MoneyFarm, opinioni 2019 con recensioni e commenti sulla mia esperienza di investimento e risparmiatore in ETF

Continua anche per il 2019 la mia avventura con Moneyfarm iniziata a maggio 2015 e minuziosamente riportata nei post dedicati per gli anni 2016, 2017 e 2018 e proseguita nel 2020 e nel 2021.
Anche questo post, il penultimo nell’ottica di un investimento quinquennale, continua nel monitoraggio mensile delle rendite, nell’analisi su eventi che determinano guadagni o perdite, negli aggiornamenti sui ribilanciamenti del portafoglio proposti da Moneyfarm e la possibilità di scambiare opinioni con gli utenti attraverso il sistema dei commenti in fondo alla pagina.

Ricapitoliamo, che cos’è MoneyFarm?
Se sei arrivato qui cercando su Google frasi del tipo “opinioni su Moneyfarm” oppure “Moneyfarm commenti” anche alla ricerca d’informazioni sui servizi offerti da Moneyfarm puoi leggere l’introduzione sintetica al mio articolo del 2015 anche se, per maggiore chiarezza e affidabilità, dovresti trovare tutte le informazioni aggiornate direttamente su MoneyFarm.com.

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Il mio portafoglio al primo gennaio 2019

18,40% Cash e Bond Governativi a Breve
4,47% Bond Societari Investment Grade
12,34% Inflazione
14,15% Bond Societari HY & Bond Gov. EM
39,00% Azionario Paesi Sviluppati
5,74% Azionario Paesi Emergenti
2,96% Materie Prime e Real Estate
2,94% Liquidità

Com’è stato il 2018?
Il 2018 è iniziato decisamente bene, ho raggiunto il massimo annuale del 3,64% il 9 gennaio ed è proseguito soffrendo un po’ a febbraio e marzo ma riprendendosi nei successivi mesi fino alla metà di ottobre quando il crollo delle borse non mi ha lasciatto immune registrando al 31 dicembre 2018 il punto più basso dell’anno, un -3,37%.

Com’è composto il portafoglio ed il suo andamento nel 2018?

Strumento: Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers)

Codice ISIN LU0290356871
Macro Asset Class Fixed Income
Asset Class Specifica Cash e Bond Governativi a Breve
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 326.279.600,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente db x-trackers
Domicilio Luxembourg
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,15%


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Strumento: Bond Societari a Tasso Variabile in Euro

Codice ISIN LU1829218319
Macro Asset Class Investment Grade Corporate Bonds
Asset Class Specifica Bond Societari Investment Grade
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.234.557.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,15%


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Strumento: Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale

Codice ISIN IE00B4613386
Macro Asset Class High-Yield & Emerging Markets Bonds
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento World
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 3.059.627.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 01/08/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 16/08/2018
Posizione Long
Società Emittente SPDR
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,55%


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Strumento: Bond Societari High Yield Euro

Codice ISIN IE00B66F4759
Macro Asset Class Corporate Credit
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 4.877.726.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 13/09/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 26/09/2018
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,50%


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Strumento: Bond Societari High Yield in Dollari Statunitensi

Codice ISIN IE00BCRY6003
Macro Asset Class Corporate Credit
Asset Class Specifica Bond Societari HY & Bond Gov. EM
Area Geografica di Riferimento United States
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 799.668.900,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 13/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 28/12/2018
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,45%


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Strumento: Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro

Codice ISIN LU0290358224
Macro Asset Class Inflation
Asset Class Specifica Inflazione
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 401.337.200,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente db x-trackers
Domicilio Luxembourg
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,20%


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Strumento: Azionario Europa (MSCI Europe)

Codice ISIN FR0010261198
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento Europe
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.735.933.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 12/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 14/12/2018
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,25%


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Strumento: Azionario Giappone (Topix)

Codice ISIN FR0010245514
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento Japan
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 169.406.046.875,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo 12/12/2018
Data Valuta Ultimo Dividendo 14/12/2018
Posizione Long
Società Emittente Lyxor
Domicilio Paris
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,45%


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Strumento: Azionario USA (S&P 500)

