevo operato un po’ con un consulente (la telecom si chiamava ancora sip, “internet” era una birreria in centro, e avevo splendidi riccioli biondi). Lui lavorava con i fondi (Fid***am, mi pare). Mi faceva firmare degli ordini in bianco e poi switchava a sua discrezione usando un file excel che si era fatto lui. Bei tempi.
    Tu invece quando ribilanci come fai?
    Poi: come affronti il problema intrinseco dell’inefficienza fiscale dei fondi (attivi e passivi)?

  11. Ciao Aldo,

    Ti ringrazio per l’interessamento, fai conto che per me questo lavoro è una vera e propria passione, quindi chiacchiero molto volentieri con qualcuno che mi chiede approfondimenti 😀

    I grafici che hai visto sono stati elaborati con morningstar, poi per verificare copertura delle valute e contenuto delle strategie utilizzo strumenti professionali.

    Per quanto riguarda “i gestori più bravi”, quelli che hai visto sono quelli che reputo tali e che ad oggi utilizzo nei vari comparti. Esistono fondi non a benchmark che non vedi nei grafici poichè scremati.
    Le strategie sono valutate “5 anni indietro da oggi”, tranne a memoria gli emergenti poichè l’etf di riferimento esiste dal 2014. La sostanza comunque è che i fondi che hai visto rappresentati sono spesso sopra benchmark. Bisogna ricordarsi poi di abbassare l’andamento del benchmark stesso per un valore pari al costo di consulenza di Moneyfarm.

    “Manutenzione alla cassetta” significa che per i nuovi portafogli che di volta in volta mi capita di creare, utilizzerò gli strumenti che in quel periodo riterrò “i top di categoria” nella mia classifica aggiornata mensilmente.
    No, non sostituisco i fondi della stessa tipologia “in corsa”.

    Mi capita di “ribilanciare” il portafoglio ma questo accade una/due volte l’anno per apportare modifiche strategiche o prese di beneficio/mediazioni di prezzo (queste ultime ENORME opportunità)
    I costi amministrativi di ribilanciameno costano pochi euro e i tempi richiedono circa 2/3 giorni. Sono cambiamenti strategici e non tattici, di quelli ti parlo tra poco.

    Ci sono poi eventualmente le commissioni che come dicevi bene tu, posso decidere se applicare o meno. Le applico quando, condividendo sempre con il cliente, la strategia dopo tot anni ha battuto il benchmark di categoria.

    Tornando alla gestione tattica, lascio che questa venga gestita dalle mie strategie flessibili “top”, ti spiego.

    Questi team di professionisti movimentano i portafogli più volte anche durante la singola giornata, eseguono coperture sui portafogli o stanno in ufficio di notte nelle giornate critiche, come ad esempio la notte tra il 23/24 giugno 2016 o quella tra il 9/10 novembre 2016, mitigando o a volte addirittura annullando completamente i picchi di volatilità del mercato. E ovviamente non devo spiegare con una mail/chiedere l’autorizzazione al cliente per ribilanciare ogni minuto 😀

    Ad esempio: osserva la strategia flessibile blu. Se guardi poco prima di luglio 2016, vedrai che l’andamento di giugno 2016 è piatto. Nei “3 giorni di brexit” ha perso soltanto lo 0,05%: prova a chiedere a Lorenzo cosa è successo al suo portafoglio in quei giorni 😉 Il mio telefono il 24 giugno non è suonato una volta… Quanto vale la serenità? 😉

    Infine, nonostante la ridottissima volatilità, questa strategia flessibile è a +2% dall’inizio del periodo di investimento, il portafoglio di Lorenzo invece è a -0,45% con dei giretti quasi a -9% e nausee da Brexit.

    Quindi alla fine di tutto puoi anche usare efficienti etf passivi ma alla fine si arriva al momento cruciale nel quale qualcuno deve miscelare e dosare questi benedetti comparti, nei momenti giusti per giunta. Mi fido del cervello Moneyfarm, benissimo. Mi fido del cervello Just etf, benissimo.

    Per la parte tattica, io preferisco affidarmi a 6/7 cervelli professionali al fine di DIVERSIFICARE IL RISCHIO GESTORE e ridurre quindi il rischio che qualcuno sbagli timing o dosaggio della miscelatura, nessuno è infallibile. Ad un anno e mezzo di distanza hanno quasi tutti battuto Moneyfarm sia sul rendimento che sulla volatilità.

    Ciò non toglie che l’anno prossimo Moneyfarm può essere al primo posto, a quel punto chi ha puntato tutto sulle scelte di Moneyfarm “ha vinto” per il 2017.

  12. Ciao Aldo,

    ti ringrazio per la segnalazione 😀 Me ne sono accorto anche io ma soltanto dopo averlo postato e non volevo fare impazzire il buon Lorenzo con mail di richiesta cambiamento link. Anche perchè sostanzialmente ho ritenuto che il senso fosse chiaro 😀

    Sono d’accordo con te sul fatto che i dati mostrati sono “ex-post” e non “ex-ante”. Ti mostrerò tra qualche riga dei grafici che rappresentano l’andamento degli strumenti contenuti nella mia “cassetta degli attrezzi”, costruita e manutenuta con grande tempo, fatica e passione.

    A questo riguardo cerco di spiegare il senso della mia professione o comunque di come interpreto personalmente il mio ruolo.

    Prendiamo il mio tempo professionale di un intero anno: circa un terzo è speso a fare manutenzione alla sopracitata “cassetta degli attrezzi”. Svolgo questa operazione in due fasi:

    1) Incontro regolarmente i gestori dei fondi. Abitando vicino a Milano per me è semplice, poichè ogni mese ci sono 4/5 case di investimento mondiali che organizzano incontri “nella city” per mostrare agli addetti ai lavori come lavorano i loro team, le analisi e le previsioni di mercato. Generalmente questi incontri vengono fatti in molte città italiane da nord a sud ed ultimamente stanno prendendo piede gli incontri via web, molto comodi ed egualmente efficaci!

    2) Ogni giorno / settimanalmente controllo poi l’andamento degli indici di riferimento ed analizzo lo scostamento dei principali/migliori fondi. Fatto questo, ogni mese faccio una classifica per comparto: ad esempio miglior azionario europeo, miglior azionario USA, miglior flessibile, ecc ecc con un elenco di comparti simile agli strumenti passivi che utilizza Moneyfarm https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypZm1fdkZhdmg0WWs

    Io utilizzo strategie attive. C’è differenza fra comprare TUTTE le aziende europee o selezionare solo quelle che ogni fondo reputa le migliori o magari comprare le migliori aziende soltanto nel momento nel quale il loro prezzo è particolarmente basso

    E ti dirò, vedo nella mia esperienza quinquennale che alla fine i gestori bravi sono quasi sempre gli stessi 😀 Ogni tanto con qualche new entry positiva ed ogni tanto con qualche inciampo da parte del più bravo.
    Vediamo qualche esempio di:

    azionario giapponese https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypVl9VSmxhVHBMSlk

    obbligazionario high yield USD https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypUlpVRmxSMjJuYjA

    azionario emergente https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypUWxNT1doY2hzV0k

    azionario Globale https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypWTUxQk5PQm1KV2M

    Dall’andamento dell’etf dovete anche sottrarre il costo della consulenza di Moneyfarm, immaginando quindi la curva dell’etf un po’ più bassa di come la vedete. Il divario si amplia ulteriormente. Potete provare a ridurre il divario eliminando il costo della consulenza con just etf, diventa quasi un fai da te.

    Io personalmente il tagliando lo faccio dal meccanico, per il bagno chiamo l’idraulico e per l’impianto elettrico l’elettricista. Ognuno è liberissimo di fare le sue scelte, basta che sia consapevole di ciò che sta facendo.

    Dulcis in fundo, vi allego la sintesi dei “miei” strumenti flessibili prudenti/moderati preferiti. Un fondo flessibile è un po’ quello che fa Moneyfarm: ribilancia in automatico ogni giorno/settimana/mese il portafoglio, utilizzando tutte le asset class che reputa valide e fissando dei vincoli di volatilità da rispettare. Flessibili più aggressivi (che qui non allego) sono la controparte dei portafogli più spinti di Moneyfarm. Ho messo appositamente il 15-05-2015 poichè è pressochè la data di ingresso di Lorenzo in Moneyfarm. Purtroppo il sistema di tracciamento dei fondi non mi consente di partire esattamente dal 12-05-2015 ma in quei giorni i mercati erano in un periodo di quiete, quindi l’imprecisione non contamina il grafico più di tanto.
    https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypQlJrVEFHU2VmSEk

    Il tutto settimanalmente controllato ed aggiornato, in maniera tale da portare ai miei clienti il top del mercato.

    Comprare un fondo scarso o un fondo buono non cambia la mia retribuzione, a volte un fondo buono paga più di uno scarso, a volte viceversa.

    Il punto focale invece è che quello che “mi paga di più” sono i clienti che mi presentano altri clienti, quindi il mio interesse coincide con quello dei miei clienti. Se capita che lo strumento scarso mi paga il 10% / 15% in più… bè, sarei proprio scemo a preferirlo ad uno TOP che remunera qualcosina meno. Questo è come lavoro io, poi ogni consuente ha la sua testa, la sua strategia ed un’azienda a monte che gli dà ordini di scuderia o meno. In fondo al post ritornerò sull’argomento poichè ho visto che mi hai formulato una richiesta precisa.

