MoneyFarm, opinioni 2019 con recensioni e commenti sulla mia esperienza di investimento e risparmiatore in ETF

2019moneyfarmtest

Continua anche per il 2019 la mia avventura con Moneyfarm iniziata a maggio 2015 e minuziosamente riportata nei post dedicati per gli anni 2016, 2017 e 2018.
Anche questo post, il penultimo nell’ottica di un investimento quinquennale, continua nel monitoraggio mensile delle rendite, nell’analisi su eventi che determinano guadagni o perdite, negli aggiornamenti sui ribilanciamenti del portafoglio proposti da Moneyfarm e la possibilità di scambiare opinioni con gli utenti attraverso il sistema dei commenti in fondo alla pagina.

Ricapitoliamo, che cos’è MoneyFarm?
Se sei arrivato qui cercando su Google frasi del tipo “opinioni su Moneyfarm” oppure “Moneyfarm commenti” anche alla ricerca d’informazioni sui servizi offerti da Moneyfarm puoi leggere l’introduzione sintetica al mio articolo del 2015 anche se, per maggiore chiarezza e affidabilità, dovresti trovare tutte le informazioni aggiornate direttamente su MoneyFarm.com.

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Se sei interessato, anche senza impegno, a comprendere com’è strutturato il pannello di gestione di Moneyfarm e capirne il suo funzionamento anche per creare un semplice conto di prova, leggi il mio post per registrarti ed iscriverti in maniera semplificata su Moneyfarm.

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Il mio portafoglio al primo gennaio 2019

18,40% Cash e Bond Governativi a Breve
4,47% Bond Societari Investment Grade
12,34% Inflazione
14,15% Bond Societari HY & Bond Gov. EM
39,00% Azionario Paesi Sviluppati
5,74% Azionario Paesi Emergenti
2,96% Materie Prime e Real Estate
2,94% Liquidità

Com’è stato il 2018?
Il 2018 è iniziato decisamente bene, ho raggiunto il massimo annuale del 3,64% il 9 gennaio ed è proseguito soffrendo un po’ a febbraio e marzo ma riprendendosi nei successivi mesi fino alla metà di ottobre quando il crollo delle borse non mi ha lasciatto immune registrando al 31 dicembre 2018 il punto più basso dell’anno, un -3,37%.

Com’è composto il portafoglio ed il suo andamento nel 2018?

Strumento: Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers)

Codice ISIN LU0290356871
Macro Asset Class Fixed Income
Asset Class Specifica Cash e Bond Governativi a Breve
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 326.279.600,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente db x-trackers
Domicilio Luxembourg
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,15%


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Strumento: Bond Societari a Tasso Variabile in Euro

Codice ISIN LU1829218319
Macro Asset Class Investment Grade Corporate Bonds
Asset Class Specifica Bond Societari Investment Grade
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.234.557.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,15%


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Strumento: Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale

Codice ISIN IE00B4613386
Macro Asset Class High-Yield & Emerging Markets Bonds
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento World
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 3.059.627.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 01/08/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 16/08/2018
Posizione Long
Società Emittente SPDR
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,55%


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Strumento: Bond Societari High Yield Euro

Codice ISIN IE00B66F4759
Macro Asset Class Corporate Credit
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 4.877.726.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 13/09/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 26/09/2018
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,50%


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Strumento: Bond Societari High Yield in Dollari Statunitensi

Codice ISIN IE00BCRY6003
Macro Asset Class Corporate Credit
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento United States
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 799.668.900,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 13/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 28/12/2018
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,45%


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Strumento: Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro

Codice ISIN LU0290358224
Macro Asset Class Inflation
Asset Class Specifica Inflazione
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 401.337.200,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente db x-trackers
Domicilio Luxembourg
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,20%


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Strumento: Azionario Europa (MSCI Europe)

Codice ISIN FR0010261198
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.735.933.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 12/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 14/12/2018
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,25%


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Strumento: Azionario Giappone (Topix)

Codice ISIN FR0010245514
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento Japan
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 169.406.046.875,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 12/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 14/12/2018
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,45%


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Strumento: Azionario USA (S&P 500)

Codice ISIN IE00B5BMR087
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento United States
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 31.307.190.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,07%


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Strumento: Azionario Paesi Emergenti (MSCI Emerging Markets)

Codice ISIN IE00BKM4GZ66
Macro Asset Class Equity Emerging Markets
Asset Class Specifica Azionario Paesi Emergenti
Area Geografica di Riferimento World
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 9.424.545.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,18%


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Strumento: Materie Prime Globali con Copertura Tasso di Cambio

Codice ISIN IE00B58HMN42
Macro Asset Class Commodities
Asset Class Specifica Materie Prime e Real Estate
Area Geografica di Riferimento Other
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.428.475.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente UBS
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,36%


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Strumento: Liquidità

2019-01-22 + 0,27%
Arriva il consueto report trimestrale di Moneyfarm dove si evidenzia che quello appena trascorso è stato uno dei peggiori trimestri degli ultimi dieci anni per molte asset class, soprattutto per l’azionario. Il momentum economico sembra mostrare segnali di stanchezza.
Il 2018 è stato segnato da un lieve e strisciante deterioramento del quadro, soprattutto nell’Eurozona e nei mercati emergenti.
Gli Stati Uniti hanno costituito un’eccezione, anche se nel corso dell’ultimo semestre si sono intraviste le prime crepe sul mercato immobiliare, sul settore manifatturiero e sul trasporto merci: quando tre degli ingranaggi principali del motore che spinge la macchina produttiva americana scricchiolano, i nervi degli investitori scattano.
Dopo una corsa durata dieci anni, la meccanica che ha regolato la progressione sconta la fatica e i mercati azionari sono come al solito i primi ad accorgersene, rispondendo con una lieve ma decisa frenata ai rumori metallici che provengono dalle viscere dell’economia reale.
Si tratta di una dinamica coerente con la fase attuale del ciclo economico e finanziario: come spiegheremo più avanti, sarebbe scorretto raccontare quanto successo negli ultimi mesi attraverso la retorica del cigno nero o dell’anomalia.
 
Perché proprio ora?
Alle radici della dinamica ci sono ragioni profonde legate al ciclo economico/finanziario e cause contingenti.
Durante il 2017 avevamo più volte notato come il rischio politico era sottovalutato dai mercati.
Questo non è più vero, in un contesto in cui anche gli utili hanno smesso di sorprendere.
L’accumularsi dei focolai di tensioni politiche ha messo i mercati sull’attenti, rendendoli ipersensibili all’alternarsi delle notizie e agli spunti di incertezza, che peraltro in questo momento non mancano.
Per quanto riguarda la Brexit, che resterà uno dei temi principali dei prossimi mesi, sono arrivati ben pochi segnali di chiarezza.
La politica britannica non sembra affatto convinta dell’accordo negoziato da Theresa May, generalmente percepito come una capitolazione su tutta la linea nei confronti delle richieste Ue.
La premier si trova ancora in sella solo perché ha accettato il ruolo politico di vittima sacrificale, annunciando che si dimetterà non appena chiusa la pratica.
I suoi oppositori, interni ed esterni al partito, non sono in grado di proporre alcuna alternativa realistica.
Siamo di fronte a un vero e proprio stallo politico, in cui un primo ministro dimissionario si trova a gestire un problema enorme con scarsissimo supporto, un problema peraltro che nessuno dei suoi detrattori intende risolvere.
In questa situazione gongolano i sostenitori della Brexit dura, un risultato che nessuno vuole ma a cui siamo destinati ad arrivare se lo stallo non verrà superato.
All’interno dell’Eurozona, la distanza tra Roma e Bruxelles sembra essersi accorciata nelle ultime settimane di dicembre. Le violente proteste in Francia, seguite dalla decisione di Macron di allargare il deficit per favorire alcune delle categorie attive nella protesta, hanno portato la Commissione Europea a mostrare un po’ più di flessibilità.
In questi ultimi mesi di mandato è stata evidenziata ancora una volta l’ambiguità politica della Commissione Juncker, sospesa tra l’interpretazione quasi ideologica delle regole di rigore (approccio che ha avuto un suo peso nel gettare l’economia europea nello stato di debolezza in cui si trova) e una flessibilità à la carte, concessa in modo discrezionale attraverso logiche tutte politiche e opportunistiche.
Oltre oceano le elezioni di mid-term hanno lasciato un Congresso diviso, e la paralisi del bilancio Usa, che è nata intorno alla questione del muro messicano, sta mostrando per la prima volta le conseguenze del nuovo scenario politico.
 
La Fed
Neanche la politica monetaria, questa volta, ha offerto un appiglio agli investitori: anzi, abbiamo assistito a una progressiva divergenza tra l’opinione degli investitori e quella della banca centrale. A dicembre, nell’ultimo meeting dell’anno, la Fed ha deciso di alzare ulteriormente i tassi.
La mossa era in sé largamente attesa.
Tuttavia il fatto che il rialzo dei tassi sia stato deciso all’unanimità da tutti i membri del comitato decisionale ha spaventato i mercati.
Fino a ottobre i mercati sembravano preparati a quattro rialzi (uno nel 2018 e tre nel 2019), ma, con il peggiorare del quadro politico ed economico, le aspettative si sono orientate verso un percorso più morbido e, a onore del vero, Powell è sembrato offrire indicazioni positive in tal senso, abbassando il numero di rialzi previsti per il 2019 da tre a due.
Le mosse della Fed saranno uno dei temi chiave per i prossimi mesi.
La previsione dei mercati è orientata verso lo stop dei rialzi per il 2019, con la probabilità di un ribasso ora più alta della probabilità di un rialzo.
La Federal Reserve ha avuto storicamente una tendenza ad assecondare le aspettative dei mercati, anche se la loro stabilità non rientra esplicitamente nel suo mandato: capire in che punto si colmerà il divario tra le aspettative della Fed è cruciale per orientarsi nel 2019.
 