Codice ISIN IE00B5BMR087
Macro Asset Class Equity Developed Market
Asset Class Specifica Azionario Paesi Sviluppati
Area Geografica di Riferimento United States
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 31.307.190.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,07%


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Strumento: Azionario Paesi Emergenti (MSCI Emerging Markets)

Codice ISIN IE00BKM4GZ66
Macro Asset Class Equity Emerging Markets
Asset Class Specifica Azionario Paesi Emergenti
Area Geografica di Riferimento World
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 9.424.545.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente iShares
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,18%


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Strumento: Materie Prime Globali con Copertura Tasso di Cambio

Codice ISIN IE00B58HMN42
Macro Asset Class Commodities
Asset Class Specifica Materie Prime e Real Estate
Area Geografica di Riferimento Other
Informazioni chiave per gli investorori Guarda il KIID
Valuta EUR
Asset Under Management 1.428.475.000,00€
Data di stacco Ultimo Dividendo N/A
Data Valuta Ultimo Dividendo N/A
Posizione Long
Società Emittente UBS
Domicilio Dublin
TER (Costo di gestione dello strumento) 0,36%


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Strumento: Liquidità

2019-01-22 + 0,27%

Arriva il consueto report trimestrale di Moneyfarm dove si evidenzia che quello appena trascorso è stato uno dei peggiori trimestri degli ultimi dieci anni per molte asset class, soprattutto per l’azionario. Il momentum economico sembra mostrare segnali di stanchezza.
Il 2018 è stato segnato da un lieve e strisciante deterioramento del quadro, soprattutto nell’Eurozona e nei mercati emergenti.
Gli Stati Uniti hanno costituito un’eccezione, anche se nel corso dell’ultimo semestre si sono intraviste le prime crepe sul mercato immobiliare, sul settore manifatturiero e sul trasporto merci: quando tre degli ingranaggi principali del motore che spinge la macchina produttiva americana scricchiolano, i nervi degli investitori scattano.
Dopo una corsa durata dieci anni, la meccanica che ha regolato la progressione sconta la fatica e i mercati azionari sono come al solito i primi ad accorgersene, rispondendo con una lieve ma decisa frenata ai rumori metallici che provengono dalle viscere dell’economia reale.
Si tratta di una dinamica coerente con la fase attuale del ciclo economico e finanziario: come spiegheremo più avanti, sarebbe scorretto raccontare quanto successo negli ultimi mesi attraverso la retorica del cigno nero o dell’anomalia.
 
Perché proprio ora?
Alle radici della dinamica ci sono ragioni profonde legate al ciclo economico/finanziario e cause contingenti.
Durante il 2017 avevamo più volte notato come il rischio politico era sottovalutato dai mercati.
Questo non è più vero, in un contesto in cui anche gli utili hanno smesso di sorprendere.
L’accumularsi dei focolai di tensioni politiche ha messo i mercati sull’attenti, rendendoli ipersensibili all’alternarsi delle notizie e agli spunti di incertezza, che peraltro in questo momento non mancano.
Per quanto riguarda la Brexit, che resterà uno dei temi principali dei prossimi mesi, sono arrivati ben pochi segnali di chiarezza.
La politica britannica non sembra affatto convinta dell’accordo negoziato da Theresa May, generalmente percepito come una capitolazione su tutta la linea nei confronti delle richieste Ue.
La premier si trova ancora in sella solo perché ha accettato il ruolo politico di vittima sacrificale, annunciando che si dimetterà non appena chiusa la pratica.
I suoi oppositori, interni ed esterni al partito, non sono in grado di proporre alcuna alternativa realistica.
Siamo di fronte a un vero e proprio stallo politico, in cui un primo ministro dimissionario si trova a gestire un problema enorme con scarsissimo supporto, un problema peraltro che nessuno dei suoi detrattori intende risolvere.
In questa situazione gongolano i sostenitori della Brexit dura, un risultato che nessuno vuole ma a cui siamo destinati ad arrivare se lo stallo non verrà superato.
All’interno dell’Eurozona, la distanza tra Roma e Bruxelles sembra essersi accorciata nelle ultime settimane di dicembre. Le violente proteste in Francia, seguite dalla decisione di Macron di allargare il deficit per favorire alcune delle categorie attive nella protesta, hanno portato la Commissione Europea a mostrare un po’ più di flessibilità.
In questi ultimi mesi di mandato è stata evidenziata ancora una volta l’ambiguità politica della Commissione Juncker, sospesa tra l’interpretazione quasi ideologica delle regole di rigore (approccio che ha avuto un suo peso nel gettare l’economia europea nello stato di debolezza in cui si trova) e una flessibilità à la carte, concessa in modo discrezionale attraverso logiche tutte politiche e opportunistiche.
Oltre oceano le elezioni di mid-term hanno lasciato un Congresso diviso, e la paralisi del bilancio Usa, che è nata intorno alla questione del muro messicano, sta mostrando per la prima volta le conseguenze del nuovo scenario politico.
 