    Insomma, in questa parte del mio lavoro sono come il CT della nazionale: ci sono vari ruoli da ricoprire, io cerco di guardare tutte le partite e convocare sempre i migliori per ogni ruolo. Convocherò anche diversi giocatori in base allo schema che concorderò con ogni singolo cliente: per giocare con il 4-3-3 servono giocatori diversi rispetto a giocare con il 5-3-2. E creo schemi di gioco (portafogli personalizzati), unici per ogni cliente.

    Quando inizia la stagione io prometto a Messi 10m di stipendio perchè l’anno scorso ha fatto 30 gol.
    Chi mi GARANTISCE (Quanto odio questa parola 😀 nessuno può garantire rendimenti! Investire è una questione di PROBABILITA’ non di GARANZIE!!) che Messi farà altri 30 gol a fronte di uno stipendio di 10milioni? Nessuno lo può garantire, però è PROBABILE che con Messi, vincerò il campionato.

    Come dicevi tu, nel mondo della gestione attiva ci sono molti giocatori ma quelli forti sono spesso 40/50 giocatori di 9/10 squadre. La differenza con la metafora del calcio è che quelli più bravi hanno un costo molto simile a quelli scarsi, bisogna essere bravi a riconoscere la qualità e capire come stanno lavorando.

    Pensate invece alle banche italiane tradizionali: collocano generalmente in conflitto di interesse prodotti di UNA casa, mentre i consulenti che scelgono le banche di investimento “giuste” hanno a disposizione più di 50 aziende fra le quali scegliere

    Il problema è che gli italiani prima di cambiare la macchina girano 10 concessionarie di 10 marche, stessa cosa per il telefono o il tablet. Quando invece si tratta di scegliere la banca: bo, vado in quella banca perchè è in centro/perchè i miei genitori/perchè la mia azienda è convenzionata e nella filiale Banca X comprano dal dipendente Banca X il prodotto ……della Banca X 😀

    E quindi il sistema non ha bisogno di migliorarsi/evolvere: ogni giorno le filiali che vedete nelle vostre città continuano a distribuire prodotti praticamente monomarca per raggiungere i budget imposti dall’alto e poca gente si fà domande.

    Sperando almeno che quelle filiali stiano collocado il male minore, ovvero un fondo inefficiente rientrante in quell’87% 😉
    Purtroppo nel peggiore dei casi dall’alto impongono alle filiali un budget sulla vendita di obbligazioni subordinate spacciate per “sì signora, GARANTITE a scadenza” Ma garantito cosa? Da chi?

    Come fare per trovare un bravo consulente?

    -Approfondisci la materia (qui con me lo stai facendo 😀 )
    -Parla con i suoi clienti. Chiedi se ha un sito/pagina FB dove i suoi clienti lasciano recensioni.
    -Scegli una società non furbetta e che garantisca indipendenza al professionista
    -Chiedigli sempre PERCHE’. E fai attenzione se la marca di gestione del fondo che ti propone è in qualche modo collegata alla banca per la quale lavora. Se succede, chiedegli PERCHE’ proprio quel fondo di quell’azienda e non altro.

    Se vuoi puoi scrivermi in privato per un parere, non costa nulla e lo faccio volentieri tutti giorni con diverse persone.

    Detto questo, ribadisco sempre che Moneyfarm è un servizio valido e ben strutturato ma credo non adatto ai poco esperti: spiegare bene come funziona questo mondo PRIMA di investire e gestire l’emotività DURANTE l’investimento occupa un altro terzo del mio anno professionale 😉 E l’emotività ha effetti DEVASTANTI sull’ottenimento di rendimento… se consideri che il rendimento si ottiene nel lungo periodo (cioè in anni) una persona non scafata rischia di andare in panico senza il contatto umano e senza sapere (PRIMA) come funzionano i suoi investimenti e qual è il motivo delel forti oscillazioni.

    Quando arriva la tempesta e si scende a -25% è dura tenere con fermezza il timone.

    Tenete infine presente che generalmente la gestione attiva consente un “viaggio più confortevole” ovvero presenta un andamento meno volatile degli etf. La volatilità di un investimento ha effetti drammatici sul morale dell’investitore, compromettendo il lavoro di anni. Investire con una volatilità ridotta aiuta molto a mantenere la calma, riducendo quindi il rischio di abbandono della nave.