La guerra commerciale
Altro tema centrale dell’anno appena passato è stata la politica commerciale.
Nell’ultimo trimestre si sono visti i primi effetti delle schermaglie tra Usa e Cina.
I costi del trasporto marittimo sono raddoppiati, così come è diminuito il volume degli scambi con l’estero in quasi tutte le aree geografiche.
Il colosso americano Apple, simbolo del mercato toro degli ultimi dieci anni, ha dovuto rivedere al ribasso le proprie stime di vendita in Cina, anche a causa di alcuni processi sulla proprietà intellettuale, con conseguenze molto dolorose in borsa.
D’altra parte l’arresto a Vancouver della CFO (nonché figlia del fondatore) del campione tecnologico cinese Huawei su richiesta delle autorità statunitensi, avvenuta proprio mentre Trump cenava al G20 con Xi Jinping, sembra portare il livello delle trattative su un nuovo piano.
 
La raffica dei dati
Tutti questi fattori, insieme al declino fisiologico della crescita degli utili, hanno causato uno dei peggiori trimestri degli ultimi anni.
L’azionario dei mercati sviluppati ha perso il 13,3% nel trimestre, di cui il 7,6% solo nell’ultimo mese, portando la performance da inizio anno al -8,2% (in dollari).
I mercati emergenti hanno retto meglio dato il forte ribasso fatto registrare nei primi mesi dell’anno, perdendo il 7,6% nel quarto trimestre.
L’obbligazionario governativo, nonostante le valutazioni molto alte (i tassi d’interesse rimangono a livelli storicamente bassi), ha confermato le sue capacità di offrire spunti di diversificazione interessanti. Con l’eccezione di Italia e mercati emergenti, da inizio anno i principali indici obbligazionari di Europa, Stati Uniti e Giappone hanno chiuso in positivo.
Storia diversa per il debito societario, che ha sofferto il contesto di risk off soprattutto nell’High Yield, mentre l’Investment Grade ha beneficiato maggiormente del ribasso dei tassi, chiudendo il trimestre quasi invariato.
Infine il petrolio ha sofferto il calo della domanda dovuto al ciclo economico. L’indice delle materie prime nel suo complesso ha perso il 10,5% nel trimestre (in dollari).
 
Portafoglio modello P4-C2, la performance
La performance del portafoglio modello è stata negativa.
Il trimestre è stato caratterizzato da un’avversione al rischio globale e generalizzata.
Le performance dei principali mercati finanziari sono state tra le più negative degli ultimi anni. In tale contesto gli asset rischiosi hanno sofferto: gli spread corporate si sono allargati, penalizzando le obbligazioni societarie, e gli asset azionari globali hanno subito un deprezzamento.
La performance negativa è principalmente attribuibile alla componente azionaria dei paesi sviluppati che, come le materie prime, ha subito perdite superiori al 10%.
D’altro canto, la diversificazione del portafoglio si è rivelata fondamentale nella mitigazione del rischio, con le obbligazioni governative globali che hanno beneficiato della fuga dagli asset rischiosi e di aspettative di politica monetaria meno restrittive nel medio termine, compensando leggermente le perdite.
Anche i mercati emergenti sono stati fonte di diversificazione, sia per quanto riguarda gli asset azionari, che seppur negativi hanno sovraperformato i paesi sviluppati, sia per quanto riguarda le obbligazioni governative, che hanno beneficiato di cedole elevate e di un restringimento dei tassi d’interesse.
Infine, la diversificazione valutaria ha contribuito positivamente al rendimento del portafoglio, grazie all’apprezzamento del Dollaro e delle valute dei paesi emergenti.
 
Variazione dell’asset allocation
Lo scorso ottobre abbiamo intrapreso una riduzione del rischio del portafoglio, vendendo parte dell’esposizione azionaria e reinvestendo la liquidità in bond governativi europei con duration breve e in bond societari a tasso variabile denominati in Euro.
In termini di esposizione valutaria abbiamo incrementato l’esposizione al Dollaro a discapito della Sterlina, maggiormente esposta a volatilità a causa del rischio Brexit
 
2019-02-01 + 0,71%

2019-02-13 + 1,53%

2019-03-01 + 2,27%

2019-03-04 + 2,55%
Moneyfarm m’informa che nei prossimi giorni è programmato il primo ribilanciamento del 2019 del mio portafoglio; la volatilità che ha colpito i mercati negli ultimi mesi pone il controllo del rischio tra le loro priorità tattiche. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che i rendimenti attesi di lungo periodo (soprattutto per l’azionario) restano molto positivi, rendendo il 2019 un anno interessante per entrare sul mercato con un orizzonte di lungo termine.
 
2019-03-12+ 3,01%
Ecco arrivato il primo ribilanciamento del 2019 che mira a ridurre la componente azionaria del portafoglio. L’esposizione è ridotta attraverso la riduzione della sovraesposizione all’Azionario Europa (MSCI Europe).
La liquidità viene investita in parte in Bond Governativi 1-3 Anni in Euro, premiando scadenze più corte con un obiettivo di controllo della volatilità in un contesto di tassi in crescita. La restante parte viene investita in Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro, coerentemente con la visione strategica di Moneyfarm che vede in questo tipo di strumenti migliori prospettive e maggiori possibilità di sorpresa.
L’operazione avviene a seguito di decisioni tattiche, prese in vista di un possibile aumento della volatilità nei prossimi mesi.
L’obiettivo è quello di mantenere il rischio del portafoglio allineato ai suoi livelli storici anche in un contesto maggiormente stressato rispetto al passato recente.
La scelta di non intaccare in modo più significativo la posizione azionaria deriva da valutazioni di lungo termine positive e da un contesto macroeconomico e politico che, seppur incerto e in rallentamento, lascia spazio a elementi di sorpresa positiva nel medio termine.
Questa posizione è espressa nella scelta di mantenere invariata la posizione sull’azionario americano.

Si comprano:
– Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers) ISIN LU0290356871
– Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale ISIN IE00B4613386
– Bond Societari High Yield Euro ISIN IE00B66F4759
– Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro ISIN LU0290358224

Si vendono
– Azionario Europa (MSCI Europe) ISIN FR0010261198
– Azionario USA (S&P 500) ISIN IE00B5BMR087
– Azionario Paesi Emergenti (MSCI Emerging Markets IMI) ISIN IE00BKM4GZ66

Approvo il ribilanciamento!
 
2019-04-01 + 4,02%

2019-04-03 + 5,00%
Per i cultori delle statistiche oggi festeggio la percentuale di guadagno più alta dall’inizio di questa avventura, ovvero un 5% che ha beneficiato di un aumento del 2,55% nel solo mese di marzo 2019

2019-04-13 + 4,97%
Nuovo report trimestrale di Moneyfarm dove evidenzia che il rally dei mercati azionari, cominciato il giorno di Santo Stefano, ha interessato la totalità delle asset class nel nostro radar.

La componente azionaria ha recuperato quasi tutte le perdite registrate a fine 2018, tornando ai livelli di settembre. A guidare la classifica tra i mercati sviluppati sempre il solito S&P500 (+14%), seguito da Eurozona (+12%), Regno Unito (+10%) e Giappone (+8%). Tra i mercati emergenti ha brillato soprattutto la Cina, che ha iniziato l’anno con uno stupefacente ~30%, trainando al rialzo tutto il comparto azionario emergente +10%).

Anche per quanto riguarda l’obbligazionario l’appetito per il rischio è stato premiato, sia dal punto di vista del rischio duration che del rischio di credito. Si sono delineati infatti due trend: una sovraperfomance delle obbligazioni a scadenza più lunga rispetto a quelle a breve – premiato quindi il rischio duration, legato alla durata finanziaria maggiore – e una sovraperfomance delle obbligazioni societarie più rischiose rispetto a quelle più sicure – premiato invece in questo caso il rischio di credito, legato al merito creditizio delle aziende che emettono le obbligazioni. Prendendo a esempio gli Stati Uniti, il segmento di obbligazioni a scadenze più lunghe di 10 anni ha sovraperfomato del 4% il segmento più breve, mentre le obbligazioni societarie con rating CCC o minore hanno superato del 2,5% le obbligazioni con rating AAA.

Anche in questo florilegio di numeri positivi, tuttavia, si intravede una nuvola. Quanto può essere stabile un equilibrio in cui sia l’azionario che l’obbligazionario governativo e l’obbligazionario societario ad alto rischio continuano a performare positivamente?

Quali i catalizzatori? Come sempre, sulle performance finali delle asset class si riflettono diversi fattori di rischio. Nel primo trimestre i catalizzatori sono stati il miglioramento della retorica attorno alle tensioni commerciali e il cambio di tono delle banche centrali.
La distensione commerciale è stata necessaria per innescare nei mercati finanziari quella dinamica di risk-on (ovvero di aumento di appetibilità delle asset class più rischiose come l’azionario) che, anche grazie a valutazioni di partenza invitanti, ha favorito la performance positiva dei mercati azionari.