La Fed
Neanche la politica monetaria, questa volta, ha offerto un appiglio agli investitori: anzi, abbiamo assistito a una progressiva divergenza tra l’opinione degli investitori e quella della banca centrale. A dicembre, nell’ultimo meeting dell’anno, la Fed ha deciso di alzare ulteriormente i tassi.
La mossa era in sé largamente attesa.
Tuttavia il fatto che il rialzo dei tassi sia stato deciso all’unanimità da tutti i membri del comitato decisionale ha spaventato i mercati.
Fino a ottobre i mercati sembravano preparati a quattro rialzi (uno nel 2018 e tre nel 2019), ma, con il peggiorare del quadro politico ed economico, le aspettative si sono orientate verso un percorso più morbido e, a onore del vero, Powell è sembrato offrire indicazioni positive in tal senso, abbassando il numero di rialzi previsti per il 2019 da tre a due.
Le mosse della Fed saranno uno dei temi chiave per i prossimi mesi.
La previsione dei mercati è orientata verso lo stop dei rialzi per il 2019, con la probabilità di un ribasso ora più alta della probabilità di un rialzo.
La Federal Reserve ha avuto storicamente una tendenza ad assecondare le aspettative dei mercati, anche se la loro stabilità non rientra esplicitamente nel suo mandato: capire in che punto si colmerà il divario tra le aspettative della Fed è cruciale per orientarsi nel 2019.
 
La guerra commerciale
Altro tema centrale dell’anno appena passato è stata la politica commerciale.
Nell’ultimo trimestre si sono visti i primi effetti delle schermaglie tra Usa e Cina.
I costi del trasporto marittimo sono raddoppiati, così come è diminuito il volume degli scambi con l’estero in quasi tutte le aree geografiche.
Il colosso americano Apple, simbolo del mercato toro degli ultimi dieci anni, ha dovuto rivedere al ribasso le proprie stime di vendita in Cina, anche a causa di alcuni processi sulla proprietà intellettuale, con conseguenze molto dolorose in borsa.
D’altra parte l’arresto a Vancouver della CFO (nonché figlia del fondatore) del campione tecnologico cinese Huawei su richiesta delle autorità statunitensi, avvenuta proprio mentre Trump cenava al G20 con Xi Jinping, sembra portare il livello delle trattative su un nuovo piano.
 
La raffica dei dati
Tutti questi fattori, insieme al declino fisiologico della crescita degli utili, hanno causato uno dei peggiori trimestri degli ultimi anni.
L’azionario dei mercati sviluppati ha perso il 13,3% nel trimestre, di cui il 7,6% solo nell’ultimo mese, portando la performance da inizio anno al -8,2% (in dollari).
I mercati emergenti hanno retto meglio dato il forte ribasso fatto registrare nei primi mesi dell’anno, perdendo il 7,6% nel quarto trimestre.
L’obbligazionario governativo, nonostante le valutazioni molto alte (i tassi d’interesse rimangono a livelli storicamente bassi), ha confermato le sue capacità di offrire spunti di diversificazione interessanti. Con l’eccezione di Italia e mercati emergenti, da inizio anno i principali indici obbligazionari di Europa, Stati Uniti e Giappone hanno chiuso in positivo.
Storia diversa per il debito societario, che ha sofferto il contesto di risk off soprattutto nell’High Yield, mentre l’Investment Grade ha beneficiato maggiormente del ribasso dei tassi, chiudendo il trimestre quasi invariato.
Infine il petrolio ha sofferto il calo della domanda dovuto al ciclo economico. L’indice delle materie prime nel suo complesso ha perso il 10,5% nel trimestre (in dollari).
 
