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Bambini e razzismo, intolleranza e discriminazione nell’Italia multiculturale di un pomeriggio di agosto 2017

Scoprire che il tuo bambino è l’unico della spiaggia a non essere stato invitato ad una festa di compleanno. Dimenticanza o cosa?
O cosa, come risponderebbe la protagonista del libro che ho iniziato oggi. Però fa male o anche solo paura pensare a ciò che può nascondersi dietro quella parola.
Fino ad oggi non mi era mai successo di scontrarmici.
Spero sempre di sbagliarmi…

Io e Alessandra, mia moglie, siamo venuti a conoscenza di questa festa per puro caso; arrivati alle 16 di un giorno di fine estate al nostro Bagno ci si è presentata davanti una spiaggia stranamente silenziosa e priva di qualsiasi essere vivente sotto i 14 anni, un paradiso per gli adulti ma troppo desolata per Andrea, nostro figlio.
La titolare dello stabilimento ci ha spiegato che tutti i bambini erano alla festa di compleanno dei figli di una signora, in una grande villa con giardino di una sua paente, non mostrando, almeno apparentemente, alcun imbarazzo nel notare che l’unico escluso fosse proprio il nostro di bambino.

E’ chiaro che ognuno può fare quello che vuole e chiamare chi preferisce alla festa di compleanno dei figli ma, ci siamo chiesti, perché invitare tutti i piccoli e i ragazzi del Bagno, anche di età differenti e che mai hanno giocato o si sono anche solo relazionati per tutta l’estate con i suoi, e non il nostro?

Dimenticanza? Troppo difficile, soprattutto
se gli inviti, come ci è stato riferito, sono partiti quasi una settimana prima,
se la madre dei festeggiati è colei che negli anni si è elevata ad organizzatrice degli eventi in spiaggia e
se la stessa è in possesso del numero di telefono di Alessandra.

E allora, se non dimenticanza, che cosa?
Antipatia nei nostri confronti?
Me lo augurerei di cuore anche se non riesco a comprendere il motivo considerato che alla festa dello stabilimento balneare il 15 agosto si era dimostrata, con noi e con tutti, carina e sorridente…
Antipatia di sicuro adesso reciproca ma, ci chiediamo, sufficiente ad emarginare un bambino da tutti i suoi amichetti per un suo capriccio?

Andrea è un bambino solare, vivace, simpatico, curioso, un po’ testardo, adottato in Cina, allegro, gioioso, furbo, educato, si fa voler bene da tutti (o quasi…), pieno di vita e felice.

Andrea è la cosa più bella che ci potesse capitare ed è l’essenza della nostra stessa esistenza, ne siamo follemente innamorati e non possiamo immaginare che cosa saremmo stati senza di lui.

Andrea ha i tipici tratti somatici orientali con i suoi bellissimi occhi a mandorla, anche se a fine agosto sembra più un hawaiano con quella abbronzatura frutto di mesi passati al mare, ma parla un bellissimo dialetto pratese-toscano con termini oramai desueti ed utilizza perfettamente il congiuntivo già a soli 5 anni.

E quindi, se non dimenticanza, se non antipatia nei nostri confronti, che cosa ha spinto questa signora a non invitare di proposito Andrea alla festa di compleanno dei figli?

E se fosse quella parola che fa tanta paura ad Alessandra, così difficile non da pronunciare bensì da accettare quando ti tocca direttamente e con la quale non si è mai scontrata, e se fosse razzismo?

Se il mancato invito dipendesse dalle origini di nostro figlio, sempre il condizionale perché le motivazioni reali non le sapremo mai e in realtà non sentiamo la necessità di scoprirlo, farebbe tremendamente male; non perché a quella festa avremmo voluto che fosse invitato ma perché questo gesto lo ha fatto sentire escluso da un evento per tutti, tranne che per lui.

Un episodio in ogni caso triste, forse frutto dell’ignoranza dei grandi, degli stereotipi, della paura per il “diverso” e per la contaminazione che questo può portare, una visione davvero troppo lontana dalla realtà nella quale viviamo.

Ma la speranza di un futuro migliore c’è ed è viva nei miei occhi quando lascio Andrea all’asilo, terra dei piccoli dove i grandi restano fortunatamente fuori.
Senza farmi vedere lo osservo mentre insieme ai suoi amici corre felice in cortile, sfoglia con loro i suoi libri sugli squali e tutti insieme si scambiano i giochi come regali preziosi da portare a casa.