La nuova politica monetaria è stata ancor più cruciale. Come avevamo anticipato a dicembre, la Fed nel corso del trimestre ha ammorbidito notevolmente i toni riguardo il proprio piano di rialzo dei tassi d’interesse. Nonostante la debolezza dell’azionario di ottobre e dicembre, la banca centrale aveva comunque deciso di alzare il tasso di riferimento monetario, subendo non poche critiche da parte dell’amministrazione Trump.
A gennaio abbiamo visto un significativo cambio di tono, con il numero di strette annunciate che è sceso da tre a una per il prossimo anno. E se con tre rialzi annunciati il mercato ne prevedeva zero, ora – con un solo rialzo a budget – il mercato sembra stimare addirittura un taglio dei tassi d’interesse con il ritorno alla politica monetaria espansiva. Si tratterebbe del primo taglio dal dicembre 2008 e il primo dopo il ciclo di rialzi iniziato nel dicembre del 2015.

L’appiattimento delle curve
L’approccio più cauto della banca centrale americana ha tranquillizzato i mercati, che erano intimoriti dalla possibilità di una riduzione della liquidità nel sistema durante una fase di rallentamento dell’economia.
Questa nuova prospettiva, insieme alla distensione commerciale, da una parte ha favorito il rimbalzo dei mercati azionari, dall’altra ha alleviato le pressioni sul comparto obbligazionario tramite due canali: uno diretto, abbassando le proiezioni dei tassi futuri, e uno meno diretto, attraverso la riduzione delle probabilità di inflazione e di crescita economica.
Alla luce della nuova politica monetaria, abbiamo quindi visto i tassi a breve ridursi e i tassi d’interesse di lungo periodo abbassarsi in maniera ancora maggiore a causa della revisione al ribasso delle aspettative di inflazione e di crescita economica.

Revisione al ribasso per la crescita globale
La crescita economica, che resta in rallentamento, rappresenta l’altra faccia della medaglia di questa nuova fase. Pur muovendosi in territorio positivo, ci sono una serie di segnali da non sottovalutare:
– l’annuncio del governo cinese dell’abbassamento del target di crescita economica per il 2019 che, sebbene non sia di per sé allarmante, resta indicativo di un trend globale in atto;
– la BCE che nel meeting di marzo ha rivisto al ribasso la crescita economica per tutta l’Eurozona, annunciando che terrà i tassi di riferimento immutati per tutto l’anno, con gli indicatori di fiducia del manifatturiero che continuano a muoversi al di sotto della soglia dei 50 punti, segnalando una contrazione economica;
– la revisione al ribasso del dato sulla crescita statunitense nel 4° trimestre del 2018 da 2,6% a 2,2% – Il dato sul PIL è di solito sottoposto a numerose revisioni nel corso del tempo, in questo caso a pesare sono stati soprattutto i consumi interni.

A questi segnali si aggiungano le varie considerazioni del Fondo Monetario Internazionale e di altri enti, sempre nella stessa direzione, e i vari indicatori macroeconomici che sembrano dare conferme chiare in questo senso.

Nonostante tutto, l’azionario è salito molto
Ci si aspetterebbe che una crescita economica più debole sia destinata prima o poi a ripercuotersi sull’azionario. Questo è solo parzialmente vero.
La crescita economica più debole sta indubbiamente impattando sulle aspettative di crescita degli utili e sui margini delle società, penalizzando quindi soprattutto la componente legata ai fondamentali sia in termini di tassi di crescita degli utili minori sia in termini di aspettative degli analisti notevolmente ridimensionate.
Lo stress finanziario ha però permesso un forte rimbalzo delle valutazioni, ed è questo a nostro avviso il maggior driver per spiegare le performance dell’ultimo trimestre, riassunte nella seconda parte del documento.

Ricapitolando
I mercati azionari hanno brindato questo trimestre alla luce di un rinnovato allentamento delle condizioni finanziarie. Queste sono principalmente legate alla volontà dei banchieri centrali di guidare il rallentamento economico, evitando il più possibile dei testacoda. I tassi d’interesse sono scesi, appiattendo le curve, dando ulteriore spinta alle valutazioni azionarie e regalando performance positive anche al comparto obbligazionario.
A nostro avviso questo fattore difficilmente potrà continuare a dare supporto all’azionario, almeno nel breve termine.
Un paio di spunti positivi che ci potrebbero far cambiare idea sono:
– le aspettative di crescita notevolmente ridimensionate, tanto che i prezzi attuali stanno già scontando un rallentamento economico;
– l’inflazione molto al di sotto dei livelli allarmanti per la maggior parte delle economie sviluppate e non, che permette alle banche centrali di focalizzarsi solo sul tema della crescita.

Il nostro posizionamento e le nostre prossime scelte
Concentrarsi sulle visioni fondamentali di lungo termine per adesso ha pagato, permettendoci di non ridurre eccessivamente il rischio alla fine dello scorso anno e di non perdere l’opportunità di mercato creatasi in questo primo trimestre.
La nostra idea, come abbiamo anticipato, era che i fattori per una sorpresa positiva fossero a portata di mano. Aver resistito alla tentazione di tagliare eccessivamente il rischio di fronte al ritorno della volatilità ci permette adesso di trovarci in una situazione migliore.
Di fronte a un eventuale aumento dello stress nei prossimi mesi, avremo più margine per operare le scelte tattiche necessarie a tenere sotto controllo la rischiosità delle varie gestioni, sulla scia di quelle che abbiamo preso nel corso dello scorso trimestre

Portafoglio modello P4-C2
Il rendimento del portafoglio è stato ampiamente positivo.

Il deterioramento delle aspettative macroeconomiche di breve termine, supportato dal crollo dei mercati di dicembre 2018, ha ribaltato le attese sulle politiche monetarie delle banche centrali internazionali. Da inizio anno, complici soprattutto le dichiarazioni del Federal Open Market Committee della Federal Reserve, la probabilità attesa dai mercati di un taglio del tasso Fed nel breve termine è cresciuta drasticamente.
Le nuove aspettative sulla politica monetaria internazionale hanno favorito gran parte delle asset class: se da un lato gli asset rischiosi hanno beneficiato di una maggiore liquidità attesa sul mercato, dall’altro gli asset conservativi hanno goduto di tassi d’interesse in discesa. Nonostante gli utili societari di fine 2018 non abbiano brillato rispetto alle aspettative degli analisti, abbiamo assistito ad una forte crescita delle valutazioni societarie che hanno permesso all’azionario dei Paesi Sviluppati, trainato dalle azioni americane, di rappresentare una solida componente di rendimento del portafoglio. Lato fixed income, i Bond Societari High Yield e i Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale hanno contribuito positivamente alle performance del portafoglio, grazie a rendimenti in conto capitale derivanti sia da spread in diminuzione, sia da tassi d’interesse più bassi. Anche l’esposizione valutaria è stata fonte di ritorni positivi. L’Euro si è deprezzato contro Sterlina, Dollaro Statunitense e valute dei Mercati Emergenti.

2019-05-01 + 5,34%

2019-06-01 + 3,00%

2019-07-01 + 5,39%

Lorenzo Tomada
Lorenzo Tomada
Un blog personale attraverso il quale condividere esperienze, consigli, trucchi, idee e tutto quello che ritengo utile ed interessante.

60 Commenti

  • Salve a tutti,

    sono cliente Moneyfarm da cinque anni e devo dire che la costanza sta pagando anche se non mi posso ancora ritenere pienamente soddisfatto. Sono largamente in attivo (dopo essere stati in passivo in un paio di occasioni, ma questo è da mettere in conto in un investimento) la mia perplessitò deriva dal constatare che esistono sul mercato conti deposito dove su un periodo di 5 anni viene garantito un interesse lordo del 3% che al netto è un 2,2%. Lo svantaggio più grosso è che non è possibile svincolare i soldi neppure pagando una penale però non si corre nemmeno il rischio di vedere perdite in conto capitale (ricordo che fino a 100.000 euro si è coperti in caso di default della banca). Ragionando su questi dati mi vedo costretto a dover valutare questo tipo di investimento su un periodo di tempo ancora maggiore… le perdite non mi spaventano però mi aspetto anche un ritorno adeguato al rischio e, ad oggi, quello che sto guadagnando è grosso modo (per difetto) quello che avrei ottenuto con il conto deposito, dunque 5 anni sono ancora troppo pochi e ci vogliono scadenze ancora più lunghe.
    Mi piacerebbe sapere se ci sono altri investitori nella mia situazione, non parlo di chi è appena entrato e sta beneficiando di un timing particolarmente favorevole ma di chi è cliente da svariati anni.

  • Volevo fare un’analisi sul servizio Moneyfarm non come rendimenti bensì come assistenza e cura del cliente. So far so good, portafoglio in positivo di una percentuale doppia e un servizio di customer care efficiente e sempre disponibile. Continuate così!

  • Buongiorno,
    una semplice domanda, forse potete aiutarmi voi che siete più esperti:
    ho un portafoglio in gestione patrimoniale e vorrei disinvestire un piccola cifra da esso (praticamente gli interessi maturati dal 2016), so che c’è la procedura online da utilizzare e credo sia semplice, ma l’avvertimento che parte subito mi ha spaventato e mi suggerisce di contattare prima il mio consulente.
    Immagino perchè ci saranno tasse da pagare su quello che disinvesto e così?
    Ho scritto al mio consulente una mail ma non mi ha ancora risposto. Questo blog è interessante ma ho cercato un tipo di esperienza simile e non l’ho trovata. Ho cercato male?