Portafoglio modello P4-C2, la performance
La performance del portafoglio modello è stata negativa.
Il trimestre è stato caratterizzato da un’avversione al rischio globale e generalizzata.
Le performance dei principali mercati finanziari sono state tra le più negative degli ultimi anni. In tale contesto gli asset rischiosi hanno sofferto: gli spread corporate si sono allargati, penalizzando le obbligazioni societarie, e gli asset azionari globali hanno subito un deprezzamento.
La performance negativa è principalmente attribuibile alla componente azionaria dei paesi sviluppati che, come le materie prime, ha subito perdite superiori al 10%.
D’altro canto, la diversificazione del portafoglio si è rivelata fondamentale nella mitigazione del rischio, con le obbligazioni governative globali che hanno beneficiato della fuga dagli asset rischiosi e di aspettative di politica monetaria meno restrittive nel medio termine, compensando leggermente le perdite.
Anche i mercati emergenti sono stati fonte di diversificazione, sia per quanto riguarda gli asset azionari, che seppur negativi hanno sovraperformato i paesi sviluppati, sia per quanto riguarda le obbligazioni governative, che hanno beneficiato di cedole elevate e di un restringimento dei tassi d’interesse.
Infine, la diversificazione valutaria ha contribuito positivamente al rendimento del portafoglio, grazie all’apprezzamento del Dollaro e delle valute dei paesi emergenti.
 

Variazione dell’asset allocation

Lo scorso ottobre abbiamo intrapreso una riduzione del rischio del portafoglio, vendendo parte dell’esposizione azionaria e reinvestendo la liquidità in bond governativi europei con duration breve e in bond societari a tasso variabile denominati in Euro.

In termini di esposizione valutaria abbiamo incrementato l’esposizione al Dollaro a discapito della Sterlina, maggiormente esposta a volatilità a causa del rischio Brexit
 
2019-02-01 + 0,71%

2019-02-13 + 1,53%

2019-03-01 + 2,27%

2019-03-04 + 2,55%
Moneyfarm m’informa che nei prossimi giorni è programmato il primo ribilanciamento del 2019 del mio portafoglio; la volatilità che ha colpito i mercati negli ultimi mesi pone il controllo del rischio tra le loro priorità tattiche. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che i rendimenti attesi di lungo periodo (soprattutto per l’azionario) restano molto positivi, rendendo il 2019 un anno interessante per entrare sul mercato con un orizzonte di lungo termine.

 
2019-03-12+ 3,01%
Ecco arrivato il primo ribilanciamento del 2019 che mira a ridurre la componente azionaria del portafoglio. L’esposizione è ridotta attraverso la riduzione della sovraesposizione all’Azionario Europa (MSCI Europe).
La liquidità viene investita in parte in Bond Governativi 1-3 Anni in Euro, premiando scadenze più corte con un obiettivo di controllo della volatilità in un contesto di tassi in crescita. La restante parte viene investita in Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro, coerentemente con la visione strategica di Moneyfarm che vede in questo tipo di strumenti migliori prospettive e maggiori possibilità di sorpresa.
L’operazione avviene a seguito di decisioni tattiche, prese in vista di un possibile aumento della volatilità nei prossimi mesi.
L’obiettivo è quello di mantenere il rischio del portafoglio allineato ai suoi livelli storici anche in un contesto maggiormente stressato rispetto al passato recente.
La scelta di non intaccare in modo più significativo la posizione azionaria deriva da valutazioni di lungo termine positive e da un contesto macroeconomico e politico che, seppur incerto e in rallentamento, lascia spazio a elementi di sorpresa positiva nel medio termine.
Questa posizione è espressa nella scelta di mantenere invariata la posizione sull’azionario americano.