    https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypdjBWREl3OFRMNVU

    1. Grazie Luca per l’accurata (e laboriosa) risposta.
      (Che tra l’altro mi stimola una curiosita’: che cosa hai usato per fare i grafici? Sembrerebbero quelli di JustETF, ma non credo che lo sia, poiche’ non tratta fondi attivi).
      Nel merito: ammetto che i risultati sono molto interessanti, anche se non sempre cosi’ evidenti nelle conclusioni.
      Per esempio: nel caso dell’az.emerg. (dove peraltro si riscontra lo scostamento piu’ appariscente), vedo che la “societa’ americana 1″, che alla fine del periodo outperforma tutti gli altri, all’inizio era ultima, mentre l'”americana 2” e’ stata in testa per oltre un anno per poi chiudere con un risultato che e’ la meta’ della migliore. Casi simili si osservano spesso anche negli altri comparti. E quindi mi pare non sia cosi’ affidabile il principio per cui “alla fine i gestori bravi sono quasi sempre gli stessi”.
      Il che mi porta a una domanda tecnica: se capisco bene tu fai piuttosto frequentemente la “manutenzione della cassetta degli attrezzi”. Ma questo cosa significa esattamente, fuor di metafora? Che fai vendere e comprare al cliente quote di fondi? Lo chiedo perche’ in questo vedo due problemi:
      1) le commissioni di ingresso / uscita (che in effetti dipendono dal broker piu’ che dal gestore, quindi mi aspetto gia’ la risposta)
      2) le operazioni di acquisto / vendita di fondi attivi e sicav non sono immediate, e non consentono di scegliere esattamente il prezzo di ingresso / uscita.

      Sottoscrivo poi tutte le considerazioni su idraulici, banche ed emotivita’.

  13. Siccome le immagini contano più di 1000 parole, vi mostro il confronto tra due strumenti che investono nello stesso campo.

    https://drive.google.com/open?id=0B_kyJVhWYRypTHZJQUpNczNjV0U

    Il grafico rappresenta l’andamento di 10.000 euro investiti il 30-12-2011 nel comparto AZIONARIO GLOBALE utilizzando un fondo a gestione passiva (colore blu) ed un fondo a gestione attiva (colore rosso).

    I 1.600 euro che mancano significa aver guadagnato il 16% in meno

    “Ovviamente” il fondo attivo non è di produzione italiana o “spinto” dall’alto da qualche dirigente di banca 😉

    E al costo dell’etf dovete ancora aggiungere il costo della consulenza di qualcuno / il costo di just eat 😉 Nello strumento a gestione attiva avete invece già pagato il gestore del fondo ed il consulente che l’ha scelto per voi. Consulente che vi ha tranquillizzati a febbraio 2016 e che anzi, magari in quel momento vi ha fatto aggiungere della liquidità.

    Con questo non sto dicendo che la gestione attiva sia PER FORZA meglio di quella passiva.

    Voglio solo farvi vedere quanto sia sbagliato ragionare sugli investimenti partendo dal prezzo.

    I ragionamenti sul prezzo vanno fatti SULLE COMMODITIES: fornitura di acqua, fornitura di gas, mutuo, fornitura corrente elettrica o costo del conto corrente/bancomat/carta di credito.

    1. capisco che i fondi attivi “spinti dall’alto” non sono consigliabili, ma dove si trova un consulente professionista indipendente che non costi un’esagerazione per un piccolo risparmiatore? Io ho affidato parte dei miei risparmi a Banca Mediolanum e i costi Mediolanum (che includono quelli del consulente chiamato pomposamente Family Banker) si sommano a quelli dei gestori dei fondi con risultati deludenti. Ho la netta impressione che i costi si siano mangiati l’eventuale performance positiva, sto pensando di disimpegnarmi. Ho anche un portafoglio di Fondi Arca, palesemente spinti dall’alto, che però hanno avuto un buon rendimento.

      1. Ciao Fausto,

        la tua domanda ha la stessa natura del “dove trovo un bravo commercialista?, meccanico, dentista, carrozziere, avvocato” ecc ecc

        Generalmente la risposta la trovi parlando con i clienti di quel professionista: soddisfatti del rapporto qualità/prezzo e testimoni dell’onestà intellettuale del professionista, lo consiglieranno ad amici e conoscenti.
        Alla stessa stregua, in italia c’è tripadvisor per i ristoranti ma non c’è l’equivalente (come negli uk) per i consulenti finanziari 😉
        Ogni professionista quindi “fa storia a se” e solo i suoi clienti possono dirti se è valido o meno. Tuttavia, già dalla banca nella quale il professionista opera puoi intuire come egli si troverà (costretto 😉 ) a lavorare.
        Ci sono infatti banche che hanno una struttura commerciale studiata appositamente per far in modo che il professionista abbia piena autonomia sulle scelte di investimento. Io ad esempio mi sono licenziato dalla vecchia banca tradizionale (che vende esclusivamente prodotti della banca stessa) e, fra le tante banche di investimento che mi cercavano, ho scelto appositamente l’unica fra queste (tra l’altro di proprietà non italiana) che mi garantiva indipendenza assoluta nelle mie scelte.
        Credo che nel nostro mondo l’indipendenza nelle scelte sia proprio LA BASE per fare questo lavoro. Senza onestà intellettuale non puoi esistere in un mercato sempre più informato e connesso: tutti hanno internet, tutti possono 1)verificare quello che fai 2)sputtanarti e rovinarti in un attimo una volta “scoperto”.

        Altre banche invece hanno una struttura talmente “famelica” (ad esempio una delle due che hai citato 😉 ) tanto da utilizzare commissioni di performance senza clausole di salvaguardia: ovvero investi 10.000, scendi a 9.500 (e ok, nessun problema) poi quando da 9.500 torni a 10.000 ti fanno pagare una “commissione di performance” sui 500 euro recuperati. Assurdo!

        Purtroppo la grande ignoranza in materia di noi italiani tiene in vita le banche tradizionali, crea dei mostri come MPS o Banca Etruria, o ingrassa manager ed azionisti di banche furbette ( e ben reclamizzate dalle reti televisive controllate dello stesso azionista di maggioranza 😉 ).

        Parlavo con un ex manager di una grossa banca italiana che mi diceva di come le dirigenze delle stesse fossero consapevoli dell’insoddisfazione dei loro clienti ma che alla fine, nonoste tutto il lamentarsi ecc ecc ecc, “cosa vuoi che capisca la gente? niente. Ed infatti alla fine pochissimi cambiano banca. Perchè quindi cambiare impostazione alle banche italiane? Cambiarle costerebbe molto e non aumenterebbe i ricavi delle stesse, quindi avanti così”
        Effettivamente la considerazione non fa una piega…

        Comunque se vuoi un’analisi lucida e disinteressata (probabilmente vivi almeno a 500km dalla mia zona ) della tua situazione puoi scrivermi come fanno in molti su facebook alla mia pagina di Moneyplan, a infoATmoneyplan.it o fare un giro su moneyplan.it

    2. Luca, come ho detto altre volte rispetto molto i tuoi interventi, tuttavia questo mi pare semplicemente non significativo. Nessuno ha mai negato che ci siano ALCUNI fondi a gestione attiva (BTW: c’è un refuso nel tuo screenshot: la legenda riporta per entrambe le serie la dicitura “Fondo gestione attiva”) che performano meglio del benchmark, e quindi degli ETF. Circa il 13%, se ricordo bene. Mentre i rimanenti 87% performano peggio. E quindi, sarebbe facile per chiunque prendere – a posteriori – uno di questi primi della classe e mostrare quanto è stato bravo.
      Non sto dicendo che è quello che hai fatto tu, sono certo che il fondo attivo lo avrai scelto PRIMA e che stai adesso mostrando, con legittimo orgoglio, come la tua scelta si sia rivelata giusta.
      MA, siccome l’investitore la scelta la deve fare da adesso in poi, che garanzia ha di trovare un consulente che si dimostri altrettanto sagace, e non invece di cadere nell’87% dei fondi meno efficaci?
      E poi: tu stesso, pur con la tua commendevole storia, saresti in grado di garantire per il futuro performance vs il benchmark analoghe?

      Condivido che in materia di consulenza finanziaria il costo non è tutto, e che la qualità è il fattore più importante, ma insisto nella mia obiezione (che già ti ho fatto qualche intervento fa): che strumenti ho io investitore per valutare in modo oggettivo questa qualità? Perchè parlare con 2/3 cosulenti prima di decidere come dici tu, non basta. Può aiutarmi a formulare un giudizio “a pelle”, o poco più.

      1. Se non ho capito male, gli ETF puntano a replicare esattamente l’indice, al lordo però del costo di gestione dell’ETF stesso. Per cui, se consideri anche i costi dell’ETF, dovresti ottenere che il 100% degli ETF sottoperformano l’indice di riferimento, ben peggio dei fondi attivi che almeno in parte sovraperformano.

  14. ho dato un’occhiata anche a JustETF, la versione Premium costa € 118,80 all’anno, la versione gratuita mi sembra poco consigliabile specialmente per un inesperto. Cosa ne pensate di questo servizio?

    1. justETF non offre un servizio di consulenza finanziaria, quindi non è paragonabile. Al massimo propone, o permette di definire, delle percentuali di asset allocation e poi di scegliere attraverso liste gli ETF che le implementino. Successivamente, se l’andamento dei prezzi porta a uno scostamento rispetto a queste percentuali predefinite, propone dei ribilanciamenti.
      Tutto qui.
      justETF è uno strumento molto utile per aiutarti a fare le tue scelte, non per farle al posto tuo.

  15. Sto valutando se affidare i miei risparmi a Moneyfarm per consulenza e investimento oppure affidarmi ad un consulente online ” Altroconsumo Finanza ” per poi investire e creare il portafoglio utilizzando una banca online che propone condizioni vantaggiose.
    Il costo del servizio, dopo il primo anno (che è scontato al 50%) è di € 55,35 a trimestre, € 221,.40 all’anno, che per un investimento di € 50,000 corrisponde allo 0,44 %, potrei anche arrivare ad investire € 100,000 dimezzando così l’incidenza del costo della consulenza.
    Qualcuno conosce questo consulente e sa dirmi se offre un servizio valido anche per inesperti come me, o ci sono altri consulenti online migliori?
    E’ un’alternativa valida a Moneyfarm?
    Fausto

  16. Ciao a tutti, vorrei condividere la mia esperienza. Io credo che con capacità e conoscenze minime si possa costruire facilmente un “Lazy Portfolio” con una decina di ETF da ribilanciare annualmente o semestralmente. In rete la cosa viene spiegata bene, ci si può fare aiutare da justETF nella costruzione oppure aderire a qualche newsletter come quella di Roberto Donzelli chiamata “Educazione Finanziaria”. Io faccio così da tre anni, e quel 7-8% lo porto a casa con poca volatilità e con mezz’ora di lavoro all’anno per ribilanciare gli ETF su Fineco (il primo anno lo facevo da solo in Excel, ora c’è justETF che lo fa gratuitamente). Senza sbattimenti, al solo costo delle commissioni di acquisto della vostra banca e senza arricchire MoneyFarm, “Lazy” appunto. Patrimoni fra i 10 e i 200k sono ideali per portafogli con 10 ETF. Con meno di 10k ci sono un po’ troppe commissioni minime (29 EUR in totale su Fineco), e più di 200k necessitano 14 o 15 strumenti invece di 10 per una maggiore decorrelazione. Ma anche qui just ETF propone qualcosa di più strutturato. Che ne pensate?

    1. maurizio ho dato un occhiata velece sia a justETF sia alla newsletter di Roberto Donzelli ma per uno che ci capisce poco e niente come si potrebbe muovere – considerando che io ho fineco come poso secondo te investire 50000 in etf potressti suggerirmi qualcosa logicamente sempre a me la decisione finale grazie

  17. @SABATINI
    Oltre a sottoscrivere quanto scritto dal nostromo Luca (*), svolgo qualche altra considerazione.
    Guarda, il sentiment dei commenti che leggi dipende largamente dalla performance (positiva o negativa) del proprio investimento. Il quale, a sua volta, dipende esclusivamente dal momento in cui si è entrati: io, ad esempio, sono entrato poco più di un mese fa e mi è quindi andata bene. Chi è entrato a maggio 2015 ha sofferto molto prima di rivedere la luce; qualcuno ha preso la cosa con calma e fiducia, qualcun altro è stato preso dall’angoscia e ha rischiato di uscire al momento peggiore (e forse è stato salvato proprio da questo blog, chissà…).
    Ma questo sarebbe successo anche con (quasi) qualsiasi altra forma di investimento.

    Provo a sintetizzare le caratteristiche principaly di MFM, non necessariamente pro o contro, perchè la valutazione in molti casi dipende da che tipo di investitore tu senti di essere:
    1. si tratta di un investimento da “cassettista”, ossia: si costruisce un portafoglio molto diversificato che in quanto tale non potrà andare malissimo e non potrà andare benissimo. Potrà avere oscillazioni (positive o negative) anche ampie nel breve periodo, ma quasi certamente garantirà un discreto risultato nel medio-lungo termine.
    2. il portafoglio si basa esclusivamente su ETF (fondi “passivi”). Questo consente di pagare commissioni molto basse, ma d’altro canto espone a una fiscalità molto svantaggiosa, in quanto non consente di compensare utili con perdite.
    3. Anche nel mondo degli ETF esistono strumenti relativamente “aggressivi” (i.e. che consentono rendimenti più alti a fronte di maggiori rischi), ma MFM evita rigorosamente di usarli, fedele alla propria filosofia di bassi rischi e bassi rendimenti.
    4. Il grado di personalizzazione del portafoglio è in realtà molto basso: ci sono sostanzialmente 6 portafogli tipo (più altri 6 per investimenti “over 50K”), e a ogni investitore, a seconda del suo profilo di rischio, viene associato uno di questi 6. Punto. Ogni deviazione dallo standard è praticamente impossibile (o possibile molto limitatamente). E’ impossibile, per esempio, evitare che il portafoglio MFM includa una specifica asset allocation che tu potresti avere già coperta con altri tuoi investimenti. Inoltre la differenza di rischiosità nella scala dei 6 portafogli “tipo” si traduce in sostanza in una diversa composizione percentuale di obbligazioni vs azioni.

    (*) Se e quando deciderò di rivolgermi a un “nostromo del secondo tipo”, mi sa che Luca andrò a cercarlo.

    1. Ciao Aldo,

      Nei tuoi 4 punti hai ben delineato il profilo di Moneyfarm.