Vere lezioni di vita perché qui, all’asilo, non ci sono bambini italiani, albanesi, rumeni o cinesi, ci sono soltanto dei bambini.

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12 commenti a questo articolo

  1. Lisa ha detto:

    Bellissimo il tuo bambino!

  2. Marco ha detto:

    Cambiare stabilimento balneare?

    • Lorenzo Tomada ha detto:

      E perchè, Marco? Non è che cambiando lo stabilimento che frequento da 44 anni, ovvero sin dal primo anno di vita, riesca a risolvere la situazione. Andrea ha già sviluppato delle amicizie lì e non vedo il motivo per privarlo di queste…

      • Clotilde ha detto:

        Almeno hai la scusa che è cinese… Il mio è italiano figlio di italiani ma non lo invitano lo stesso: si danno di gomito quando di soppiatto si passano gli inviti, le mamme non salutano, se chiede qualcosa gli voltano le spalle ecc. Ho in figlio meraviglioso che non se la prende. Non sparla, non ruba le penne/gomme/matite/merende, non frequenta “bene”, non gioca a Clash Royale, a calcio può stare solo in porta insomma è la quintessenza del fallimento….

        • Lorenzo Tomada ha detto:

          Clotilde,
          non conosco la tua situazione, non conosco il contesto e non ho le competenze per analizzare i possibili motivi di tale emarginazione.
          Succedesse a mio figlio cercherei di capire se realmente “non se la prende” o se si butta tutto dentro in un angolo nascosto, parlerei con le mamme perché mi dicessero perché non viene invitato, perché viene ignorato e se la situazione fosse così drammatica, ed irrimediabile, penserei anche al cambio di scuola oppure a qualunque azione tesa al suo benessere psicofisico.
          Penserei anche a cercare un aiuto esterno.
          Un abbraccio, Lorenzo

        • Michela ha detto:

          Non è lui il fallimento ma è ciò che si è creato intorno che non va bene.
          Lotta per tuo figlio!

  3. Caterina ha detto:

    Non vorrei spezzare i vostri sogni ma già in prima elementare di mio figlio ci sono stati episodi di razzismo da parte di bambini di soli 6 anni nei confronti di un bambino di colore. Il piccolo che è nato e cresciuto in Italia e che parla italiano come gli altri è stato più volte chiamato “cioccolatino” con gli aggettivi “brutto” e “sporco”!
    La madre del bambino di colore ci ha riferito di questo sul gruppo di whatsapp e tutte insieme abbiamo chiesto alla maestra di trattare il problema in classe. Ci è stato risposto che è nel programma di terza e che avremmo dovuto iniziare a casa a parlare e “sensibilizzare” i bambini.
    Quindi non è tutto rose e fiori se già in prima elementare per offendere si attacca il colore della pelle ….:(

    • Lorenzo Tomada ha detto:

      Ciao Caterina,
      la mia era solo una speranza ma sapere che già a 6 anni si manifestino tali atteggiamenti denigratori, per il colore della pelle, la vanifica del tutto.
      Non avendo figli o nipoti alle scuole elementari sono completamente all’oscuro delle dinamiche che contribuiscono a formarne il carattere; mi ostino a credere che offendere un bambino perché di colore si acquisisca vivendo in un contesto familiare e ambientale contaminato da idee razziste.
      Non conosco l’impostazione del piano di studi alla scuola primaria ma credo che, anche per il grado di inciviltà raggiunto dalla nostra società, debba essere presente in maniera forte e costante.

  4. Federica ha detto:

    Hai perfettamente ragione Lorenzo! Il razzismo è un qualcosa che non è innato ma viene trasmesso, alle scuole elementari di mio nipote si sono verificati episodi di razzismo (se non di bullismo) nella 4a e 5a classe mentre i più piccolini non hanno manifestato niente di tutto ciò. Questo vuol dire che viene imparato a casa, alla tv e su internet. Il tuo Andrea ha un faccino proprio da furbo!
    Fede

  5. Gianna ha detto:

    Ciao Lorenzo,
    mi dispiace per quanto accaduto.
    Andrea è un bambino fortunato ad avere un padre come te che lo ama e che gli insegna il rispetto per gli altri e per le loro diversità.
    È un mondo difficile ma la tua lucida analisi permette di sperare nelle nuove generazioni.
    Buona vita!

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