Si comprano:
– Bond Governativi 1-3 Anni in Euro (db X-trackers) ISIN LU0290356871
– Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale ISIN IE00B4613386
– Bond Societari High Yield Euro ISIN IE00B66F4759
– Bond Governativi Indicizzati all’Inflazione in Euro ISIN LU0290358224

Si vendono
– Azionario Europa (MSCI Europe) ISIN FR0010261198
– Azionario USA (S&P 500) ISIN IE00B5BMR087
– Azionario Paesi Emergenti (MSCI Emerging Markets IMI) ISIN IE00BKM4GZ66

Approvo il ribilanciamento!

 
2019-04-01 + 4,02%

2019-04-03 + 5,00%
Per i cultori delle statistiche oggi festeggio la percentuale di guadagno più alta dall’inizio di questa avventura, ovvero un 5% che ha beneficiato di un aumento del 2,55% nel solo mese di marzo 2019

2019-04-13 + 4,97%
Nuovo report trimestrale di Moneyfarm dove evidenzia che il rally dei mercati azionari, cominciato il giorno di Santo Stefano, ha interessato la totalità delle asset class nel nostro radar.

La componente azionaria ha recuperato quasi tutte le perdite registrate a fine 2018, tornando ai livelli di settembre. A guidare la classifica tra i mercati sviluppati sempre il solito S&P500 (+14%), seguito da Eurozona (+12%), Regno Unito (+10%) e Giappone (+8%). Tra i mercati emergenti ha brillato soprattutto la Cina, che ha iniziato l’anno con uno stupefacente ~30%, trainando al rialzo tutto il comparto azionario emergente +10%).

Anche per quanto riguarda l’obbligazionario l’appetito per il rischio è stato premiato, sia dal punto di vista del rischio duration che del rischio di credito. Si sono delineati infatti due trend: una sovraperfomance delle obbligazioni a scadenza più lunga rispetto a quelle a breve – premiato quindi il rischio duration, legato alla durata finanziaria maggiore – e una sovraperfomance delle obbligazioni societarie più rischiose rispetto a quelle più sicure – premiato invece in questo caso il rischio di credito, legato al merito creditizio delle aziende che emettono le obbligazioni. Prendendo a esempio gli Stati Uniti, il segmento di obbligazioni a scadenze più lunghe di 10 anni ha sovraperfomato del 4% il segmento più breve, mentre le obbligazioni societarie con rating CCC o minore hanno superato del 2,5% le obbligazioni con rating AAA.

Anche in questo florilegio di numeri positivi, tuttavia, si intravede una nuvola. Quanto può essere stabile un equilibrio in cui sia l’azionario che l’obbligazionario governativo e l’obbligazionario societario ad alto rischio continuano a performare positivamente?

Quali i catalizzatori? Come sempre, sulle performance finali delle asset class si riflettono diversi fattori di rischio. Nel primo trimestre i catalizzatori sono stati il miglioramento della retorica attorno alle tensioni commerciali e il cambio di tono delle banche centrali.
La distensione commerciale è stata necessaria per innescare nei mercati finanziari quella dinamica di risk-on (ovvero di aumento di appetibilità delle asset class più rischiose come l’azionario) che, anche grazie a valutazioni di partenza invitanti, ha favorito la performance positiva dei mercati azionari.

La nuova politica monetaria è stata ancor più cruciale. Come avevamo anticipato a dicembre, la Fed nel corso del trimestre ha ammorbidito notevolmente i toni riguardo il proprio piano di rialzo dei tassi d’interesse. Nonostante la debolezza dell’azionario di ottobre e dicembre, la banca centrale aveva comunque deciso di alzare il tasso di riferimento monetario, subendo non poche critiche da parte dell’amministrazione Trump.
A gennaio abbiamo visto un significativo cambio di tono, con il numero di strette annunciate che è sceso da tre a una per il prossimo anno. E se con tre rialzi annunciati il mercato ne prevedeva zero, ora – con un solo rialzo a budget – il mercato sembra stimare addirittura un taglio dei tassi d’interesse con il ritorno alla politica monetaria espansiva. Si tratterebbe del primo taglio dal dicembre 2008 e il primo dopo il ciclo di rialzi iniziato nel dicembre del 2015.