      Mi permetto di riassumere PRO e CONTRO di MF:

      PRO:
      -costi più bassi
      -gestione online (risparmio di tempo)

      CONTRO:
      -volatilità maggiore
      -portafogli poco personalizzati
      -impersonalità della relazione (gli utenti poco esperti rischiano di agitarsi e distruggere tutto il lavoro)
      -accentramento rischio gestore (la mente che decide come costruire i portafogli è UNICA)
      -mancanza della progettualità negli investimenti

      Rileggendo e rilevando il numero dei contro, trovo quadratura del cerchio per il semplice fatto che IL COSTO E’ PIU’ BASSO. E quindi hai di meno 🙂

      Ti ringrazio tra l’altro per l’attestato di stima 😀 mi rende molto orgoglioso!

      Così come ci sono dentisti bravi/preparati ed altri meno, così come commercialisti, avvocati, piastrellisti, falegnami ecc ecc…

      … ci sono anche consulenti finanziari appassionati e preparati, ed altri meno. Se mai ci si volesse affidare ad un consulente finanziario “in carne ed ossa” consiglio fortemente prima

      1) chiedere referenze a qualcuno che già lo conosce/utilizza i suoi servizi
      2) incontrarne prima 2/3 per valutarli e poi decidere

      1. Ciao Luca,
        mi pare di capire che la tua tabella pro/contro si riferisca a un confronto con la gestione affidata a un consulente personale. Lo dico perchè non è immediatamente ovvio, ci sono anche altri benchmark: il fai-da-te, i consigli dello sportellista della propria banca, il fondo attivo bilanciato, etc.
        Se però il benchmark è quello, condivido quasi tutti i tuoi punto (tranne quello della maggiore volatilità, che sinceramente non ho capito bene).
        Però aggiungo, come spunto di riflessione, anche un aspetto “psicologico”, per così dire: il livello di engagement.
        Provo a spiegarmi: MFM, proprio perchè è “impersonale”, mi richiede poco coinvolgimento: posso decidere di investirvi solo una frazione dei miei risparmi, diversificando così il rischio “gestore”, posso poi incrementarla o decrementarla nel tempo a seconda di come si muove la mia fiducia, o addirittura di chiudere completamente la posizione, salvo poi riaprirla se mi gira quando mi gira.
        Con un consulente personale questo diventa un po’ più complicato. Alla fine della fiera il livello di delega fiduciaria è necessariamente molto più elevato.

        Questo, onestamente, un po’ mi trattiene…

        1. Ciao Aldo,

          scrivo due risposte per ciascuno dei due post, così “spezzo” il fiume di parole 😀

          Il confronto del PRO/CONTRO era riferito a strumenti passivi vs strumenti attivi.

          In realtà sotto la categoria di GESTIONE ATTIVA rientra anche lo sportellista della banca tradizionale: ho lavorato in banca 10 anni 🙂

          Sulla consulenza dello sportellista stendo un velo pietoso: prodotti a gestione attiva di una sola azienda venduti sostanzialmente in regime di monopolio per massimizzare i profitti della Banca sulle masse di denaro “lavorabili” dalle filiali.

          L’impiegato della filiale (generalmente poco qualificato e molto assorbito da attività amministrative che nulla centrano con la consulenza finanziaria al cliente) è quindi un VENDITORE che lavora nella filiale BANCA VERDE pressato dalla dirigenza BANCA VERDE affinchè vengano venduti i prodotti realizzati nella fabbrica a marchio BANCA VERDE.

          Nei negozi BANCA VERDE troverai quindi prodotti BANCA VERDE. In assenza di concorrenza (MONOPOLIO) la qualità ed i prezzi sono decisi dalla dirigenza BANCA VERDE 😉 Il consumatore medio non sa che nel mondo esistono altri 70 colori con 100 sfumature ciascuno 😀 😀

          Tutto questo perchè a fine mese la banca deve pagare alti stipendi e mantenere una pesante struttura di costi progettata per un mondo ANTE 2008. Oggi le banche tradizionali hanno ricavi circa dimezzati rispetto ad allora ma costi fissi aumentati, a causa delle sofferenze sui crediti. Arriva quindi dall’alto una forte pressione a generare ricavi, perchè i costi a fine mese sono alti e fissi e qualcuno li dovrà pur pagare 😉

          In realtà esistono diverse banche di investimento dove professionisti in P.IVA si occupano esclusivamente di prestare consulenza al cliente all’interno di un rapporto professionale con il cliente che può durare decenni.

          E’ però FONDAMENTALE per un consulente scegliere una Banca di investimento che garantisca totale indipendenza nell’esercizio della propria attività. Ho incontrato diversi consulenti finanziari di altre reti (italiane, che strano!!!! :D) che hanno budget di prodotto, incredible.

