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559 visite • Inserito nella categoria: Banche e finanzaCommenti (8)

MoneyFarm, opinioni 2019 con recensioni e commenti sulla mia esperienza di investimento e risparmiatore in ETF

Continua anche per il 2019 la mia avventura con Moneyfarm iniziata a maggio 2015 e minuziosamente riportata nei post dedicati per gli anni 2016, 2017 e 2018.
Anche questo post, il penultimo nell’ottica di un investimento quinquennale, continua nel monitoraggio mensile delle rendite, nell’analisi su eventi che determinano guadagni o perdite, negli aggiornamenti sui ribilanciamenti del portafoglio proposti da Moneyfarm e la possibilità di scambiare opinioni con gli utenti attraverso il sistema dei commenti in fondo alla pagina.

Ricapitoliamo, che cos’è MoneyFarm?
Se sei arrivato qui cercando su Google frasi del tipo “opinioni su Moneyfarm” oppure “Moneyfarm commenti” anche alla ricerca d’informazioni sui servizi offerti da Moneyfarm puoi leggere l’introduzione sintetica al mio articolo del 2015 anche se, per maggiore chiarezza e affidabilità, dovresti trovare tutte le informazioni aggiornate direttamente su MoneyFarm.com.

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Il mio portafoglio al primo gennaio 2019

18,40% Cash e Bond Governativi a Breve
4,47% Bond Societari Investment Grade
12,34% Inflazione
14,15% Bond Societari HY & Bond Gov. EM
39,00% Azionario Paesi Sviluppati
5,74% Azionario Paesi Emergenti
2,96% Materie Prime e Real Estate
2,94% Liquidità

Com’è stato il 2018?
Il 2018 è iniziato decisamente bene, ho raggiunto il massimo annuale del 3,64% il 9 gennaio ed è proseguito soffrendo un po’ a febbraio e marzo ma riprendendosi nei successivi mesi fino alla metà di ottobre quando il crollo delle borse non mi ha lasciatto immune registrando al 31 dicembre 2018 il punto più basso dell’anno, un -3,37%.

Com’è composto il portafoglio ed il suo andamento nel 2018?

Strumento: Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers)

Codice ISIN LU0290356871
Macro Asset Class Fixed Income
Asset Class Specifica Cash e Bond Governativi a Breve
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 326.279.600,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente db x-trackers
Domicilio Luxembourg
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,15%


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Strumento: Bond Societari a Tasso Variabile in Euro 

Codice ISIN LU1829218319
Macro Asset Class Investment Grade Corporate Bonds
Asset Class Specifica Bond Societari Investment Grade
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.234.557.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,15%


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Strumento: Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale 

Codice ISIN IE00B4613386
Macro Asset Class High-Yield & Emerging Markets Bonds
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento World
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 3.059.627.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 01/08/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 16/08/2018
Posizione Long
Società Emittente SPDR
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,55%


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Strumento: Bond Societari High Yield Euro 

Codice ISIN IE00B66F4759
Macro Asset Class Corporate Credit
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 4.877.726.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 13/09/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 26/09/2018
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,50%


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Strumento: Bond Societari High Yield in Dollari Statunitensi 

Codice ISIN IE00BCRY6003
Macro Asset Class Corporate Credit
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento United States
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 799.668.900,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 13/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 28/12/2018
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,45%


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Strumento: Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro 

Codice ISIN LU0290358224
Macro Asset Class Inflation
Asset Class Specifica Inflazione
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 401.337.200,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente db x-trackers
Domicilio Luxembourg
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,20%


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Strumento: Azionario Europa (MSCI Europe) 

Codice ISIN FR0010261198
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.735.933.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 12/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 14/12/2018
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,25%


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Strumento: Azionario Giappone (Topix) 

Codice ISIN FR0010245514
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento Japan
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 169.406.046.875,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 12/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 14/12/2018
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,45%


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Strumento: Azionario USA (S&P 500) 

Codice ISIN IE00B5BMR087
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento United States
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 31.307.190.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,07%


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Strumento: Azionario Paesi Emergenti (MSCI Emerging Markets)

Codice ISIN IE00BKM4GZ66
Macro Asset Class Equity Emerging Markets
Asset Class Specifica Azionario Paesi Emergenti
Area Geografica di Riferimento World
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 9.424.545.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,18%


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Strumento: Materie Prime Globali con Copertura Tasso di Cambio

Codice ISIN IE00B58HMN42
Macro Asset Class Commodities
Asset Class Specifica Materie Prime e Real Estate
Area Geografica di Riferimento Other
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.428.475.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente UBS
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,36%


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Strumento: Liquidità

2019-01-22 + 0,27%
Arriva il consueto report trimestrale di Moneyfarm dove si evidenzia che quello appena trascorso è stato uno dei peggiori trimestri degli ultimi dieci anni per molte asset class, soprattutto per l’azionario. Il momentum economico sembra mostrare segnali di stanchezza.
Il 2018 è stato segnato da un lieve e strisciante deterioramento del quadro, soprattutto nell’Eurozona e nei mercati emergenti.
Gli Stati Uniti hanno costituito un’eccezione, anche se nel corso dell’ultimo semestre si sono intraviste le prime crepe sul mercato immobiliare, sul settore manifatturiero e sul trasporto merci: quando tre degli ingranaggi principali del motore che spinge la macchina produttiva americana scricchiolano, i nervi degli investitori scattano.
Dopo una corsa durata dieci anni, la meccanica che ha regolato la progressione sconta la fatica e i mercati azionari sono come al solito i primi ad accorgersene, rispondendo con una lieve ma decisa frenata ai rumori metallici che provengono dalle viscere dell’economia reale.
Si tratta di una dinamica coerente con la fase attuale del ciclo economico e finanziario: come spiegheremo più avanti, sarebbe scorretto raccontare quanto successo negli ultimi mesi attraverso la retorica del cigno nero o dell’anomalia.
 
Perché proprio ora?
Alle radici della dinamica ci sono ragioni profonde legate al ciclo economico/finanziario e cause contingenti.
Durante il 2017 avevamo più volte notato come il rischio politico era sottovalutato dai mercati.
Questo non è più vero, in un contesto in cui anche gli utili hanno smesso di sorprendere.
L’accumularsi dei focolai di tensioni politiche ha messo i mercati sull’attenti, rendendoli ipersensibili all’alternarsi delle notizie e agli spunti di incertezza, che peraltro in questo momento non mancano.
Per quanto riguarda la Brexit, che resterà uno dei temi principali dei prossimi mesi, sono arrivati ben pochi segnali di chiarezza.
La politica britannica non sembra affatto convinta dell’accordo negoziato da Theresa May, generalmente percepito come una capitolazione su tutta la linea nei confronti delle richieste Ue.
La premier si trova ancora in sella solo perché ha accettato il ruolo politico di vittima sacrificale, annunciando che si dimetterà non appena chiusa la pratica.
I suoi oppositori, interni ed esterni al partito, non sono in grado di proporre alcuna alternativa realistica.
Siamo di fronte a un vero e proprio stallo politico, in cui un primo ministro dimissionario si trova a gestire un problema enorme con scarsissimo supporto, un problema peraltro che nessuno dei suoi detrattori intende risolvere.
In questa situazione gongolano i sostenitori della Brexit dura, un risultato che nessuno vuole ma a cui siamo destinati ad arrivare se lo stallo non verrà superato.
All’interno dell’Eurozona, la distanza tra Roma e Bruxelles sembra essersi accorciata nelle ultime settimane di dicembre. Le violente proteste in Francia, seguite dalla decisione di Macron di allargare il deficit per favorire alcune delle categorie attive nella protesta, hanno portato la Commissione Europea a mostrare un po’ più di flessibilità.
In questi ultimi mesi di mandato è stata evidenziata ancora una volta l’ambiguità politica della Commissione Juncker, sospesa tra l’interpretazione quasi ideologica delle regole di rigore (approccio che ha avuto un suo peso nel gettare l’economia europea nello stato di debolezza in cui si trova) e una flessibilità à la carte, concessa in modo discrezionale attraverso logiche tutte politiche e opportunistiche.
Oltre oceano le elezioni di mid-term hanno lasciato un Congresso diviso, e la paralisi del bilancio Usa, che è nata intorno alla questione del muro messicano, sta mostrando per la prima volta le conseguenze del nuovo scenario politico.
 
La Fed
Neanche la politica monetaria, questa volta, ha offerto un appiglio agli investitori: anzi, abbiamo assistito a una progressiva divergenza tra l’opinione degli investitori e quella della banca centrale. A dicembre, nell’ultimo meeting dell’anno, la Fed ha deciso di alzare ulteriormente i tassi.
La mossa era in sé largamente attesa.
Tuttavia il fatto che il rialzo dei tassi sia stato deciso all’unanimità da tutti i membri del comitato decisionale ha spaventato i mercati.
Fino a ottobre i mercati sembravano preparati a quattro rialzi (uno nel 2018 e tre nel 2019), ma, con il peggiorare del quadro politico ed economico, le aspettative si sono orientate verso un percorso più morbido e, a onore del vero, Powell è sembrato offrire indicazioni positive in tal senso, abbassando il numero di rialzi previsti per il 2019 da tre a due.
Le mosse della Fed saranno uno dei temi chiave per i prossimi mesi.
La previsione dei mercati è orientata verso lo stop dei rialzi per il 2019, con la probabilità di un ribasso ora più alta della probabilità di un rialzo.
La Federal Reserve ha avuto storicamente una tendenza ad assecondare le aspettative dei mercati, anche se la loro stabilità non rientra esplicitamente nel suo mandato: capire in che punto si colmerà il divario tra le aspettative della Fed è cruciale per orientarsi nel 2019.
 
La guerra commerciale
Altro tema centrale dell’anno appena passato è stata la politica commerciale.
Nell’ultimo trimestre si sono visti i primi effetti delle schermaglie tra Usa e Cina.
I costi del trasporto marittimo sono raddoppiati, così come è diminuito il volume degli scambi con l’estero in quasi tutte le aree geografiche.
Il colosso americano Apple, simbolo del mercato toro degli ultimi dieci anni, ha dovuto rivedere al ribasso le proprie stime di vendita in Cina, anche a causa di alcuni processi sulla proprietà intellettuale, con conseguenze molto dolorose in borsa.
D’altra parte l’arresto a Vancouver della CFO (nonché figlia del fondatore) del campione tecnologico cinese Huawei su richiesta delle autorità statunitensi, avvenuta proprio mentre Trump cenava al G20 con Xi Jinping, sembra portare il livello delle trattative su un nuovo piano.
 
La raffica dei dati
Tutti questi fattori, insieme al declino fisiologico della crescita degli utili, hanno causato uno dei peggiori trimestri degli ultimi anni.
L’azionario dei mercati sviluppati ha perso il 13,3% nel trimestre, di cui il 7,6% solo nell’ultimo mese, portando la performance da inizio anno al -8,2% (in dollari).
I mercati emergenti hanno retto meglio dato il forte ribasso fatto registrare nei primi mesi dell’anno, perdendo il 7,6% nel quarto trimestre.
L’obbligazionario governativo, nonostante le valutazioni molto alte (i tassi d’interesse rimangono a livelli storicamente bassi), ha confermato le sue capacità di offrire spunti di diversificazione interessanti. Con l’eccezione di Italia e mercati emergenti, da inizio anno i principali indici obbligazionari di Europa, Stati Uniti e Giappone hanno chiuso in positivo.
Storia diversa per il debito societario, che ha sofferto il contesto di risk off soprattutto nell’High Yield, mentre l’Investment Grade ha beneficiato maggiormente del ribasso dei tassi, chiudendo il trimestre quasi invariato.
Infine il petrolio ha sofferto il calo della domanda dovuto al ciclo economico. L’indice delle materie prime nel suo complesso ha perso il 10,5% nel trimestre (in dollari).
 
