
“Scoprire che il tuo bambino è l’unico della spiaggia a non essere stato invitato ad una festa di compleanno. Dimenticanza o cosa?
O cosa, come risponderebbe la protagonista del libro che ho iniziato oggi. Però fa male o anche solo paura pensare a ciò che può nascondersi dietro quella parola.
Fino ad oggi non mi era mai successo di scontrarmici.
Spero sempre di sbagliarmi…”
Io e Alessandra, mia moglie, siamo venuti a conoscenza di questa festa per puro caso; arrivati alle 16 di un giorno di fine estate al nostro Bagno ci si è presentata davanti una spiaggia stranamente silenziosa e priva di qualsiasi essere vivente sotto i 14 anni, un paradiso per gli adulti ma troppo desolata per Andrea, nostro figlio.
La titolare dello stabilimento ci ha spiegato che tutti i bambini erano alla festa di compleanno dei figli di una signora, in una grande villa con giardino di una sua paente, non mostrando, almeno apparentemente, alcun imbarazzo nel notare che l’unico escluso fosse proprio il nostro di bambino.
E’ chiaro che ognuno può fare quello che vuole e chiamare chi preferisce alla festa di compleanno dei figli ma, ci siamo chiesti, perché invitare tutti i piccoli e i ragazzi del Bagno, anche di età differenti e che mai hanno giocato o si sono anche solo relazionati per tutta l’estate con i suoi, e non il nostro?
Dimenticanza? Troppo difficile, soprattutto
– se gli inviti, come ci è stato riferito, sono partiti quasi una settimana prima,
– se la madre dei festeggiati è colei che negli anni si è elevata ad organizzatrice degli eventi in spiaggia e
– se la stessa è in possesso del numero di telefono di Alessandra.
E allora, se non dimenticanza, che cosa?
Antipatia nei nostri confronti?
Me lo augurerei di cuore anche se non riesco a comprendere il motivo considerato che alla festa dello stabilimento balneare il 15 agosto si era dimostrata, con noi e con tutti, carina e sorridente…
Antipatia di sicuro adesso reciproca ma, ci chiediamo, sufficiente ad emarginare un bambino da tutti i suoi amichetti per un suo capriccio?
Andrea è un bambino solare, vivace, simpatico, curioso, un po’ testardo, adottato in Cina, allegro, gioioso, furbo, educato, si fa voler bene da tutti (o quasi…), pieno di vita e felice.
Andrea è la cosa più bella che ci potesse capitare ed è l’essenza della nostra stessa esistenza, ne siamo follemente innamorati e non possiamo immaginare che cosa saremmo stati senza di lui.
Andrea ha i tipici tratti somatici orientali con i suoi bellissimi occhi a mandorla, anche se a fine agosto sembra più un hawaiano con quella abbronzatura frutto di mesi passati al mare, ma parla un bellissimo dialetto pratese-toscano con termini oramai desueti ed utilizza perfettamente il congiuntivo già a soli 5 anni.
E quindi, se non dimenticanza, se non antipatia nei nostri confronti, che cosa ha spinto questa signora a non invitare di proposito Andrea alla festa di compleanno dei figli?
E se fosse quella parola che fa tanta paura ad Alessandra, così difficile non da pronunciare bensì da accettare quando ti tocca direttamente e con la quale non si è mai scontrata, e se fosse razzismo?
Se il mancato invito dipendesse dalle origini di nostro figlio, sempre il condizionale perché le motivazioni reali non le sapremo mai e in realtà non sentiamo la necessità di scoprirlo, farebbe tremendamente male; non perché a quella festa avremmo voluto che fosse invitato ma perché questo gesto lo ha fatto sentire escluso da un evento per tutti, tranne che per lui.
Un episodio in ogni caso triste, forse frutto dell’ignoranza dei grandi, degli stereotipi, della paura per il “diverso” e per la contaminazione che questo può portare, una visione davvero troppo lontana dalla realtà nella quale viviamo.
Ma la speranza di un futuro migliore c’è ed è viva nei miei occhi quando lascio Andrea all’asilo, terra dei piccoli dove i grandi restano fortunatamente fuori.
Senza farmi vedere lo osservo mentre insieme ai suoi amici corre felice in cortile, sfoglia con loro i suoi libri sugli squali e tutti insieme si scambiano i giochi come regali preziosi da portare a casa.
Vere lezioni di vita perché qui, all’asilo, non ci sono bambini italiani, albanesi, rumeni o cinesi, ci sono soltanto dei bambini.