          Se la Banca di investimento garantisce indipendenza lavora in questo modo:

          stringe accordi commerciali con le più importanti case di gestione attiva del mondo. Poi si dota di professionisti in PIVA e dice loro:

          “signori, se lavorate con me vi metto a disposizione tutta la gamma di strumenti a gestione attiva di ciascuna delle 40/50 principali case d’investimento del pianeta. Incontrate i vostri clienti e vedete voi come servirli al meglio. Se il cliente è contento del servizio continuerà a rimanere con voi negli anni (pagandovi lo stipendio). Diversamente, il cliente prenderà i suoi soldi e andrà da un’altra parte (ed il vostro stipendio con lui 😉 ). In questo modo l’interesse del cliente coincide con quello del gestore attivo, del consulente che lo sceglie e della banca di investimento che rende tutto questo possibile.

          Se per assurdo Moneyfarm “impacchettasse” i suoi 6 profili in 6 prodotti con ISIN, potrebbe diventare la 41 esima casa di investimento che mi offre i suoi 6 prodotti a gestione attiva 😀

          Ti spiego il mio concetto di diversificazione di rischio gestore:

          Se vedo che il fondo flessibile di Moneyfarm comincia a perdere colpi rispetto ai fondi flessibili gestiti dalle altre 40 case, inizierò a spostare i soldi dei miei clienti dalla gestione di Moneyfarm a quello di gestori che si stanno dimostrando più sul pezzo, e viceversa ovviamente 😀

          Io quando costruisco i portafogli dei miei clienti ho a disposizione 40 “Moneyfarm” diverse, dotate di 40 “cervelli decisionali” diversi (una con sede a Londra, una a New York, una a Monaco, Tokyo, Los Angeles ecc ecc ecc)

          Ciascuna con le proprie 20/40/50/150 strategie proprietarie flessibili, azionarie, azionarie nella robotica, nelle energie rinnovabili, obbligazionarie high yield piuttosto che strategie alternative/non convenzionali.

          Sconsiglio il fai da te perchè quello finanziario è un mondo talmente vasto e complesso che da soli non si ha che una micro visione parziale di ciò che succede nel mondo. Oggi soltanto attraverso gestori professionali (magari più gestori, non solo uno ; ), algoritmi ed infinite analisi è possibile estrarre rendimento dalle decine di fonti disponibili in giro per il mondo

      2. p.s.:
        ho letto adesso la tua risposta a Sabatini, e ho capito la faccenda della volatilità.
        Però a questo punto mi serve un chiarimento: quando dici “[il consulente dedicato] ti fà investire con strategie attive” cosa intendi esattamente? Ti riferisci a strumenti specifici, e cioè fondi attivi, oppure a una gestione “attiva” che faccia uso di strumenti disparati?

        Poi, un’ultima cosa: io posso anche incontrarne 2/3, e valutarli sulla base dell’impressione personale, ma purtroppo non ho modo per avere informazioni sulle loro performance passate…

        1. Le strategie passive replicano indici o comunque panieri di strumenti finanziari predefiniti.

          Ad esempio: un “ETF sulle Azioni Usa S&p500” prende i titoli azionari contenuti nell’indice S&P500. I tuoi soldi si muoveranno insieme all’indice

          FINE

          Un fondo a gestione attiva sull’azionario USA, ha un team di persone che fa selezione e sceglie le aziende nelle quali investire studiandone i bilanci, incontrando i CEO, analizzando la concorrenza nel quale l’azienda opera, coprendo magari il rischio dell’investimento in quell’azienda comprando un derivato a copertura. Ecc ecc ecc ecc ci sono migliaia di ecc 😀

          Sia chiaro, le gestioni attive non sono l’Eden 😀 Molte battono gli indici di riferimento, molte altre non lo fanno.

          Molte riescono ad attenuare sensibilmente i cali del mercato, altre meno.

          Ovviamente in questa sede non mi è consentito fare nomi di aziende e prodotti 😀

          La forza di Moneyfarm è la semplicità della sua idea e la potenza/precisione della campagna pubblicitaria. Oltre che una gestione valida ed attenta, sia chiaro

          Ma gli strumenti che utilizza si limitano a replicare degli indici finanziari. Si potrebbe investire parimenti comprando gli ETF dei vari comparti e ribilanciare di tanto in tanto seguendo 2/3 portafogli modello di qualche SGR 😀

          Detto tutto questo, un consulente finanziario ti guida nei decenni nell’effettuare le scelte finanziarie corrette: affitto o compro casa? mantengo l’investimento addirittura mediando o esco? Mi sono dotato di un fondo studi per i miei figli? ed il fondo pensione? ed il fondo pensione di mio figlio appena nato? ed i soldi dei miei genitori in obbligazioni non quotate della banca di paese? 😉

          E le 3 case dei miei nonni lì ferme a pagare tasse e costi di manutenzione? qualcuno si sta rendendo conto che hanno bruciato 5/6% di patrimonio all’anno da 10 anni a questa parte?

          E se volessi integrare il mio stipendio? Non si può fare in modo che tutti i frutti dei soldi che ho investiti mi vengano messi sul conto ogni mese? 😉 (ho un cliente che vive di rendita in questo modo)

          Ecc ecc ecc ecc 😉

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