    • Buongiorno,
      neanche dopo un minuto che ho scritto su questo blog, il mio consulente ha risposto alla mail che gli ho spedito(che gran bella coincidenza). Praticamente si può disinvestire (facilmente) parte dell’investimento senza problemi.
      Sono cliente Moneyfarm dal 2016 (con un investimento iniziale modesto) e ho cambiato diversi portafogli con fluttuazione media tra -6% a +6%, oggi posso ritenermi mediamente soddisfatto poichè sono nel segno + da diverso tempo, vedremo.

  • Voglio portare la mia esperienza positiva che va al di là dei risultati ottenuto in questo breve periodo (gennaio 2019) di cliente Moneyfarm. C’è da dire che sono un neofita, mi sono affidato con un po’ di remore spinto da questo blog e da altre recensioni reali di altri utenti e quindi con elementi positivi e altri negativi.
    Quello che mi ha più impressionato è il supporto clienti online e telefonico, hanno risposto alle mie richieste (alcune temo anche stupide per loro) e mi hanno dato alcuni consigli per effettuare un investimento graduale, non tutto e subito.
    L’interfaccia mi sembra perfetta nel senso che si capisce bene come sono distribuiti i vari investimenti.
    La somma depositata è un 30% dei miei averi ed è per me consistente.
    All’inizio stavo dietro ogni giorno al rendimento, ora un po’ meno.
    Tanti parlano del famose tempo d’ingresso, posso dire che ho avuto fortuna perché sono entrato nel momento di risalita e spero di mantenere la calma se le borse e i nostri ETF dovessero subire perdite.
    Spero che questo mio spunto sia d’aiuto a chi vuole investire.
    Saluti!
    Mimmo

    • Ciao Domenico,

      mi sembra che ti abbiano dato dei consigli validi, specie quello di investire in modo graduale che, in teoria, va contro i loro interessi. Io sono cliente Moneyfarm da 5 anni e, rispetto a quando sono entrato, ho notato cambiamenti, in positivo, nei consigli dati ai clienti in funzione delle loro esigenze e nella gestione del sito, Per fare un esempio adesso sono bene chiare le durate richieste di un investimento ed è possibile accedere (tramite la piattaforma online) ad ogni tipologia di portafoglio a prescindere dal profilo di rischio. I rendimenti dei portafogli sono ovviamente legati a doppio filo all’andamento dei mercati, quello che può fare un gestore è diversificare il rischio, minimizzare le perdite in caso di andamento negativo e cogliere le opportunità che si presentano.

    • Ciao Michele,

      opero direttamente con la mia Banca che è Intesa Sanpaolo, probabilmente pago qualcosa in più di commissioni e deposito rispetto alle tariffe proposte da Moneyfarm ma posso fare tutto online e mi trovo bene con loro.

  • Ciao a tutti,
    mi chiamo Enrico e sono entrato in Moneyfarm alcuni mesi fa grazie al coupon sconto di Lorenzo che seguivo da tempo per i suoi articoli su MF. Che dire… ora come ora non mi posso certo lamentare perché il guadagno è arrivato già da subito e mi auguro che Moneyfarm continui a dimostrarsi valida e reattiva anche nei momenti di difficoltà.

  • Ciao Lorenzo,

    finalmente i portafogli cominciano a dare qualche soddisfazione… mi auguro però che i mercati non continuino a salire a questo ritmo se no poi ci sarà un altro crollo verticale.

    Ho ricevuto il rendiconto dei costi e degli oneri e questa è una bella novità…
    uno dei pregi di Moneyfarm è sempre stata a mio avviso la trasparenza dei costi unita alla diversificazione dei portafogli.

    Facendo un paragone gli oneri fiscali (imposta di bollo, imposta sulle plusvalenze, tassa sui dividendi) sono davvero elevati, paragonabili a quelli di gestione, ma purtroppo a riguardo non si può fare niente.

    Spero che anche Antoine sia ancora investito e abbia avuto modo di recuperare.

  • Buongiorno,
    da qualche tempo sto valutando la possibilità di ususfruire della gestione patrimoniale di Moneyfarm. A questo scopo, ho trovato molto interessante la serie di post – ed i relativi commenti – pubblicata da Lorenzo.
    Tenuto conto della necessità di ragionare su un orizzonte lungo sulla quale sono pienamente d’accordo, mi sembra comunque che si possa trarre qualche primo bilancio dall’esperienza di Lorenzo, visto che ha uno storico di diversi anni in MF.

    A questo proposito, vorrei fare un paio di domande:
    1) Lorenzo ha investito in un periodo – quello cioè successivo alla catastrofe finanziaria del 2008 – in cui i mercati hanno in generale performato bene, un po’ come accadde nella fase post bolla dotcom. Alla luce di questo, il rendimento ottenuto dal suo portafoglio P4 non sembra essere molto rassicurante.
    2) Al di là di quanto scritto poco sopra, il suo rendimento sembra davvero deludente nel momento in cui lo si confronta con quanto dichiarato da MF stessa qui https://www.moneyfarm.com/it/portafogli/. Anche al netto delle commissioni e della tassazione, i rendimenti sbandierati da MF sembrano essere molto distanti da quelli del portafoglio di Lorenzo. Come si spiega questa differenza così marcata?

    Grazie anticipatamente.

    • Buongiorno Andrea. Premesso che non lavoro per Moneyfarm e per nessuna società di gestione del risparmio o di consulenza, le performance che Moneyfarm dichiara di aver conseguito sul portafoglio P4 è del 43% dal 2012 ad oggi. Il risultato del +42% non è su valore annuo, errore che molti dei clienti insoddisfatti di Moneyfarm commettono. Mi spiego meglio: tenuto conto che il suddetto portafoglio è prevalentemente composto da Azionario paesi sviluppati zona Euro, oltre il 50% se non mi sbaglio, e prego Lorenzo di darmene conferma, se tu analizzi il grafico dell’Eurostoxx 50 dal 2012 ad oggi vedrai che l’indice è cresciuto del 60% circa passando da un valore di circa 2000 punti agli attuali 3300 circa. Pertanto, considerato che il portafoglio non è composto solo da azionario ma anche da obbligazionario, il +43% dal 2012, raggiunto dal portafoglio P4 e pubblicizzato da Moneyfarm sul proprio sito, è perfettamente coerente con il suo principale indice di riferimento. Lorenzo è entrato nel mercato a Maggio del 2015 e se osservi il grafico dell’Eurostoxx a maggio 2015 vedrai che il suo valore, a quel tempo, era praticamente uguale al suo valore attuale, ovvero 3300 circa, anzi qualche punto in più e non in meno. Pertanto occorre non cadere nell’errore di considerare i rendimenti riportati da Moneyfarm come performance annue. Le performance dei portafogli sono dall’inizio di attività di Moneyfarm, anno 2012, ad oggi. Ecco spiegato il motivo della differenza fra i risultati raggiunti da Lorenzo e quelli dichiarati da Moneyfarm. Non esiste nessuna gestione patrimoniale che oggi come oggi ti garantisca un rendimento del 43% annuo a meno che non fai trading in prima persona, ma se non hai studiato i mercati finanziari per oltre 20 anni come il sottoscritto, te lo sconsiglio vivamente.

      • Buonasera Salvatore,
        il mio conto spannometrico si riferisce al periodo Maggio 2015 – Gennaio 2019 (il grafico non va oltre il primo mese di quest’anno).
        A Maggio ’15 gli ipotetici 100 euro messi nel portafoglio P4 a Gennaio 2012 erano diventati circa 130. A Gennaio ’19, erano diventati circa 143.
        Quindi, tra Maggio ’15 e Gennaio ’19, si ha una variazione di circa il 10% (13/130).
        Se non ho letto male, Lorenzo ha indicato una variazione di +0,71% alla data del 1° Febbraio 2019, cioè 14 volte di meno di quello che ho calcolato approssimativamente io. Questa notevole differenza è dovuta al fatto che il dato di Lorenzo è al netto della tassazione e delle commissioni di MF, al fatto che tra il giorno a cui si riferisce il dato riportato nel grafico di MF e il 1° Febbraio 2019 c’è stato un calo significativo delle quotazioni dei titoli in portafoglio, alla mia inevitabile approssimazione, a un mix di questi e di altri fattori … ?

        • L’unico modo per comprendere lo scostamento fra il rendimento dichiarato da MF sul proprio sito e il rendimento indicato da Lorenzo sarebbe studiare gli estratti conto di tutte le movimentazione e vedere quanto incidono le commissioni e le spese. Se Lorenzo ha investito una piccola somma, per esempio eur 5000,00, considerato che un abbonamento medio annuo, da quanto indicato sul sito, risulta essere 370 eur, il rendimento del 10% da Maggio 2015 a Gennaio 2019 equivale a 500 eur sul capitale investito da Lorenzo. Sottrai il costo medio annuo di 370 eur…………….eccoti spiegato lo scostamento

        • Salve Andrea,

          quello che leggo nella didascalia sotto ai rendimenti Moneyfarm è che è sono al lordo delle commissioni di gestione e delle tasse e al netto del costo degli strumenti… indubbiamente le commissioni incidono e sono una cifra percentuale sul capitale investito che è sempre la stessa, quindi più si investe più si spende in commissioni.
          Il timing di sicuro incide molto, se si ha la sventura di entrare nel momento sbagliato si viene decisamente penalizzati, è giusto valutare l’investimento nell’arco di più anni e non
          cedere al panico se si va in negativo però la sensazione è che, per avere un ritorno al netto di tasse, commissioni e costi di gestione, i mercati debbano sempre sovraperformare condizione decisamente irrealizzabile.

        • Per quanto riguarda il tuo commento relativo al grafico da te indicato hai fatto venire dei dubbi anche a me… nel grafico riportato risulta evidente un trend in continua ascesa mentre i rendimenti dei miei portafogli (che risalgono a 4-5 anni fa) hanno un andamento decisamente differente… il picco evidenziato nell’aprile 2015 ad esempio non è più stato raggiunto nè tantomeno superato e, a partire da febbraio 2017, si nota un andamento decisamente laterale. Presumo che i miei rendimenti siano al netto di tutte le commissioni e costi di gestione (plusvalenze escluse) però in effetti i due grafici visivamente differisco parecchio.

        • Nella didascalia si parla anche di “portafogli modello, basati su un investimento iniziale senza successive contribuzioni né disinvestimenti”… mi viene quindi il dubbio che non siano presi in considerazione nemmeno i periodici ribilanciamenti che possono avvenire in perdita o in attivo (in quest’ultimo caso vengono applicate le tasse sulle plusvalenze), sommandole alle commissioni di gestione che non vengono conteggiate forse si spiega in questo modo la differenza di rendimento

  • Buon giorno.
    Da ieri sto avendo problemi di accesso. Inserisco password, sembra che acceda, ma poi mi ributta fuori. Capita solo a me?

    • Buongiorno Alessandra,

      ho letto questo suo intervento ed un altro di qualche settimana fa. Pubblico questo mio commento non per rispondere a lei, (“non le devo” alcuna risposta, ci mancherebbe! 🙂 ) ma scrivo per aiutare chi legge questo forum a ragionare nei “termini finanziari corretti”.

      Da quello che ha scritto nelle scorse settimane, il godimento di cui parla è dovuto al suo ingresso nei mercati finanziari in un casuale momento di “prezzi particolarmente depressi”, in seguito al quale il mercato è poi molto rapidamente tornato ai prezzi precedenti.

      Questo è vero sia per un valido portafoglio di investimento (nel grafico che segue in blu), sia per la media di tutti i portafogli flessibili disponibili sul mercato (Indice Fideuram flessibili in azzurrino).

      Questo grafico prende in esame il “famoso” marzo 2015
      https://drive.google.com/open?id=1k7-lxW-9SKa7brrVD5WzQq-9SSz-ingK

      Questo invece è un orizzonte temporale più ampio: sono i dividendi e gli interessi accumulati e reinvestiti anno, dopo anno, dopo anno a far “salire” le curve nel tempo. Nel tempo “tutti” guadagnano… a patto di 1)diversificare correttamente il proprio portafoglio 2) riuscire ad attendere a lungo 3) pazientando “qualsiasi cosa succeda”

      https://drive.google.com/open?id=1N01PE6b8TtpE5XAc_GqRB3J8VKONjZ93

      Quindi l’esperienza di “godimento” che lei sta vivendo è frutto del caso: se avesse iniziato nel marzo 2015 molto probabilmente scriverebbe che “Moneyfarm è una truffa” 😀

      In realtà non è merito di Moneyfarm se oggi lei “è felice”, così come non è colpa di Moneyfarm se chi ha investito nel marzo 2015 oggi vive una situazione di potenziale delusione.

      Moneyfarm non è un “prodotto”, è un servizio di consulenza finanziaria.

      In questi mesi/anni di confronti sul forum di Lorenzo stiamo cercando di far capire alle persone che si avvicinano al mondo degli investimenti che non è Moneyfarm o un fondo bilanciato piuttosto che uno flessibile a restituire le performance agli investitori.

      Sono i mercati finanziari che restituiscono le performance, nel tempo. Gli investitori devono “solo” comportarsi bene: diversificare ma soprattutto rispettare il proprio orizzonte temporale di anni/lustri/decenni. Concetti non troppo complicati ma TERRIBILMENTE difficili da REALIZZARE COSTANTEMENTE per anni/lustri/decenni

      Un consulente finanziario prepara i propri investitori ad affrontare il mondo controintuitivo dei mercati finanziari, prestando consulenza ai comportamenti di questi ultimi… in maniera tale che questi si “comportino bene” nel tempo, qualsiasi “condizione meteo” si presenti.

      E non con una piccola frazione del proprio portafoglio, come se fosse un “gioco”, ma investendo TUTTO il proprio patrimonio, adeguatamente porzionato per orizzonti temporali e rischi differenti. E’ inutile tenere 90.000 euro sul cc e decidere autonomamente di investire 10.000 euro 😀 Tra 10/15/20 anni , anche se i 10.000 segnano +30% cosa avrai risolto?? 😀

      PS Ho scritto tutto questo pippone perchè se un utente entra e legge “con Moneyfarm si gode” rischia di fraintendere e di “farsi del male” 🙂

      • Ciao Alessandra,
        credo che Luca ti abbia fatto un grande piacere a rispondere ad un intervento senza senso come il tuo.
        Non so quanto sia il tuo investimento ma mi auguro non sia ingente in percentuale su tutti i tuoi averi perché chi ragiona come te poi rischia bene di bruciarsi.
        Mettiamola così, hai avuto fortuna, sei entrata in un momento apparentemente favorevole ma ti consiglio di mantenere questa tua positività anche per i momenti bui che, credimi sulla parola, arriveranno.
        C’era già stato Richard che ti aveva sconsigliato i facili entusiasmi.
        Ho letto tutti i gli articoli di Lorenzo e dalle cifre che scrive questo dovrebbe essere il massimo picco dal 2015 con un +3%.
        Non ho letto un singolo intervento nel quale si dispera quando è a – 9% oppure si esalta per un +3%, questione di attitudine.
        Cara Alessandra, se vuoi un consiglio, prendi i soldi e scappa perché non saresti pronta a reggere una perdita.

  • Il bello di questi post è che quando siete in perdita di qualche percentuale tutti a piangere e quando guadagnate bene come in questo periodo tutti zitti!
    Ma se non reggete la pressione non investite i vostri soldini e metteteli sotto il materasso.
    Sogni doro!

  • Ragazzi, io sono quella che ha scritto il primo commento del 2019. Almeno per me Moneyfarm funziona alla grande. Sono sopra del 4%, non ho problemi e sono felice. Abbiamo investito una somma considerevole che era in banca a non rendere alcunché e per ora sono super soddisfatta.

    • Salve Alessandra e Ivan,

      capisco e condivido la vostra soddisfazione (dal momento che sono anch’io cliente Moneyfarm e sto beneficiando dei recenti recuperi di borsa) attenzione però ai facili entusiasmi.
      Io ho tre portafogli e quello che mi sta dando maggiori soddisfazioni l’ho aperto nel 2014, nel giro di pochi mesi ha raggiunto un gain del +18% per poi andare negativo sempre nello stesso anno (-2%), nel 2016 mi sono ritrovato un picco negativo (-8%) e poi ho gradualmente recuperato (con alti e bassi) fino ad avere un rendimento attuale positivo del 12,5%.
      Lo dico perchè siate consapevoli che i mercati sono volatili e un investimento di questo tipo, purtroppo, è fatto di alti e bassi, quello che sembra essere sempre premiante è la costanza e il tempo, in pratica più a lungo si rimane investiti (e parlo di lustri) maggiori sono le possibiltà di avere soddisfazioni.

      • Domanda da ignorante: ma di fronte a un +18% non potevi vendere?
        (col senno di poi, ovvio)
        Pagavi le tasse e ti gustavi il tuo +18.
        Cercando poi altri modi di investire o il momento per rientrare, che mi pare di capire essere molto importante.
        Grazie a tutti.

      • Ciao Matteo,

        la questione (come del resto hai intuito anche tu) non è così semplice e scontata.
        Stiamo parlando di dati passati che leggo su un grafico, tanto per cominciare il teorico +18% si riferisce ad un giorno ben preciso, vendendo anche solo un mese prima o dopo la situazione cambia notevolmente. Ti faccio poi una domanda, seguendo il tuo ragionamento perchè non vendere a fronte di un +5%, +8% o +12%? In tutti questi casi avrei ottenuto un guadagno (sempre al lordo delle tasse ricordiamo) ma mi sarei precluso ulteriori rialzi.
        Vedi il problema sta tutto qui nessuno prevede il futuro; i gestori cercano di anticipare le tendenze e circoscrivere i rischi ma la realtà è che i mercati sono imprevedibili per non parlare poi dei rischi geopolitici. Se tu, o chiunque altro, avesse investito nella borsa americana, parlo di un ETF che replica l’andamento dell’indice S&P 500, giusto prima di Natale adesso si ritroverebbe un guadagno superiore al 15% nel giro di due mesi, ma stiamo ragionando su un rimbalzo dell’azionario USA che nessuno prevedeva solo due mesi fa, il problema sta tutti qui.

        Ogni volta che si decide di entrare (od uscire) si corre il rischio di sbagliare il timing sia in un senso (precludersi eventuali ulteriori guadagni) sia nell’altro (entrare sui massimi)… le soluzioni sono entare gradualmente mese per mese non investendo direttamente tutto e rimanere investiti sui lunghi periodi, diversamente ogni volta è una scommessa.

        Ho deciso di investire in Moneyfarm e affidarmi a dei professionisti del settore proprio per non dovermi preoccupare in continuazione su come investire i miei soldi, entare sui minimi ed uscire sui massimi è il sogno di tutti ma la realtà, purtroppo, è ben diversa. 🙂

      • Ciao Michele,

        oltre a quelle già fatte ci sono altre considerazioni da fare la prima è l’entità della somma investita dato che il potenziale guadagno è direttamente correlato a quanto si investe (purtroppo non erano 200.000 euro).

        Dobbiamo poi tenere conto che lo stato italiano si prende il 26% sulle plusvalenze mentre se esci in perdita puoi compensare sui guadagni futuri (sempre che uno riesca ad otternerli ovviamente e con un limite temporale di 5 anni).

        Uscire e reinvestire comporta sempre il pagamento di nuovi commissioni a banche, intermediari, gestori quindi monetizzare un eventuale guadagno prevede poi il problema (e relative spese) di come reinvestire i soldi.

        Alla fine qualcuno su questo forum ha deciso che è meglio spenderli e sono tentato a dargli ragione 🙂

  • Sinceramente io mi ritengo molto soddisfatto di Moneyfarm, ho investito da circa tre mesi e mi ritrovo con un + 3,26%. Come team mi sembrano pronti a rispondere a qualsiasi necessità e incertezza che un neofita come me può avere e devo dire che mi ci trovo bene.
    Rispetto alla banca fisica qui non cercano d’intortarti con prodotti propri con commissioni da rapina.
    Per ora sono contento.

    • Buongiorno Ivan. Sicuramente la componente azionaria del tuo portafoglio sta ricevendo gli effetti positivi della ripresa degli indici statunitensi e di tutti i mercati sviluppati che si sta registrando dalla fine del 2018 dopo diversi mesi di flessione. Tuttavia questo non toglie che potrebbe registrarsi uno scenario molto diverso da qui a 5/6 mesi ma questo non deve eventualmente gettarti in uno stato di ansia e frustrazione. La performance ATTUALMENTE positiva dal tuo portafoglio e quella ATTUALMENTE negativa che invece lamentano i tuoi “colleghi” hanno un solo elemento in comune: il timing ! Come già ho avuto occasione di evidenziare nei mie commenti precedenti la storia dei mercati finanziari, in particolare di quelli statunitensi, è caratterizzata da una costante crescita nel corso degli anni con presenza di forti contrazioni che, tuttavia, sono state brillantemente superate col passare del tempo (anche dopo 10/15 anni) con il raggiungimento di nuovi massimi. Per una struttura matematica di base, che non sto qui a descrivere, i mercati azionari, in un orizzonte temporale di 15 anni, non hanno mai registrato performance negative ma sempre positive. Quello che vorrei cercare di far capire a tutti coloro che si lamentano di perdite o di mancati guadagni e che mi sono accorto è difficile da far comprendere ed accettare è che il loro ingresso è avvenuto in un timing coincidente con un massimo o con un periodo di stagnazione che, in un contesto temporale di 10/15 anni, è fisiologico e strutturale. L’importante è avere la pazienza di attendere. Moneyfarm non è più o meno brava di qualsiasi altra società di consulenza finanziaria. Quasi tutte queste società sviluppano portafogli composti per il 60% da azioni e 40% da obbligazioni, una combinazione che, statisticamente, fornisce rendimenti in un ciclo temporale di 15 anni. La sola domanda che io faccio a tutti colo che si avvicinano ai mercati finanziari è solo una: QUANTI ANNI HAI? Se hai meno di 50 anni allora il tuo investimento deve essere prevalentemente in mercati azionari, direi anche oltre l’80%. Se hai fra i 50 ed i 65 anni il tuo portafoglio deve essere al massimo 60 Azionario e 40 obbligazionario. Se hai oltre i 65 anni STAI LONTANO DAI MERCATI FINANZIARI!!! ACQUISTA UN IMMOBILE E METTILO A REDDITO! Un’idea potrebbe essere aprire un B&B in un luogo ad alta densità turistica, lo dai in gestione a qualche tuo giovane parente voglioso di intraprendere una carriera in questo settore e ti becchi il guadagno a fine mese. A tutti coloro che non credono nei mercati azionari faccio una domanda: durante la seconda guerra mondiale i mercati azionari si sono azzerati? Dr Zaffaroni, cortesemente, Lei può rispondere alla mia domanda visto che ha le armi per poterlo fare…..grazie.

      • Ahahah Buonasera Salvatore,

        mi ha fatto ridere 🙂 🙂 “lei che ha le armi” 😀 😀 😀

        Il suo post contiene molti elementi che condivido. Le sue considerazioni mi hanno inoltre stimolato una serie di conclusioni che scrivo a beneficio di chi è interessato ad approfondire l’argomento.

        Dopo aver riletto il suo post mi viene da dire:

        “Investire non è complicato… ma è estremamente difficile FARLO.”

        E’ un po’ come discutere dell’allenatore o del ct della nazionale: tutti si concentrano sulla “teoria”.

        “Ma scusa, bastava mettere Rossi al posto di Verdi, bastava giocare a uomo e non a zona, bastava giocare con la difesa a 4 e non a 3…. e vincevi la partita, E’ COSI’ SEMPLICE!! come ha fatto a non capirlo!?!?”

        Il problema in realtà non si esaurisce con “effettuare la singola scelta corretta”, ma si sviluppa in tutta la gestione del processo con cui, nel ruolo di allenatore, si effettuano centinaia di scelte ogni giorno ( non solo durante 90 minuti di partita), in costante condizione di incertezza.

        Riuscire a gestire i comportamenti/sentimenti/interazioni dei membri della squadra, riuscire ad assumere il ruolo di leader e riuscire a mantenerlo scelta dopo scelta, evento dopo evento; gestire le pressioni/aspettative di società, squadra e pubblico.

        E’ ciò che VIENE FATTO giorno dopo giorno che fa la differenza, non ciò che “si pensa sia giusto fare”.

        Quando si investono 100.000 / 200.000 / 1.000.000 di euro dei propri risparmi… alla fine bisogna schiacciare il tasto ESEGUI. Bisogna avere le pa**e per premerlo per davvero e per resistere quando l’SP500 rimane per 14 anni “sotto” 😀 (periodo durante il quale le obbligazioni sembravano l’Eden e che oggi nessuno “calcola”).

        https://drive.google.com/drive/u/0/my-drive

        Negli ultimi anni l’SP500 sembra l’Eden e le obbligazioni “una perdita di tempo”…. che succederà nei prossimi anni?

        Passando alle “armi” 😀 😀 Questo è un grafico di 112 anni di indice Dow Jones 1902 – 2014

        https://drive.google.com/open?id=1slzZ9S1KWf_GYxvuJyGSxtxi0dsXV4sX

        Sono d’accordo con lei: è evidente a tutti che gli USA hanno barcollato sì, ma per oltre 100 anni non hanno MAI mollato.

        Gli Stati Uniti d’America sono stati la nazione che ha dominato il 20° secolo, adesso lo possiamo dire con certezza. Ma i prossimi 10/20/30 anni che succederà? E’ molto probabile che gli USA manterranno il proprio “dominio” ancora per un bel pezzo… però chissà…

        https://www.youtube.com/watch?v=T9l2yCH5wBk

        Diversificare è sempre la scelta migliore, anche se spesso non è la più intuitiva.

        La più intuitiva è pensare di puntare sull’asset class più vincente degli ultimi anni 😉 Ma il mondo degli investimenti è pericoloso proprio perchè è altamente… controintuitivo 😀

        Quindi “stringendo”, non contano le idee di investimento: “E’ sufficiente giocare a zona, a uomo, con l’sp500 o con gli emergenti….”

        Conta il processo di investimento che viene effettivamente SEGUITO negli anni, lustri o decenni. Conta la capacità di rimanere investito CON IL 100% DEL PROPRIO PATRIMONIO per anni, lustri, decenni.

        Dopo 10 anni bisogna avere le pa**e 😀 per misurare le scelte fatte. Come chi 10 anni fa investiva in Telecom, Banche italiane o immobili italiani (gli investimenti che andavano per la maggiore!!!) ed oggi non ha il coraggio di ammettere a se stesso di aver bruciato diverse decine di migliaia di euro “perchè secondo me recupera” 😀

        Venendo all’investimento immobiliare…Oggi in Italia questo tipo di investimento è generalmente da sconsigliare, stante il drammatico trend economico/demografico che ci vede agli ultimi posti nel mondo sviluppato e non solo.

        https://drive.google.com/open?id=1zwhFHrM_2lPOROqxVwuIMlrDgcPI6D2I

        (a questo link l’interessantissimo rapporto di PriceWaterhouseCoopers su come cambierà il mondo sviluppato vs emergente nei prossimi 30 anni) https://drive.google.com/file/d/1JcTpMQwdfnZfBhKTLzRSBbAzFKGOIxJS/view)

        Moltissimi e sempre più gli anziani, i pochi giovani emigrano, il lavoro scarseggia, gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa e sono in continua decrescita. Quindi sempre meno domanda di immobili contro un’offerta che vede già oggi centinaia di migliaia di immobili invenduti: cosa succederà ai prezzi degli immobili italiani? Dulcis in fundo: la classe energetica condanna oggi gli immobili ad una inesorabile obsolescenza commerciale nel tempo.