L’appiattimento delle curve
L’approccio più cauto della banca centrale americana ha tranquillizzato i mercati, che erano intimoriti dalla possibilità di una riduzione della liquidità nel sistema durante una fase di rallentamento dell’economia.
Questa nuova prospettiva, insieme alla distensione commerciale, da una parte ha favorito il rimbalzo dei mercati azionari, dall’altra ha alleviato le pressioni sul comparto obbligazionario tramite due canali: uno diretto, abbassando le proiezioni dei tassi futuri, e uno meno diretto, attraverso la riduzione delle probabilità di inflazione e di crescita economica.
Alla luce della nuova politica monetaria, abbiamo quindi visto i tassi a breve ridursi e i tassi d’interesse di lungo periodo abbassarsi in maniera ancora maggiore a causa della revisione al ribasso delle aspettative di inflazione e di crescita economica.

Revisione al ribasso per la crescita globale
La crescita economica, che resta in rallentamento, rappresenta l’altra faccia della medaglia di questa nuova fase. Pur muovendosi in territorio positivo, ci sono una serie di segnali da non sottovalutare:
– l’annuncio del governo cinese dell’abbassamento del target di crescita economica per il 2019 che, sebbene non sia di per sé allarmante, resta indicativo di un trend globale in atto;
– la BCE che nel meeting di marzo ha rivisto al ribasso la crescita economica per tutta l’Eurozona, annunciando che terrà i tassi di riferimento immutati per tutto l’anno, con gli indicatori di fiducia del manifatturiero che continuano a muoversi al di sotto della soglia dei 50 punti, segnalando una contrazione economica;
– la revisione al ribasso del dato sulla crescita statunitense nel 4° trimestre del 2018 da 2,6% a 2,2% – Il dato sul PIL è di solito sottoposto a numerose revisioni nel corso del tempo, in questo caso a pesare sono stati soprattutto i consumi interni.

A questi segnali si aggiungano le varie considerazioni del Fondo Monetario Internazionale e di altri enti, sempre nella stessa direzione, e i vari indicatori macroeconomici che sembrano dare conferme chiare in questo senso.

Nonostante tutto, l’azionario è salito molto
Ci si aspetterebbe che una crescita economica più debole sia destinata prima o poi a ripercuotersi sull’azionario. Questo è solo parzialmente vero.
La crescita economica più debole sta indubbiamente impattando sulle aspettative di crescita degli utili e sui margini delle società, penalizzando quindi soprattutto la componente legata ai fondamentali sia in termini di tassi di crescita degli utili minori sia in termini di aspettative degli analisti notevolmente ridimensionate.
Lo stress finanziario ha però permesso un forte rimbalzo delle valutazioni, ed è questo a nostro avviso il maggior driver per spiegare le performance dell’ultimo trimestre, riassunte nella seconda parte del documento.

Ricapitolando
I mercati azionari hanno brindato questo trimestre alla luce di un rinnovato allentamento delle condizioni finanziarie. Queste sono principalmente legate alla volontà dei banchieri centrali di guidare il rallentamento economico, evitando il più possibile dei testacoda. I tassi d’interesse sono scesi, appiattendo le curve, dando ulteriore spinta alle valutazioni azionarie e regalando performance positive anche al comparto obbligazionario.
A nostro avviso questo fattore difficilmente potrà continuare a dare supporto all’azionario, almeno nel breve termine.
Un paio di spunti positivi che ci potrebbero far cambiare idea sono:
– le aspettative di crescita notevolmente ridimensionate, tanto che i prezzi attuali stanno già scontando un rallentamento economico;
– l’inflazione molto al di sotto dei livelli allarmanti per la maggior parte delle economie sviluppate e non, che permette alle banche centrali di focalizzarsi solo sul tema della crescita.