Portafoglio modello P4-C2, la performance
La performance del portafoglio modello è stata negativa.
Il trimestre è stato caratterizzato da un’avversione al rischio globale e generalizzata.
Le performance dei principali mercati finanziari sono state tra le più negative degli ultimi anni. In tale contesto gli asset rischiosi hanno sofferto: gli spread corporate si sono allargati, penalizzando le obbligazioni societarie, e gli asset azionari globali hanno subito un deprezzamento.
La performance negativa è principalmente attribuibile alla componente azionaria dei paesi sviluppati che, come le materie prime, ha subito perdite superiori al 10%.
D’altro canto, la diversificazione del portafoglio si è rivelata fondamentale nella mitigazione del rischio, con le obbligazioni governative globali che hanno beneficiato della fuga dagli asset rischiosi e di aspettative di politica monetaria meno restrittive nel medio termine, compensando leggermente le perdite.
Anche i mercati emergenti sono stati fonte di diversificazione, sia per quanto riguarda gli asset azionari, che seppur negativi hanno sovraperformato i paesi sviluppati, sia per quanto riguarda le obbligazioni governative, che hanno beneficiato di cedole elevate e di un restringimento dei tassi d’interesse.
Infine, la diversificazione valutaria ha contribuito positivamente al rendimento del portafoglio, grazie all’apprezzamento del Dollaro e delle valute dei paesi emergenti.
 
Variazione dell’asset allocation
Lo scorso ottobre abbiamo intrapreso una riduzione del rischio del portafoglio, vendendo parte dell’esposizione azionaria e reinvestendo la liquidità in bond governativi europei con duration breve e in bond societari a tasso variabile denominati in Euro.
In termini di esposizione valutaria abbiamo incrementato l’esposizione al Dollaro a discapito della Sterlina, maggiormente esposta a volatilità a causa del rischio Brex

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8 commenti a questo articolo

  1. Lorenzo ha detto:

    Io mi ripeto: purtroppo tenere i quattrini in casa è sbagliato e pericoloso. Ma oggi non c’è niente che possa remunerare il piccolo investitore. Moneyfarm non è dannoso, ma è inutile: è come mettere i soldi in un conto deposito, solo meno esposto ai rischi di bail-in.
    Sia chiaro che non ci si guadagna nulla, perchè oggi non c’è nulla che consenta di guadagnare al normale risparmiatore-investitore (oro, obbligazioni, fondi… nulla). Occorre poter fare trading anche al ribasso, altrimenti si resta a secco.
    Ma soprattutto mi sento di offrire un consiglio spassionato e preziosissimo ai novizi degli investimenti: state alla larga, evitate come la peste la Borsa Italiana. Se proprio volete rischiare qualcosina (ma non in questa fase), fatelo su Wall Street: aspettate che il dollaro sia un po’ più debole, e comprate qualche grosso nome, ma poco poco per carità.
    Diversamente, metteteli sotto al materasso.
    Ciao

  2. fabrizio ha detto:

    Ciao a tutti,

    anche io sono nuovo quindi mi scuso se posto una domanda a cui magari avete gai riposto in passato…
    i rendimenti dichiarati sono al netto delle commissioni di MoneyFarm e di eventuali tasse sul capital gain, giusto ?

    grazie,
    F.

    • Lorenzo Tomada ha detto:

      Ciao F, il rendimento che vedi è quello presentatomi da Moneyfarm e sconta già le commissioni, la tassazione e le cedole…

    • Richard ha detto:

      Ciao Lorenzo,

      sei sicuro che il rendimento sia al netto anche della tassazione sul capital gain? Per le commissioni e costi di gestione va bene ma credevo fosse al lordo di evenuale tassazioni sui capital gain…

  3. Michele ha detto:

    Ciao Alessandra, anche io mi sono appena iscritto a Moneyfarm e spero di guadagnare qualcosa in più che con i conti deposito che rendono una miseria.
    Il mio investimento è davvero piccolo (5000 euro) ma conto d’incrementarlo a breve anche in base ai risultati.
    Speriamo bene!!!!
    Ciao da Michele da Palermo

  4. Alessandra ha detto:

    Salve a tutti, mi fa piacere essere la prima a commentare questo nuovo anno dopo che di recente siamo entrati in Moneyfarm grazie al codice sconto di Lorenzo. Devo fare una premessa, io e mio marito siamo dei neofiti di economia e finanza e ci siamo affidati a Moneyfarm proprio perché speriamo che i nostri soldi vengano amministrati con criterio da chi “se ne intende”.
    In passato abbiamo acquistato dei titoli di stato tramite le banca, questa è tutta la nostra esperienza.

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