        A questo discorso fanno eccezione determinati immobili di pregio o siti in determinate località turistiche (come scriveva giustamente lei), sempre che il patrimonio dell’investitore ne consenta la “digestione”: se compro un immobile in zona turistica posso pensare che spenderò non meno di 250k/300k euro… quindi a rigor di logica devo disporre di almeno altri 300k/400k euro liquidi per evitare un’eccessiva concentrazione di ricchezza nell’ asset “immobiliare italiano”

    • Ciao Salvatore e bentornato,

      fermo restando il mio investimento in Moneyfarm ho cominciato ad investire anche per i fatti miei, niente trading che è al di fuori della mia portata, ma sto comprando direttamente ETF e i due che mi stanno dando maggiori soddisfazioni sono un obbligazionario in dollari (che ho in portafoglio da alcuni mesi) e lo S&P 500 comprato prima di natale e su cui ho deciso di puntare con un piccolo PAC “fai da te” mese per mese giusto per mediare anche i vari timing di ingresso.

      Quello che mi è ben chiaro ormai è la logica dei lunghi orizzonti temporali (10-15 anni) e la pazienza di aspettare. Il problema per come la vedo io, è che, ora come ora non esistono investimenti di breve termine (2-3 anni) adeguatamente remunerati, i conti deposito ogni tanto offrono qualche spunto interessante ma sono stratassati… forse qualche bond da tenere a scadenza ma anche li i rendimenti sono risicati, così diventa giocoforza andare sull’azionario o assets più rischiosi dilatando nel tempo la durata dell’investimento.

  • Complimenti a Lorenzo per avere avuto la pazienza di tenere traccia di tutto il suo percorso con Moneyfarm sin dall’inizio.
    E’ inutile che ci giriamo intorno, in quasi 4 anni ha guadagnato al netto un misero 0,5%.
    I dati sono questi!
    Poi possiamo dire che Moneyfarm, è un servizio innovativo, senza eguali e che il team è composto da persone simpatiche ma i risultati sono imbarazzanti soprattutto perché Lorenzo ha sempre seguito i consigli e approvato i ribilanciamenti.
    Col senno di poi siamo tutti bravi a dire che era meglio un conto deposito ma la sensazione è che affidarsi a chi interviene 2 o 3 volte l’anno faccia perdere al cliente tante opportunità.

  • Dimagrire e rimanere in forma: che ci vuole? E’ sufficiente mangiare bene e fare esercizio fisico tutti i giorni, niente di più semplice.

    Investire e guadagnare, che ci vuole? E’ sufficiente investire nella Borsa americana ed aspettare anni, niente di più semplice.

    Il problema è:

    1) farlo davvero 🙂
    2) con costanza per anni/lustri
    3) non con il 10% del patrimonio ma investendo il 100% del proprio patrimonio

    Soprattutto riguardo al punto 3: dispongo di 100.000 euro in cc e decido di investire in questo modo solo 10.000 euro. Dopo 12 anni può essere che il mio capitale sia raddoppiato a 20.000 euro (ammesso che ho resistito a 12 anni di saliscendi).

    Ma cosa ho risolto? Io ho “consumato” 12 anni della mia vita e nel frattempo ho raddoppiato solo il 10% del mio patrimonio (e magari ho ancora “lì fermi” 300k euro in due immobili che 10 anni fa ne valevano 400k).

    Se applico la dieta solo alla colazione ma non al pranzo, ai fuoripasto ed alla cena… cosa ho risolto?

    E’ questo che sfugge al 99% delle persone 🙂 Continuano ad autodiagnosticarsi le malattie e sono concentratissime nel cercare il farmaco più efficace. In realtà in Italia pochi hanno capito che è il processo è sbagliato a monte 🙂

    Se parliamo di consulenza finanziaria (che tutti confondono con la gestione di un portafoglio di investimenti ) utile/efficace per la vita di un individuo/famiglia, dobbiamo parlare di una disciplina applicata all’intero patrimonio di un individuo/famiglia, inclusi gli immobili (che in 10 anni in Italia hanno perso mediamente tra il 20/30% del proprio valore, VALORE CHE NON VERRA’ MAI PIU’ RECUPERATO), includendo il TFR/accantonamento per la pensione, passando dallo stimare la capacità di risparmio dell’individuo/famiglia valutata da qui fino ai prossimi 5/10/20/30/40 anni e tramutarla continuamente, costantemente in reddito non speso.

    Senza contare poi l’analisi e valutazione di protezione dai rischi di non autosufficienza causa stato sociale italiano prossimo al collasso (pensioni sempre più basse e SSN che perde colpi), ma qui mi rendo conto di finire nell’esosfera 😀

    Tornando al farmaco, ovvero alla “volgare” gestione di portafoglio (che è un “mero” strumento della consulenza finanziaria… ma su cui tutti si concentrano), arriviamo da anni in cui l’SP500 ha fatto furore, mentre le obbligazioni investment grade sembrano delle macchina mangiasoldi.

    Attenzione: nel recente passato è stato l’SP500 a sembrare per molti anni una macchina mangiasoldi, mentre le obbligazioni sembravano la panacea degli investimenti.

    Che succederà domani? https://drive.google.com/open?id=10pqZb85qPuynWVw-24mPbB48P-FqYJQX

    Investire e gestire il proprio patrimonio non è poi così complesso, ma è molto difficile 1)FARLO 2)correttamente 3)costantemente

    • Devo dire che mi mancavano le perle di saggezza di Luca Zaffaroni e mi ero un po’ preoccupato nel non leggerle in questo nuovo capitolo 2019.
      Secondo me Luca non capisci che il 99% di quelli che visitano questo blog non investiranno mai una parte cospicua dei loro risparmi in Moneyfarm ma faranno un tentativo proprio con un 10% di quanto hanno in banca.
      Vuoi perché il risparmio è ancora per la maggior parte in immobili (il mattone…) vuoi per una cultura finanziaria tra le più scarse d’Europa, l’italiano medio non vuole rischiare pur desiderando guadagni facili.
      Moneyfarm attrae proprio perché ti solletica con una proposta che al momento nessuno è in grado di dare, ti avvicina alla finanza e ai suoi strumenti in maniera semplici a dei costi commissionali tutto sommato accettabili.
      Il problema è sempre quello e ci possiamo discutere una settimana intera.
      Chi investe o lo fa con criterio, dedicandosi come se fosse quasi un secondo lavoro oppure si affida a dei professionisti come Luca o, si ritorna sempre lì, ad aziende che costano poco ma che in proporzione ti danno poco.
      E chi ha orecchi per intendere…

      • Ahahah ciao Filippo, non sapevo di avere dei “fan” delle mie “perle di saggezza” 😀 😀

        Concordo con il tuo commento 🙂 Con i miei ragionamenti cerco proprio di “mandare in crash” quel mondo, e far capire che c’è vita oltre al “che tasso mi dai?” ed oltre alla logica del “buon prodotto che rende” 😀

        D’altronde si dice che 30 e passa anni di BTP (pensate a quante cedole hanno pagato in passato ai privati e a quanto ammonta oggi il nostro debito pubblico 😉 ) e mattone siano stati la rovina per la (non) cultura finanziaria del nostro Paese, tramandata di padre in figlio.

        Fortunatamente gli under 30 che incontro non sanno cosa siano le cedole, non hanno mai visto “un libretto” e non capiscono il senso di tutti quei vecchi mattoni accatastati con soddisfazione dai nonni/genitori….

    • Ciao Luca e bentornato,

      non faccio il tuo lavoro quindi non mi confronto quotidianamente con l’investitore medio… dalle tue premesse mi sembra di capire che siamo un popolo ancora troppo legato alla logica del mattone, che predilige investire nel tasso fisso con una remunerazione certa e cui piace avere grosse somme sempre disponibili. 😉

      I tempi cambiano, bisogna adeguarsi… le logiche che valevano ieri non è detto che valgano anche oggi, non esistono più i singoli Paesi ma un mercato globale dove tutto sempre più strettamente interconnesso… basta vedere quello che sta succedendo con la Brexit, uscendo dall’Europa si devono ridefinire tutta una serie di accordi e clausole commerciali e se non si raggiunge un accordo condiviso tutto viene azzerato e si riparte da zero con tutte le conseguenze del caso.

      Per quanto riguarda i tuoi grafici sono sempre illuminanti, in effetti valutando le cose sul lungo termine le prospettive cambiano e anche di molto.
      Ormai mi sono convinto che solo con la costanza e aspettando con pazienza si possono vedere risultati, l’alternativa di breve termine è il trading che però comporta molta più rischi, richiede conoscenze approfondite e di sicuro non è consigliabile a tutti.

      Il rovescio della medaglia è che adesso bisogna ragionare in termini di lustri e/o decenni e far fronte a periodi negativi che possono comportare perdite anche ingenti sul capitale specia se si deve monetizzare nel momento sbagliato.

      • Ciao Richard,

        non lo farai di lavoro ma scrivi, ragioni e discuti quasi come un consulente finanziario, complimenti 🙂

        Come sottolineavi tu, l’orizzonte temporale è forse l’elemento più complesso da gestire all’interno di un processo di investimento.

        Vedo molte persone che hanno digerito i concetti di diversificazione e rischio/volatilità…. ma l’eventualità di dover attendere anni (o talvolta lustri) per avere rendimenti interessanti diventa davvero difficile da sopportare… nel lungo periodo.

        A tal proposito per aiutare i miei clienti ad Investire (con la I maiuscola 🙂 ) utilizzo una frase ed un’immagine:

        1)se oggi abbiamo un’ombra per ripararci dal sole è perchè qualcuno tanti anni fa ha pensato a piantare un albero.

        2)prova ad immaginare/visualizzare il tuo “io” tra 10 anni. I soldi che investi oggi sono per il tuo “io” fra 10 anni: investili, “dimenticatene” e mantienili investiti per il tuo io futuro.

        Il trading è molto controverso… ci sono diversi studi che evidenziano come il 90% dei trader sui 5 anni sia in perdita.

        Ho anche conosciuto diversi ex trader che mi hanno “confessato” che prima o poi hanno visto i guadagni azzerarsi, se non perderci nel tempo. Certo che esiste al mondo qualcuno che vive di trading o che “arrotonda bene”… forse si tratta del restante 10% 😉

        D’altronde se esistesse un metodo facilmente ripetibile per anticipare il mercato… 1)non esisterebbe più un mercato 2)lavoreremmo meno 😉

        In ultima analisi (Premi Nobel docet) il metodo d’investimento con il più alto tasso di successo è quello di diversificare, incassare gli utili ed aspettare 🙂

        Che noia 😀 😀 😀

    • Ciao Richard,
      penso che oggi come non mai prima il termine “giocare in borsa” sia veramente appropriato.
      Ho avuto il “sangue freddo” di puntare su titoli italiano storici (Poste, Enel…) quando negli ultimi mesi hanno raggiunto i minimi e rivenderli ultimamente con ottimi gain.
      Però è un trading che non mi piace ma se si vuole guadagnare qualcosa o si rischia su titoli che male che vada ti garantiscono buone cedole oppure si sta alla finestra.
      Poi qui basta che uno mandi un tweet per farti crollare tutto!

    • Ciao Filippo

      anche io in passato ho operato come hai fatto tu però alla lunga diventa stressante e bisogna trovare il tempo di monitorare quotidianamente l’andamento dei titoli e dei mercati; il trading può dare delle soddisfazioni ma è anche piuttosto rischioso, un singolo titolo può essere affossato da un giorno all’altro e basta qualche giorno di panic selling a livello mondiale per vedere le borse azzerare i guadagni di un anno. Ho provato a fare acquisti quando i prezzi letteralmente precipitavano ma operare in quei contesti risulta quasi impossibile per un privato, difatti non sono mai riuscito a piazzare un ordine.

      Dato che non lavoro nel settore finanziario ho preferito rinunciare a questo tipo di operatività; per quanto mi riguarda richiede troppo tempo e troppe competenze per non parlare dei rischi ma sono d’accordo che è l’unico sistema per guadagnare nel breve.

    • Ciao Richard,
      Moneyfarm alla fine risulta un’ottima scelta proprio per chi non ha tempo e tollera un po’ di rischio altrimenti, e veramente, meglio dedicarsi ad un conto deposito e non ne parliamo più.
      Ho letto tanti di quei commenti da chi vuole tutto, subito e senza rischi salvo poi bruciarsi con i crolli e farsi prendere dal panico.
      Io ho la possibilità di avere il tempo necessario da dedicare ai miei investimenti e questo è un gran bel vantaggio.

  • Attratto dalla pubblicità su radio 24 ho cercato un po’ di notizie su Moneyfarm e sono capitato qui. Mi sono letto in una settimana tutti i tuoi scritti e le centinaia di commenti facendomi comprendere alcune cose. La fortuna del tempo di entrata è fondamentale come lo è non investire tutto e subito, parti con una somma e se va male ribilanci per mediare.
    Credo che l’errore di molti sia stato questo e poi visto che chi si affida a Moneyfarm non è esperto, quando arriva il tempo di mediare perché il portafoglio è sotto del 5% si ha paura di perdere altri soldi e si sta fermi.
    Detto questo volevo farti i complimenti perché con questi articoli riesci a illustrare in maniera veritiera il tuo percorso senza intortare le persone.

    • Ciao Pippo,
      grazie per il tuo feedback e per il tempo dedicato alla lettura del blog. Esatto, lo scopo di questi articoli non è il parlare bene o male di Moneyfarm ma di descrivere un’esperienza, positiva o negativa che sia, riportando fedelmente opinioni e commenti in merito.

  • Io mi ripeto: purtroppo tenere i quattrini in casa è sbagliato e pericoloso. Ma oggi non c’è niente che possa remunerare il piccolo investitore. Moneyfarm non è dannoso, ma è inutile: è come mettere i soldi in un conto deposito, solo meno esposto ai rischi di bail-in.
    Sia chiaro che non ci si guadagna nulla, perchè oggi non c’è nulla che consenta di guadagnare al normale risparmiatore-investitore (oro, obbligazioni, fondi… nulla). Occorre poter fare trading anche al ribasso, altrimenti si resta a secco.
    Ma soprattutto mi sento di offrire un consiglio spassionato e preziosissimo ai novizi degli investimenti: state alla larga, evitate come la peste la Borsa Italiana. Se proprio volete rischiare qualcosina (ma non in questa fase), fatelo su Wall Street: aspettate che il dollaro sia un po’ più debole, e comprate qualche grosso nome, ma poco poco per carità.
    Diversamente, metteteli sotto al materasso.
    Ciao

    • Mi trovi d’accordo sull’evitare la borsa italiana ma eviterei anche il singolo titolo che comporta sempre dei rischi, meglio un ETF sullo Standard&Poor’s 500 meglio ancora se si entra mese per mese per mediare il timing di ingresso e con la consapevolzza che può essere richiesto di rimanere investiti 7-10 anni prima di vedere vedere un ritorno adeguato; altra raccomandazione investire solo una parte delle proprie risorse su un singolo asset/gestore, diversificare sempre.

  • Ciao a tutti,

    anche io sono nuovo quindi mi scuso se posto una domanda a cui magari avete gai riposto in passato…
    i rendimenti dichiarati sono al netto delle commissioni di MoneyFarm e di eventuali tasse sul capital gain, giusto ?

    grazie,
    F.

    • Ciao Lorenzo,

      sei sicuro che il rendimento sia al netto anche della tassazione sul capital gain? Per le commissioni e costi di gestione va bene ma credevo fosse al lordo di evenuale tassazioni sui capital gain…

  • Ciao Alessandra, anche io mi sono appena iscritto a Moneyfarm e spero di guadagnare qualcosa in più che con i conti deposito che rendono una miseria.
    Il mio investimento è davvero piccolo (5000 euro) ma conto d’incrementarlo a breve anche in base ai risultati.
    Speriamo bene!!!!
    Ciao da Michele da Palermo

      • Mi auguro che tu non sia lo stesso Michele del primo commento altrimenti hai gravi problemi di personalità bipolare… :):):)

    • Leggendo questi post che seguo da tempo e come qualcun altro ha già ben inteso, MoneyF non da quel plus valore che uno si aspetterebbe.
      Con i bassi tassi attuali, ci sono ancora conti deposito che vale la pena valutare pur stando entro i 100.000 euro del Fondo interbancario. Rendimax ad esempio sui 5 anni offre il 3%…netto tolti i bolli 2,02%. Di certo pochi fondi obbligazionari, gestioni patrimoniali ed assicurazioni potranno dare in rapporto al Rischio rendimenti simili. Metto Rischio in maiuscolo perché oltre al guadagno atteso è importante il Rischio. Se poi avete un orizzonte temporale un po’ più lungo allora un bel ETF IE00B4L5Y983 tipo questo, con entrate scaglionate è un buon modo per cercare qualcosa in più, anche qui dipenderà dal vostro profilo di rischio. Se poi siete pessimisti e temete che un giorno saremo messi come la Grecia oppure peggio, un po’ di oro fisico in una cassetta di sicurezza vi allevierà notti insonni. Ovviamente non scherzo, un po’ di metalli preziosi fanno sempre bene al portafoglio immobiliare e mobiliare. Di certo attenti ai finti consulenti, bancari, pseudo private banker …meglio che dedicare qualche ora a documentarsi, su questi siti ma anche su altri, onde evitare di incorrere in sonore delusioni. I grafici son sempre belli a seconda di quando e di come vengono presentati, soprattutto a chi ci capisce poco.
      In my opinion naturalmente 🙂

      • Ciao Marco,

        un azionario globale? Si non male anche se io preferisco puntare direttamente sullo S&P tanto sembra sempre che tutto ruoti intorno agli USA… per quanto riguarda Rendimax hai ragione i rendimenti sono tornati interessanti peccato solo per la tassazione davvero eccessiva ma preferisco scadenze più brevi del tipo 18-24 mesi.

  • Salve a tutti, mi fa piacere essere la prima a commentare questo nuovo anno dopo che di recente siamo entrati in Moneyfarm grazie al codice sconto di Lorenzo. Devo fare una premessa, io e mio marito siamo dei neofiti di economia e finanza e ci siamo affidati a Moneyfarm proprio perché speriamo che i nostri soldi vengano amministrati con criterio da chi “se ne intende”.
    In passato abbiamo acquistato dei titoli di stato tramite le banca, questa è tutta la nostra esperienza.

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