Il nostro posizionamento e le nostre prossime scelte
Concentrarsi sulle visioni fondamentali di lungo termine per adesso ha pagato, permettendoci di non ridurre eccessivamente il rischio alla fine dello scorso anno e di non perdere l’opportunità di mercato creatasi in questo primo trimestre.
La nostra idea, come abbiamo anticipato, era che i fattori per una sorpresa positiva fossero a portata di mano. Aver resistito alla tentazione di tagliare eccessivamente il rischio di fronte al ritorno della volatilità ci permette adesso di trovarci in una situazione migliore.
Di fronte a un eventuale aumento dello stress nei prossimi mesi, avremo più margine per operare le scelte tattiche necessarie a tenere sotto controllo la rischiosità delle varie gestioni, sulla scia di quelle che abbiamo preso nel corso dello scorso trimestre

Portafoglio modello P4-C2
Il rendimento del portafoglio è stato ampiamente positivo.

Il deterioramento delle aspettative macroeconomiche di breve termine, supportato dal crollo dei mercati di dicembre 2018, ha ribaltato le attese sulle politiche monetarie delle banche centrali internazionali. Da inizio anno, complici soprattutto le dichiarazioni del Federal Open Market Committee della Federal Reserve, la probabilità attesa dai mercati di un taglio del tasso Fed nel breve termine è cresciuta drasticamente.
Le nuove aspettative sulla politica monetaria internazionale hanno favorito gran parte delle asset class: se da un lato gli asset rischiosi hanno beneficiato di una maggiore liquidità attesa sul mercato, dall’altro gli asset conservativi hanno goduto di tassi d’interesse in discesa. Nonostante gli utili societari di fine 2018 non abbiano brillato rispetto alle aspettative degli analisti, abbiamo assistito ad una forte crescita delle valutazioni societarie che hanno permesso all’azionario dei Paesi Sviluppati, trainato dalle azioni americane, di rappresentare una solida componente di rendimento del portafoglio. Lato fixed income, i Bond Societari High Yield e i Bond Governativi Emergenti in Valuta Locale hanno contribuito positivamente alle performance del portafoglio, grazie a rendimenti in conto capitale derivanti sia da spread in diminuzione, sia da tassi d’interesse più bassi. Anche l’esposizione valutaria è stata fonte di ritorni positivi. L’Euro si è deprezzato contro Sterlina, Dollaro Statunitense e valute dei Mercati Emergenti.

2019-05-01 + 5,34%

2019-06-01 + 3,00%

2019-07-01 + 5,39%

2019-07-23 + 7,02%
Eccoci al report trimestrale di Moneyfarm, nell’ultimo trimestre quasi tutti gli asset rischiosi sono scivolati a maggio per poi recuperare terreno a giugno, regalando agli investitori il secondo trimestre consecutivo di risultati positivi e il miglior semestre da qualche anno a questa parte.
Oltre al commercio, al centro dell’attenzione è stata ovviamente l’altra grande protagonista di questa fase: la politica monetaria.
Le notizie economiche che suggeriscono un peggioramento delle aspettative sono state trasformate in buone notizie per gli investitori dalle banche centrali.
Negli Stati Uniti le dinamiche recessive hanno colpito alcuni settori come il commercio e l’industria, ma la frenata è stata più che compensata dalla crescita di beni di consumo e servizi.
In questo scenario la FED ha come interesse primario quello di evitare una recessione.
Gli investitori sembrano convinti che la politica della banca centrale sarà accomodante e hanno già scontato     un taglio dei tassi nel meeting di luglio.
I mercati hanno festeggiato il cambio delle aspettative con un rally che ha portato in positivo le prestazioni dei portafogli.
Se l’iniziativa nel prossimo mese sembra ormai molto probabile, più incerta resta la strada da qui in avanti con i mercati che si orientano verso due ulteriori ribassi dei tassi.
Se così fosse i tagli per il 2019 diventerebbero tre, un cambio di rotta piuttosto repentino se si pensa ai quattro rialzi del 2018 nel contesto di una situazione generale sicuramente migliore ma in fondo non molto diversa.
Il rischio di sorpresa negativa su questo fronte resta dunque in agguato e le aspettative degli operatori sulla politica monetaria americana sono
uno dei fattori chiave per i prossimi mesi, considerata anche la volatilità che un mutamento di esse può portare sul mercato.
Un altro alleato degli investitori è stato Mario Draghi che, durante il consueto appuntamento di Sintra, ha rassicurato i mercati sul punto di vista della Bce.
Il contesto di bassa crescita e ridotta inflazione nell’Eurozona sembra essere diventata la nuova normalità. La Banca Centrale Europea ne è conscia ed è pronta a intervenire con ulteriori politiche espansive dell’economia.
Con il livello dei tassi a zero, l’unica opzione che resta sul tavolo è quella di riprendere in mano strumenti non convenzionali, come l’acquisto diretto di titoli.
Questa eventualità rassicura parecchio gli investitori.

Il quadro macroeconomico negli Stati Uniti è sostenuto su un delicatissimo equilibrio. I dati solidi del secondo trimestre allontanano lo spettro di una recessione.
Un livello di crescita costante, accompagnata da una politica monetaria che non fa mancare il proprio apporto di liquidità al sistema, è sulla carta lo scenario ideale per gli investitori.
La campagna elettorale si avvicina e Trump farà quanto in suo potere per sostenere l’economia in vista della scadenza del voto. Anche la Fed ha trasmesso ai mercati negli ultimi mesi un senso di sicurezza, intervenendo con salutare attivismo ogni volta che i mercati azionari sono calati.
L’ultimo trimestre ci ricorda dunque come l’equilibrio di mercato resti particolarmente delicato.
In questo contesto gli asset rischiosi hanno avuto ancora modo di regalare soddisfazioni agli investitori.
Nonostante ciò, i risultati molto positivi di questa prima metà dell’anno mal celano il nervosismo dei mercati, che si è manifestato con forza a maggio quando il pessimismo nei confronti delle relazioni commerciali tra Cina e Usa ha portato molta volatilità sui listini.

Gli investitori sembrano comunque in attesa di un catalizzatore che possa far scattare l’eventuale correzione: c’è da aspettarsi che i nervi dei mercati saranno ancora testati nei prossimi mesi.
Rivolgendo lo sguardo un po’ più avanti un motivo di preoccupazione arriva sul fronte dei risultati societari: nonostante le aspettative più basse, la produttività è in calo e – anche a causa di un mercato del lavoro che ha raggiunto ormai da tempo il livello di piena occupazione – i costi di produzione sono in aumento. Se il trend dovesse continuare assisteremmo a un peggioramento degli utili nei prossimi trimestri, il che potrebbe catalizzare le preoccupazioni degli investitori.
Moneyfarm continua dunque a pensare che l’approccio conservativo adottato in questi mesi sia la scelta migliore per proteggere il capitale degli investitori.

La performance del portafoglio modello nel trimestre è stata positiva.
Per il portafoglio modello il semestre appena passato è stato il migliore dall’inizio delle attività nel 2012. Per quanto riguarda l’obbligazionario, a differenza del primo trimestre, quando a guidare i rendimenti erano state soprattutto le asset class rischiose, durante gli ultimi tre mesi una fetta importante del rendimento è arrivata anche dai prodotti a duration piú lunga, esposti in maniera maggiore ai ribassi dei tassi d’interesse visti negli ultimi tre mesi. Per gli asset rischiosi è stato un trimestre abbastanza volatile, con due rapidi cambiamenti di sentiment prima in senso negativo a fine aprile e poi in senso positivo a inizio giugno.

Se infatti un’improvvisa escalation negativa delle tensioni commerciali aveva spinto al ribasso i maggiori indici azionari e obbligazionari societari, la convinzione che la FED interverrà presto con un taglio dei tassi ha di nuovo rasserenato gli umori sui mercati finanziari.

Un’inflazione in ribasso e politiche monetarie espansive hanno quindi permesso una crescita sia per l’azionario che per l’obbligazionario.

2019-08-01 + 5,94%

2019-09-01 + 6,52%

2019-10-01 + 7,87%

2019-11-01 + 8,76%

2019-11-01 + 10,12%

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