MENU

27 visite • Inserito nella categoria: BlogCommenti (0)

Date, luoghi e ricordi legati ad un evento

Ci sono date e momenti storici nella vita di ognuno di noi che restano impressi come marchi indelebili, ricordi tangibili di emozioni legate ad eventi tragici o felici.
Ecco alcuni dei miei:

16 gennaio 1991 nel freddo inverno di Grand Forks, nel North Dakota, disteso sulla moquette di sala a seguire alla tv la diretta della CNN sui bombardamenti americani di Baghdad, ovvero l’avvio della prima Guerra del Golfo (Desert Storm). Ricordo la paura di un altro Vietnam da parte di chi mi ospitava, e che in Vietnam c’era stato, e il forte patriottismo espresso con tantissimi nastri gialli legati agli alberi ed il motto “Support our troops” sugli adesivi attaccati alle autovetture. Un patriottismo non di facciata o maturato in epoca recente, come il nostro, ma insito nella cultura a stelle e strisce a partire dal giuramento di fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d’America da imparare a memoria e da recitare, mano sul cuore, ogni mattina appena entrati a scuola.

23 maggio 1992 a casa di un compagno di liceo, la notizia della morte di Falcone passa in un’edizione straordinaria del TG 1 con le prime immagini della strage di Capaci. Ci sediamo sul divano, attoniti, con un dolore forte nel petto per quello che la morte di Falcone rappresentava; il magistrato palermitano era per noi giovani un eroe vivente, un personaggio capace di combattere la mafia e la sua ideologia in un momento storico dove s’iniziava a percepire la voglia di cambiare. Falcone diceva: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine “. La sua morte fu vissuta come la fine di una speranza e quella di Borsellino, nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992, come il colpo mortale all’idea di un futuro migliore per la nostra Italia.


11 settembre 2001
in ufficio con gli attacchi alle Torri Gemelle seguite, impietrito, in diretta sul web cercando di rincorrere le notizie dai vari network, le webcam dal vivo a New York con la piena consapevolezza che in quei momenti il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Vedere in tempo reale il secondo aereo schiantarsi contro la torre sud del World Trade Center ed il suicidio di chi preferiva buttarsi giù dal grattacielo piuttosto che essere carbonizzato dalle fiamme sono fotogrammi che mi hanno tormentato per molto tempo.
In quello stesso giorno moriva mio nonno.

4 luglio 2006 a casa, sul divano, con l’Ale a seguire Germania – Italia con pasta fredda e birra gelata. Un rituale, questo, iniziato alla prima partita vincente contro il Ghana e ripetuto, proprio per scaramanzia, per tutte le successive gare fino a quella semifinale.
Una partita all’apparenza impossibile, la consapevolezza che essere arrivati fino a lì avrebbe dovuto rappresentare un risultato all’inizio del torneo sicuramente insperato e di prestigio. La partita scorre, reggiamo e non soccombiamo, anzi. I supplementari, attacchiamo, siamo più forti e poi quei due minuti che ci fecero esplodere in un delirio irripetibile; quel gol-capolavoro di Grosso, eroe semplice, ed il raddoppio di Del Piero per scacciare il ricordo dell’errore davanti a Barthez nella finale dell’Europeo 2000 perso al golden goal contro la Francia.

Articoli che potrebbero interessarti sullo stesso argomento o similari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *